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Come soccorrere un bambino in caso di: asfissia, assideramento, cinetosi, colpo di sole e di calore, contusioni, convulsioni, emorragie, febbre, folgorazione, morsi di animali, svenimento.

Come soccorrere un bambino in caso di: asfissia, assideramento, cinetosi, colpo di sole e di calore, contusioni, convulsioni, emorragie, febbre, folgorazione, morsi di animali, svenimento.

Varie sono le occasioni, infortuni e sintomi patologici improvvisi, in cui la mamma è costretta a prestare al bambino un soccorso pronto e razionale a volte sufficiente, a volte preparatorio nell'attesa del medico. Quindi l'apprendimento delle norme elementari per il pronto soccorso è sempre necessario per ogni madre. Non si tratta di frequentare corsi di infermiera, ma di familiarizzarsi con poche, semplici istruzioni di emergenza e di averle sempre a portata di mano per rileggerle attentamente all'occorrenza. Per non perdere tempo in caso di urgenza, occorre anche tenere nel massimo ordine e regolarmente rifornita la farmacia domestica; inoltre, segnare sulla rubrica telefonica il numero del pediatra, dell'autoambulanza e degli ospedali più vicini. Grande importanza ha il comportamento della mamma mentre soccorre il bambino: essa deve imporsi la calma, non dimostrare apprensione o paura per non impressionarlo maggiormente, ma rassicurarlo e contemporaneamente agire senza incertezza, in modo pronto e con prudenza. Spesso il bambino si oppone alle prime cure , specialmente quando si tratta di una medicazione , perché teme di sentire ancora più male: in tali casi non bisogna esitare a imporsi, e se le parole non bastano, si deve usare anche la forza perché si tratta di circostanze in cui la pietà materna è un danno per il bambino. Ecco, in ordine alfabetico, alcuni degli incidenti o dei sintomi patologici, con i relativi soccorsi di urgenza, che la mamma deve conoscere e saper applicare in caso di necessità.

Asfissia
L'asfissia può essere provocata da soffocazione, da corpi estranei nella gola, nella trachea, nei bronchi, da gas velenosi o irrespirabili, da annegamento. Una causa di soffocamento del tutto moderna sono i sacchetti di plastica che il bambino si infila in testa per giocare: rimedio tempestivo è la respirazione artificiale che nei bambini riesce più spesso efficace, data la piccolezza e l'elasticità della loro gabbia toracica. Ma la causa più frequente di asfissia sono gli alimenti o, più spesso, i corpi estranei, che il bambino, mettendo in bocca, ha fatto scivolare involontariamente nelle vie respiratorie. Liquidi o frammenti di cibo possono provocare accessi di soffocazione perché il bambino ha inghiottito troppo in fretta o non è stato tenuto ben verticale durante il pasto: in questi casi, egli riesce quasi sempre a liberarsi con la tosse; ma se questa persiste, occorre portare subito il bimbo in ospedale. Se invece si tratta di un oggetto, si può tentare di estrarlo rapidamente nel caso che sia visibile, cioè all'inizio della gola. Una manovra spesso efficace consiste nel capovolgere rapidamente il bambino tenendolo per i piedi e, introducendogli due dita in bocca, facilitare l'espulsione del corpo estraneo. Ma se questi tentativi, che non devono durare più di uno o due minuti, risultano inefficaci, bisogna trasportare immediatamente il bambino al più vicino ospedale senza perdere tempo per chiamare l'autoambulanza. Il ricovero ospedaliere urgente è necessario anche nel caso che, non avendo espulso il corpo estraneo, il bimbo riesca a respirare con difficoltà. L'asfissia da gas è dovuta il più delle volte a intossicazione per l'ossido di carbonio contenuto nel gas domestico per la cucina e lo scaldabagno o nei prodotti di combustione delle stufe. Può accadere che il bambino, rimasto solo in cucina, apra un rubinetto del fornello oppure che, messo a dormire in una stanza riscaldata da una stufa, respiri i gas emessi nell'ambiente a causa del tiraggio difettoso. Per soccorrerlo, se si tratta di una fuga di gas dalla cucina o dal bagno, anzitutto bisogna evitare di produrre scintille perché non avvenga un'esplosione: non suonare il campanello, non accendere luci ne fiammiferi, ma mettersi un fazzoletto in bocca, non respirare, spalancare immediatamente la finestra, riprendere fiato e trasportare fuori il bambino. La prima cosa da fare, in attesa dell'autoambulanza, è la respirazione artificiale, si tratti di asfissia da gas domestico o da stufa difettosa. In caso di asfissia da annegamento (purtroppo il bambino è esposto anche in casa a questo incidente se, incustodito, cade nella vasca da bagno o in una tinozza) bisogna adagiarlo con la pancia a terra e le braccia tese in avanti, poi sollevargli e abbassargli .alternativamente le anche in modo da facilitargli l'espulsione dell'acqua e la respirazione artificiale. Le possibilità di successo sono tanto maggiori quanto più rapido è il salvataggio e pronte le manovre di soccorso fino alla ricomparsa della respirazione spontanea.

