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Un rene donato per amore dell’altro: la forza silenziosa della donazione samaritana

Un rene donato per amore dell’altro: la forza silenziosa della donazione samaritana

Un gesto di altruismo puro, capace di cambiare una vita. È quanto accaduto al Centro trapianti di rene e pancreas dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, dove un uomo, in perfette condizioni di salute, ha deciso di donare da vivente uno dei suoi reni alla Rete Nazionale Trapianti, permettendo a una donna a lui completamente sconosciuta di ricevere un trapianto e tornare a una piena qualità di vita.

Si tratta di una donazione samaritana, una procedura ancora rara ma di enorme valore umano e sanitario: una persona sceglie volontariamente di sottoporsi al prelievo di un rene per offrirlo in modo anonimo, gratuito e non diretto, non a un familiare o a un conoscente, ma a chiunque ne abbia più bisogno.

“Se quelle tuniche fossero i miei reni”

A raccontare le motivazioni profonde del suo gesto è stato lo stesso donatore, intervenuto telefonicamente durante la conferenza stampa di presentazione dell’intervento.
«Ascoltando il Vangelo in chiesa, in un passaggio su San Giovanni Battista, ho avuto una sorta di illuminazione – ha spiegato – e ho pensato: se le tuniche di cui parla il Battista fossero, nel mio caso, i reni?».

Un pensiero maturato nel tempo, alimentato anche dalla sua esperienza di donatore di sangue, interrotta solo per limiti di età, e da una ferita personale mai rimarginata: la perdita del cognato, morto prima che arrivasse un fegato compatibile. «Da lì – ha aggiunto – ho cominciato a pensare seriamente di diventare un donatore samaritano».

Un percorso rigoroso e sicuro

La procedura di donazione e trapianto è stata effettuata alcune settimane fa, nell’arco di una sola giornata, dall’équipe guidata dalla professoressa Lucrezia Furian, direttrice del Centro trapianti padovano. Donatore e ricevente sono stati dimessi nei tempi previsti, dopo pochi giorni, e oggi sono entrambi in ottime condizioni di salute.

Prima dell’intervento, il donatore è stato seguito passo dopo passo dal Centro trapianti rene-pancreas di Padova ed è stato sottoposto a un rigoroso iter clinico, immunologico e psicologico, necessario per garantire la massima sicurezza e consapevolezza. Il via libera definitivo è arrivato dal Tribunale competente e successivamente dal Centro Nazionale Trapianti (CNT), diretto da Giuseppe Feltrin.

In questo caso non è stato possibile avviare una catena di trapianti incrociati tra coppie incompatibili, come avvenuto in precedenti donazioni samaritane. L’organo è stato quindi assegnato al primo paziente candidabile in lista d’attesa presso il Centro trapianti di Padova.

Un gesto raro, un impatto enorme

L’ultima donazione samaritana in Italia risaliva esattamente a un anno fa ed era avvenuta, ancora una volta, a Padova. Dal 2015, anno in cui il programma è stato attivato con il via libera del Consiglio Superiore di Sanità, si contano dieci donazioni samaritane. Grazie a questi gesti, sono stati resi possibili 30 trapianti di rene, coinvolgendo 21 coppie donatore-ricevente.

«Le donazioni samaritane sono sicuramente inconsuete – ha commentato Giuseppe Feltrin – ma la donazione dopo la morte è una scelta alla portata di tutti. Oggi, con circa 8.000 persone in attesa di un trapianto, dare il proprio consenso alla donazione è più che mai fondamentale».

Un messaggio che parla a tutti

La storia di questo donatore anonimo ci ricorda che la medicina dei trapianti non è fatta solo di tecnologia e competenze, ma anche di scelte personali, coraggio e solidarietà. Un gesto silenzioso, senza ritorno mediatico, che però restituisce anni di vita, autonomia e speranza.

Un esempio potente di come, anche oggi, la cura dell’altro possa nascere da una decisione individuale e trasformarsi in un bene collettivo.



Autore: Redazione Medicina33.com