Farmaci anticolesterolo: la rosuvastatina.
Si chiama rosuvastatina ed è stata presentata come la pillola risolutiva contro il rischio di infarto e ictus. Ma, avvertono gli esperti, va utilizzata con cautela e soltanto in casi particolari. Tutti la vogliono, tutti la cercano: la rosuvastatina è stata annunciata in TV e sui quotidiani come la pillola magica contro il colesterolo.
Secondo una ricerca presentata al congresso annuale dell'American College of Cardiology, tenutosi ad Atlanta, la rosuvastatina è in grado non solo di abbassare i livelli di colesterolo LDL (quello "cattivo"), ma anche di diminuire lo spessore delle placche di aterosclerosi. La multinazionale che produce il farmaco afferma che la riduzione della placca nei vasi sanguigni è stata del 9,1% su 349 pazienti.
Ma si tratta di un entusiasmo giustificato oppure di semplice trionfalismo? La rosuvastatina è uno dei tanti farmaci della famiglia delle statine, ampiamente usate con successo nella prevenzione di infarto e ictus. La sua caratteristica è quella di essere un po' più potente rispetto alle altre, consentendo un più rapido abbassamento dei livelli di colesterolo. Inoltre, è capace di aumentare il colesterolo "buono" (HDL) ed è probabilmente attraverso questo meccanismo che contribuisce a ridurre la placca aterosclerotica.
A osservarlo sono stati alcuni cardiologi statunitensi che, grazie a un finanziamento di AstraZeneca (l'industria produttrice), hanno valutato gli effetti di una cura con alte dosi di rosuvastatina: 40 milligrammi quotidiani, il massimo dosaggio consentito (in genere ci si ferma a 20 mg al giorno). Così facendo, nell'arco di due anni, lo spessore degli ateromi – le placche che ostruiscono le arterie – si è ridotto di un decimo, mentre il colesterolo LDL è diminuito del 53%. Lo studio, chiamato ASTEROID, è finito su molti quotidiani.
"La notizia è stata riportata, sia negli Stati Uniti sia in Italia, con troppa enfasi, come se non fosse più necessario modificare lo stile di vita o assumere altri trattamenti preventivi per ridurre il rischio cardiovascolare," contesta Aldo Maggioni, direttore del centro studi dell'ANMCO, l'Associazione dei cardiologi ospedalieri italiani. "Non che si tratti di un farmaco poco efficace, tutt'altro: come tutte le statine, costituisce una delle maggiori scoperte della farmacologia degli ultimi decenni. È ormai assodato che chi ha un elevato rischio cardiovascolare o un colesterolo fuori norma che non risponde alla dieta debba essere trattato con statine."
La stessa azienda produttrice avverte che "il dosaggio di 40 mg deve essere considerato solo per pazienti con ipercolesterolemia grave ad alto rischio cardiovascolare (in particolare quelli con ipercolesterolemia familiare), che con 20 mg al giorno non hanno raggiunto gli obiettivi terapeutici stabiliti". E raccomanda "periodici controlli di monitoraggio e la supervisione di uno specialista".
Non è tutto. "La riduzione del 10% dello spessore di una placca in un vaso non significa necessariamente una riduzione del numero degli infarti," spiega Maggioni. Ed è questo che molti articoli apparsi sui giornali non chiariscono. Scoprire che lo spessore di un ateroma è diminuito non significa poter affermare con certezza che la cura abbia un'efficacia superiore rispetto alla terapia con altre statine, alle dosi consigliate dalle linee guida internazionali.
Senza contare che alcune statine stanno per diventare farmaci generici, quindi a breve avranno un costo inferiore per il sistema sanitario rispetto ai medicinali coperti da brevetto. "Lo studio effettuato, infine, non ha un gruppo di controllo," continua Maggioni. "In pratica, non è stato possibile valutare la superiorità di questa strategia rispetto a quelle con statine alle dosi indicate dalle linee guida internazionali."
L’utilizzo delle statine ad alte dosi è al centro del dibattito degli studiosi. Da qualche anno si è scoperto che abbassare molto il colesterolo, ben al di sotto dei livelli di norma, ha un effetto protettivo su cuore e vasi. In particolare, chi corre un rischio elevato di infarto o ictus – magari perché obeso, diabetico, ha fumato per molti anni o ha già subito un evento cardiovascolare – dovrebbe mantenere il colesterolo LDL entro i 60-70 mg/dL; chi non presenta particolari fattori di rischio può arrivare fino a 160 mg/dL; chi ha un rischio moderatamente elevato a 100-130 mg/dL.
Il problema maggiore è che la prevenzione, per definizione, dura lunghi periodi, presumibilmente per tutta la vita. Al momento, nessuno sa quale effetto a lungo termine possa avere una terapia così aggressiva con statine, perché gli studi si limitano a qualche anno di osservazione. Invece, per dosi più basse e per farmaci già sul mercato da tempo, ci sono maggiori certezze.
E la sicurezza, in questo ambito, non è mai troppa. Le statine sono farmaci i cui effetti collaterali sono ormai ben noti, ma è utile ricordare che una di esse, la cerivastatina, è stata ritirata dal mercato nel 2001 perché provocava gravi danni muscolari (una malattia conosciuta come rabdomiolisi) e casi di morte. Altre, compresa la rosuvastatina, sono state messe sotto sorveglianza per i loro effetti sul fegato e sui reni (successivamente smentiti, ma solo per dosaggi contenuti).
"Prima di invitare tutti a consumare statine a dosi molto alte, bisogna verificarne gli effetti sul lungo termine," ribadisce Maggioni.
Anche i medici di famiglia si sono mostrati preoccupati per gli effetti del battage pubblicitario sul comportamento dei pazienti, tanto da provocare la reazione energica di Mario Falconi, presidente della FIMMG, la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale: "I sensazionalismi danneggiano soprattutto i cittadini," commenta. "Inoltre, rischiano di creare distorsioni nel rapporto tra medico e paziente, nel quale il primo deve essere il punto di riferimento per ogni scelta terapeutica. Non è accettabile che notizie miracolistiche possano minare la fiducia, che è alla base di tale rapporto. E non è utile far credere ai pazienti che un farmaco, per quanto efficace, sia la soluzione a tutti i loro mali."
Le diverse statine e la loro azione su colesterolo e trigliceridi
Le statine agiscono tutte con lo stesso meccanismo, bloccando la sintesi del colesterolo attraverso l’inibizione di un enzima, l'HMG-CoA reduttasi. Benché simile, la struttura chimica delle diverse molecole conferisce a ciascuna piccole peculiarità, che riguardano principalmente la loro azione sui diversi tipi di colesterolo (LDL è quello "cattivo", HDL quello "buono") e sui trigliceridi.
Autore: Redazione Medicina33.com