Assideramento
L'assideramento vero e proprio , cioè le manifestazioni prevalentemente generali (obnubilamento della coscienza, sonnolenza, ecc.) dovute a una prolungata esposizione al freddo intenso , è un incidente raro nel bambino. Si può osservare invece il congelamento, cioè le manifestazioni locali del freddo, limitate alle parti scoperte del corpo, soprattutto mani, piedi, naso, orecchie. Accade spesso che il bimbo, dopo aver giocato con la neve, abbia un principio di congelamento alle dita delle mani che gli provoca un dolore intenso. In questi casi egli deve essere portato in ambiente riparato, con temperatura moderata, mai vicino alle fonti di calore, dove la mamma gli praticherà sulla parte colpita prima delle frizioni con neve, ghiaccio o acqua fredda, poi un bagno con acqua tiepida. A volte può accadere che il bambino subisca un colpo di freddo (quello umido è più dannoso, cosi la presenza di vento) che si manifesta sotto forma di brividi prolungati o di eccessivo arrossamento (allergico) del viso e delle mani: in questi casi occorre indurlo a fare energici movimenti attivi (correre, saltare, ecc.), riportarlo in casa e dopo qualche minuto fargli un bagno caldo.

Avvelenamenti
Possono essere provocati sia da alimenti avariati o da funghi tossici (che il bimbo può aver mangiato durante una gita) sia da sostanze di uso casalingo (detersivi, acidi, smacchiatori, medicine, ecc.) lasciate incautamente a portata di mano del bambino. I sintomi sono quasi sempre acuti: si deve sospettare un avvelenamento tutte le volte che il bambino, dapprima in ottima salute, è assalito improvvisamente da vomito, malessere, dolori violenti, sudori più o meno profusi o freddi. Il pronto soccorso deve essere molto rapido: dopo aver chiamato il medico o un mezzo di trasporto per il più vicino ospedale, se il bimbo non ha vomito, occorre provocarlo o facilitarlo introducendogli due dita in bocca perché l'eliminazione immediata del veleno ingerito di recente è la cura più efficace. Importantissima in ogni caso è l'identificazione della sostanza venefica che spesso è facile sia perché se ne trova la bottiglia o l'involucro accanto al bambino, sia perché il bambino stesso fornisce le indicazioni necessarie. Tutti gli altri provvedimenti terapeutici (lavanda gastrica, purgante, iniezioni, somministrazione di un contro veleno o di un antidoto) sono di stretta competenza del medico.

Cinetosi
Si tratta di quell'insieme di disturbi (malessere, vertigini, nausea, vomito, ecc.) che sono provocati dai mezzi di trasporto e ai quali non solo gli adulti, ma in modo particolare alcuni bambini, vanno soggetti. In tali casi, se il viaggio è breve occorre che il bimbo non abbia mangiato ne bevuto; se invece è lungo, il bimbo va alimentato prima della partenza con un pasto leggero a base di cibi solidi. Al bimbo particolarmente incline alla cinetosi il pediatra prescriverà, prima della partenza, la somministrazione di un farmaco adatto. In generale, la cinetosi infantile scompare con la crescita.

Coliche intestinali
Quando il bambino è colto da dolori di ventre, la mamma deve evitare in modo assoluto di somministrargli un purgante o di fargli un clistere. Se i dolori persistono, tenga il bimbo a digiuno, gli dia solo acqua, lo metta a letto, gli controlli la temperatura e,in attesa del pediatra, gli faccia qualche lieve massaggio circolare sul ventre.

Colpo di sole e di calore
II colpo di sole è provocato da una prolungata esposizione della testa scoperta ai raggi cocenti del sole. Il colpo di calore si verifica anche senza esposizione diretta ai raggi solari quando nell'ambiente, aperto o chiuso, l'aria è molto calda, umida, ferma, afosa; o quando il bambino, specie se ancora lattante, è coperto in modo eccessivo. La prevenzione del colpo di sole o del colpo di calore si attua facendo indossare al bambino che si espone al sole un cappelline di tela chiara, vestendolo in modo adeguato alla temperatura esterna, evitandogli gli ambienti molto caldi, umidi, poco ventilati. I sintomi del colpo di sole o di calore sono malessere generale, senso di spossatezza, vertigini, disturbi del la vista, difficoltà di parola, nausea, vomito, arrossamento del volto o all'opposto pallore, respiro frequente, tendenza allo svenimento, talvolta febbre molto alta. Il pronto soccorso consiste nel trasportare immediatamente l'infortunato all'ombra, in un ambiente fresco e alquanto ventilato; adagiarlo, slacciare gli abiti, spruzzare acqua fredda sul viso, far fiutare odori aromatici (aceto, ecc.), spugnature d'acqua fresca o borsa di ghiaccio sul capo, frizioni alle braccia e alle gambe. Se vi è minaccia di svenimento o di sincope, praticare la respirazione artificiale.

Contusioni
Sono lesioni senza ferita, provocate da un urto o da una caduta. In corrispondenza della parte colpita, la pelle si arrossa e si scurisce a causa dell'ecchimosi (stravaso interno di sangue) prodotta dalla contusione. La parte contusa va lavata accuratamente con acqua corrente, asciugata e disinfettata con acqua ossigenata. Per lenire il dolore e il gonfiore, sono utili impacchi con acqua fredda o vegetominerale. I comuni bernoccoli che il bambino può procurarsi urtando o cadendo si possono sempre attenuare con il vecchio rimedio dell'amido inumidito e applicato sulla parte contusa.

Convulsioni
Sono contrazioni involontarie e incoordinate dei muscoli di tutto il corpo che si manifestano sotto forma di crisi convulsive e sono molto più frequenti nel bambino che nell'adulto. Hanno svariate cause, e la più comune è la tetania. Di fronte al bambino in preda alle convulsioni, è necessario che la mamma conservi tutta la calma in attesa del medico e si comporti nel seguente modo: adagiare il bimbo sul letto evitando che si faccia del male, mettergli una pezzuola fra i denti perché non si morsichi la lingua; slacciargli gli abiti, specialmente attorno al collo; non dargli niente da bere finché la crisi non sia sicuramente finita; mettergli una borsa di ghiaccio o fargli impacchi freddi sulla fronte.

Diarrea
È molto frequente nella prima infanzia, specialmente nei lattanti e durante lo svezzamento. Può essere provocata da alimentazione eccessiva, da calore estivo, da abuso di farinacei, da malattie infettive o da fattori costituzionali. È un sintomo da non prendere alla leggera; perciò, se perdura nello spazio di qualche ora, occorre chiedere subito la visita medica e nel frattempo sospendere del tutto l'alimentazione (latte compreso) e somministrare al bambino soltanto acqua. Una iniziativa materna molto pericolosa è dare al bambino un purgante o fargli un clistere o somministrargli un « astringente » intestinale.

Emorragie
L'emorragia provocata da comuni ferite si frena, dopo la disinfezione, mediante un tamponamento con falde di garza sterile sulle quali si applica, a seconda dei casi, un cerotto o una benda. Se invece l'emorragia è molto forte, può provenire da un'arteria (sangue rosso vivo, che esce a fiotti, in sincronia con il battito del polso) oppure da una vena (sangue rosso scuro, a getto continuo). In entrambi i casi, mentre si attende l'arrivo del medico o si trasporta il bimbo in ambulatorio, si deve esercitare una pressione continua sulla ferita mediante un tampone di garza o, in mancanza, di ovatta. L'emorragia nasale (epistassi) è frequente nei bambini e può essere causata da un trauma del naso o della testa (in questo caso è un sintomo serio), da malattie infettive acute (influenza, morbillo, tifo, ecc.), da insolazione, da piccole lesioni che il bimbo si produce introducendo il dito nelle narici. Il più delle volte, la quantità di sangue che esce dal naso è molto minore dell'apparenza, quindi la mamma non deve spaventarsi, ma somare il naso al bambino per sbarazzarlo delle mucosità, fargli inclinare la testa all'indietro e con un dito esercitare una leggera pressione occlusiva sulla narice da cui esce il flusso sanguigno. Se dopo qualche minuto l'epistassi continua, tamponare la narice con un batuffolo di cotone (preferibilmente cotone emostatico) che il giorno dopo si estrarrà lentamente dopo averlo imbevuto di acqua ossigenata. Se l'epistassi è molto forte o se tende a ripetersi, è necessaria la visita medica. Le emorragie dagli orecchi o dalla bocca (cioè provenienti dalle vie respiratorie o dal tratto gola-stomaco) richiedono sempre la chiamata urgente del medico dopo aver messo il bambino a letto, in riposo assoluto.

Febbre
Quando il bambino manifesta segni di indisposizione,. il primo provvedimento da prendere è misurargli la temperatura. Soltanto il termometro è preciso: tentare di sapere se il bimbo è febbricitante mettendogli la mano sulla fronte, è un gesto che si presta a valutazione errate. La temperatura al bambino che ha febbre va misurata (salvo diversa indicazione del medico) tré volte al giorno: al mattino, a metà pomeriggio, alla sera tardi. E ogni volta si segna la cifra su un foglio di carta da presentare al medico. Nel bambino, i punti più adatti per collocare il termometro sono il retto, o meglio l'inguine. In genere, la temperatura rettale è superiore di circa 0,5 gradi a quella inguinale. Ogni bambino reagisce in modo particolare alle cause che possono provocare una elevazione della sua temperatura corporea : la febbre di un bimbo sale facilmente oltre i 39 gradi; un altro, invece, pur avendo lo stesso malanno, supera di poco i 38 gradi. Anche il tempo di reazione febbrile è variabile; per una medesima malattia, vi è il bimbo che ha la febbre forte ma di breve durata, e il bimbo che si trascina una febbre debole per vari giorni. La febbre, anche alta, di solito viene sopportata bene dal bambino. Occorre però togliere indumenti e coperte pesanti non solo per diminuire il suo disagio, ma anche per impedirgli di sudare inutilmente. Se la febbre è molto alta (oltre i 39 gradi) e il bimbo è agitato, in attesa del medico si può mettergli sulla fronte pezzuole bagnate con acqua fresca o una borsa di ghiaccio. Questa o quelle sono pure utili nel caso che la febbre alta faccia delirare il bambino; inoltre bisogna badare che non si faccia male con movimenti incomposti, non rispondere alle sue domande ne alle sue osservazioni incoerenti, cercare di calmarlo e allontanare da lui tutte le persone non necessario all'assistenza. Di solito le madri si preoccupano maggiormente se i loro bambini hanno la febbre alta. Ma, soprattutto nell'età infantile, l'alterazione della febbre non sempre è sintomo di malattia grave. Anzi, spesso la febbre alta è di breve durata, dopo di che la temperatura torna normale, mentre la febbre bassa può durare parecchi giorni ed essere il sintomo di una malattia seria. Bisogna dunque vigilare con. attenzione sulle « febbriciattole » dei bambini e prenderne accuratamente nota perché il medico sia bene informato. A quale temperatura comincia la febbre? Nei primi dieci giorni di vita, la temperatura del bambino presenta varie oscillazioni (fra i 36 e i 37,9 gradi), poi tende a stabilizzarsi con oscillazioni minime intorno ai 37 gradi (temperatura rettale) durante la giornata se l'allattamento è naturale, con oscillazioni alquanto più ampie se l'allattamento è artificiale. Successivamente queste oscillazioni si fanno più estese, per cui i 37,5 gradi (rettali) vengono considerati come il confine tra non febbre e febbre. Vi è poi da considerare che il bambino può presentare elevazioni di temperatura di breve durata (talvolta fino ai 39 gradi) a causa di un abbigliamento troppo pesante in estate se si tratta di un lattante, o in conseguenza di affaticamento o di strapazzo se si tratta di un bimbo che ha camminato o giocato a lungo. Per distinguere se si tratta di ciò, oppure di vera febbre, la mamma deve procedere nel modo seguente: misura la temperatura del bambino, poi lo lascia riposare sul letto, dopo averlo liberato di eventuali indumenti pesanti, per un'ora o poco più; dopo di che, torna a misurargli la temperatura. Se questa è diminuita entro limiti normali e il bimbo non presenta sintomi di malattia, non c'è più da preoccuparsi. Se invece l'elevazione di temperatura persiste, quasi sempre si tratta di vera febbre.

Ferite
A seconda del tipo e della forma dell'oggetto che le ha determinate, si distinguono le ferite da taglio (cioè prodotte da un oggetto tagliente), le ferite da punta (dovute all'azione di un oggetto acuminato che entra nella profondità dei tessuti), ferite lacero-contuse (causate da un colpo, un urto, una caduta contro un corpo che, oltre a produrre una contusione, lacera anche la pelle). Non sempre l'emorragia è in rapporto con la gravità o la pericolosità di una ferita: per esempio, una ferita di punta può essere poco sanguinante, ma grave se è profonda; una ferita lacero-contusa provoca spesso una lieve emorragia, ma può essere soggetta a infezione con maggiore facilità; e anche la più modesta delle ferite, specie quando è provocata da un oggetto arrugginito o sporco di terriccio, può provocare il tetano. Il soccorso di urgenza consiste anzitutto nel lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone, sciacquarle con alcool e non asciugarle. Quindi si procede alla pulizia e alla disinfezione della ferita con acqua ossigenata, strisciandovi sopra leggermente un batuffolo di garza sterile e facendo uso di pinzette bollite per asportare eventuali corpi estranei (come terriccio, sassolini, ecc.). In mancanza d'altro, la ferita può essere lavata con acqua corrente. L'acqua ossigenata è da preferirsi a ogni altro disinfettante più energico (come alcool, ecc.). Poi, dopo aver stagnato l'emorragia, si procede alla medicazione, occludendo la ferita con uno strato di garza sterile (mai ovatta) o in mancanza di questo, con un pezzette di tela pulita; infine si fa il bendaggio. Per le piccole ferite è di uso pratico il cerotto medicato. Se la lesione non duole o non da la sensazione di « fitte », la medicazione si può rinnovare dopo due o tré giorni. Nel cambiarla, per staccare pian piano la garza senza provocare dolore ne fuoriuscita di sangue, si inumidisce con acqua bollita e tiepida. Si fa quindi una nuova disinfczione con acqua ossigenata, si applica uno strato di garza e un'altra benda, oppure un altro cerotto medicato. Quando il bambino si ferisce, sia pure lievemente, è sempre opportuno che la mamma chieda subito al medico se è opportuno praticargli una iniezione antitetanica.

Folgorazione
Può capitare che il bambino, toccando prese di corrente, spine di elettrodomestici in funzione, fili deteriorati, venga colpito dalla corrente elettrica. Nella maggior parte dei casi, se la cava senza conseguenze con un forte spavento. Ma talvolta può accadere che non riesca a staccarsi, e allora occorre isolarlo immediatamente: non toccarlo, ma allontanare da lui i fili staccando le spine, o usando un manico di scopa o facendo scattare la levetta del contatore elettrico. In questi incidenti, la presenza di spirito e la prontezza del soccorritore sono determinanti. Le conseguenze di una grave scarica elettrica possono essere sintomi locali sotto forma di ustioni più o meno profonde e sintomi generali come svenimento, perdita della coscienza, paralisi respiratoria. In attesa del medico, l'infortunato deve essere subito svestito completamente, steso sul letto, frizionato con acqua fredda per tutto il corpo e massaggiato in corrispondenza del cuore. Se è svenuto o ha difficoltà a respirare, praticargli la respirazione artificiale.

Fratture
Vi sono segni che permettono anche a chi non è esperto di sospettare una frattura ossea e che, in questo caso, richiede l'intervento sollecito del medico. Così l'incapacità dell'infortunato di rialzarsi dopo una caduta o un investimento può essere indizio di fratture alle gambe, al bacino o alla colonna vertebrale; altrettanto significativa è l'incapacità di servirsi della parte lesa; chi ha subito una frattura a un braccio, sostiene questo con il braccio sano; la parte fratturata presenta spesso una deformità evidente e si muove in modo anormale, o produce un particolare rumore (scroscio) percepibile all'orecchio o alla palpazione. Non sempre il dolore è un sintomo certo di frattura perché, all'inizio, può anche essere scarso o assente; mentre una semplice contusione può essere più dolorosa di una frattura. Il più delle volte si tratta di fratture alla gamba o al braccio, alla mano o al piede: in attesa del medico o dell'autoambulanza, il soccorso d'urgenza consiste nel ravvicinare la parte fratturata e nel mantenerla immobile mediante un bendaggio rigido che si esegue nel modo seguente: si avvolge la parte con falde di ovatta o, in mancanza, con tela morbida, poi si colloca una stecca o un'assicella in modo che sostenga bene la frattura, infine si fa un abbondante bendaggio. Se si tratta di una frattura del cranio, della colonna vertebrale o in genere di una frattura piuttosto grave, non toccare l'infortunato, lasciarlo disteso dove si trova e mettergli una coperta addosso in attesa dell'autoambulanza per la rimozione e il trasporto del ferito nelle migliori condizioni. Il bambino è meno esposto dell'adulto, e specialmente del vecchio, alle fratture, cioè resiste meglio a urti e cadute perché le sue ossa sono più elastiche; inoltre, se subisce una frattura, ha maggiori probabilità di guarire meglio e più rapidamente.

Morsi di animali
Se il bimbo viene morsicato da un cane, la disinfezione e la medicazione della ferita sono generalmente sufficienti. Ma il rischio più grave è che il cane sia malato di rabbia e che, attraverso il morso, abbia trasmesso al bambino il virus della malattia. Poiché questo virus si trova nella saliva del cane già alcuni giorni (fino a 78) prima che esso manifesti i sintomi della rabbia, è prudente che il bambino venga sottoposto immediatamente a iniezioni preventive antirabbiche e il cane tenuto sotto la sorveglianza del veterinario. Bisogna tener conto anche del fatto che il periodo di incubazione della rabbia è piuttosto lungo: in genere, dai 20 ai 60 giorni, talvolta da 12 giorni a un anno e oltre. Quindi non solo un cane randagio, ma pure il cane di casa può trasmettere la malattia se, a distanza di giorni o anche di mesi, è stato morso da un cane rabido. La prevenzione è l'unico sistema efficace perché la rabbia è una malattia mortale contro la quale non esiste alcun farmaco efficace. Il morso di vipera, che può non essere mortale per l'adulto sano, provoca però forti disturbi generali che nel bambino sono più gravi e possono avere esito letale. In questi casi il pronto soccorso è determinante: occorre succhiare prontamente la parte morsicata per estrarne il sangue e con esso il veleno della vipera, causticare la ferita con una sigaretta se non si ha altro a portata di mano, legare un laccio al di sopra della ferita, inciderla con un oggetto tagliente per ampliarla, spremerla e succhiarla ancora. A questa cura locale si deve aggiungere al più presto la cura generale, che è sempre la più sicura, e consiste nel praticare una iniezione di siero antivipera. Quando la famiglia va in vacanza in montagna deve sempre portare con sé due fialette di siero antivipera e una siringa da 10 centimetri cubi.

Punture di insetti
Se si tratta di una puntura di ape o di vespa, rimuovere con una pinzetta disinfettata il pungiglione che l'insetto può aver lasciato nel punto colpito. Le punture di api, vespe o altri insetti, quelle di scorpione e i morsi dei ragni si curano lavando e disinfettando la parte colpita con acqua ossigenata e causticandola facendovi cadere sopra, con prudenza, poche gocce di ammoniaca, infine spalmando una apposita pomata (acquistabile in farmacia) che calma il dolore e l'infiammazione. Le punture di questi animali vanno attentamente sorvegliate perché talvolta provocano forti reazioni allergiche oppure infezioni locali.

Respirazione artificiale
È il provvedimento di pronto soccorso necessario negli incidenti che provocano asfissia come: soffocazione, annegamento, intossicazione da ossido di carbonio, folgorazione. La respirazione artificiale deve essere praticata senza indugio sul posto perché l'arresto totale della respirazione provoca la morte in 5-6 minuti circa. Qualche tentativo di rianimazione ha avuto successo anche dopo un arresto un po' più prolungato, ma si tratta di casi rari. Prima di iniziare la respirazione artificiale bisogna assicurarsi che le vie aeree superiori dell'infortunato siano libere, rimuovendo sia la lingua che si trovi rivoltata all'indietro, sia mucosità, terriccio o altro materiale che ingombrino la bocca. La respirazione artificiale rappresenta un sistema di immediato soccorso che permette di attendere l'arrivo dell'autoambulanza. Qualunque sia il metodo scelto (Sylvester, Nielsen, Emerson, ecc.), la respirazione artificiale si fa al ritmo di 20 atti respiratori al minuto per il bambino (15-16 per l'adulto) e deve essere continuata senza interruzione fino alla ricomparsa della respirazione spontanea o fino all'arrivo dell'autoambulanza o del medico.

Svenimento
I sintomi sono: pallore, nausea, talvolta vomito, cedimento improvviso delle forze, sudorazione profusa, fredda, caduta. Se non vi è perdita totale della coscienza, si tratta di svenimento (deliquio o lipotimia), se la perdita della coscienza è completa, si tratta di collasso (o sincope). Il pronto soccorso consiste nello sdraiare il bambino sulla schiena con la testa più bassa del tronco e delle gambe, slacciargli gli indumenti, applicare impacchi di acqua fredda sulla fronte e sulle tempie, titillare le narici con un oggetto sottile (strisciolina di carta, fiammifero, pagliuzza, ecc.) o far fiutare aceto forte. Non dare niente da bere prima che lo svenimento o il collasso sia del tutto scomparso. Chiamare immediatamente il medico per accertare la causa del disturbo.

Vomito
È molto frequente nella prima infanzia e può essere accidentale, abituale o periodico. Non deve essere confuso con il rigurgito che si osserva spesso nel latte. Comunque, se il bambino ha accessi di vomito non occasionali, la mamma deve considerarli come un sintomo di allarme, ma non tenere il bimbo a digiuno o curarlo di propria iniziativa, perché le cause del vomito infantile sono molte e spesso con sede diversa dell'apparato digerente. La visita medica è sempre necessaria e, se il vomito è insistente, nell'attesa si può tentare di calmarlo applicando una borsa di ghiaccio sullo stomaco del bambino.





   

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