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L'assistenza a un bambino malato da parte dei genitori in attesa del dottore.

L'assistenza a un bambino malato da parte dei genitori in attesa del dottore.

Quando il medico viene chiamato al capezzale di un bambino malato, spesso si trova di fronte a due iniziative pericolose, più ancora che inopportune : qualcuno della famiglia , generalmente il padre o la madre , crede già di sapere di quale malattia si tratta e magari ha già cominciato a curare a suo modo. Questa pretesa di anticipare in famiglia la diagnosi e la terapia è sempre stata molto diffusa, ma negli ultimi anni si è ulteriormente generalizzata a causa di una male intesa divulgazione medica. La cooperazione del malato stesso e dei suoi familiari è necessaria, ma per svolgersi bene deve essere fondata su due regole principali. La prima: in attesa del medico, assistere il malato senza prendere quei provvedimenti che potrebbero recargli danno anziché giovargli. La seconda: annotare fedelmente tutti i segni della malattia per riferirli al medico. Queste due regole valgono soprattutto per l'assistenza al bambino malato e si rivolgono specialmente alla madre, che è l'infermiera naturale del bambino.

All'arrivo del medico, la madre deve essere pronta a esporgli la storia sanitaria passata (anamnesi remota) e attuale (anamnesi prossima) del bambino. Inoltre essa deve fornire al medico i dati fisiologici fondamentali del piccolo malato, ossia temperatura, frequenza del polso e del respiro, numero delle evacuazioni (urine e feci). Spontaneamente o rispondendo alle domande del medico, la madre dica quello che sa, senza aggiungere interpretazioni personali o considerazioni superflue. Per il controllo della temperatura del bambino, il termometro (prima di usarlo, assicurarsi che la colonnina del mercurio sia abbassata) va applicato preferibilmente sulla piega inguinale per cinque minuti. Per misurare la frequenza delle pulsazioni, basta prendere tra il pollice e l'indice il polso sinistro del bambino, tastare fino a sentire l'arteria radiale e contarne le pulsazioni al minuto : in media, nel bambino da uno a sei mesi esse sono 130; dai sei ai dodici mesi, 120; dai due ai tré anni, 110. La frequenza del respiro, che si può contare mettendo una mano sul torace, è misurabile anch'essa al minuto: in media, nei primi 10 giorni di vita, è di 40-50; nei primi mesi, 35; nel secondo semestre, 30; nel secondo anno, 25. Temperatura, frequenza del polso e del respiro vanno misurate tré volte al giorno: di prima mattina, a metà pomeriggio, alla sera tardi. E ogni volta, le cifre che ad esse si riferiscono devono essere segnate su un foglio, insieme con eventuali note dei sintomi, in modo che il medico possa prenderne visione. Quando il bambino è malato, non basta trattarlo con dolcezza e pazienza.

Bisogna anche restare calmi, vincendo l'ansia, lo sgomento, la commozione; sentimenti che il più delle volte sono destinati a placarsi, dopo la diagnosi rassicurante del medico. In ogni caso, occorre evitare di parlare della malattia in presenza del bambino: anche se ha appena due o tré anni, è più attento, più in grado di comprendere, più impressionabile di quanto comunemente si crede. Importante è anche educare il bambino a non avere paura del medico e delle medicine. Purtroppo sono ancora molti i genitori che cercano di ottenere l'obbedienza dei propri bambini minacciandoli di chiamare il medico « che fa la puntura » e altre cose dolorose o comunque sgradevoli. E allora non c'è da meravigliarsi se il bambino fa difficoltà a farsi visitare e curare. Il modo migliore di trattare un bambino malato consiste nel fare appello alle sue capacità di comprensione e di ragionamento, ossia nel persuaderlo della necessità di lasciarsi esaminare dal medico e di affrontare tutte le cure necessario per giungere alla guarigione. Si può anche fare appello ai suoi sentimenti di affetto per i genitori, al suo desiderio di avere un balocco o di tornare a giocare con i compagni, al suo timore di subire cure più serie se non guarisce.

Se poi tutti questi accorgimenti falliscono (il che avviene il più delle volte quando il bambino deve fare una iniezione o prendere una medicina sgradevole), non resta altro che usare l'imposizione per agire con energia e rapidità. Di fronte alla malattia, ogni incertezza è dannosa. E questo vale anche nel caso che il medico consigli il ricovero del bambino in ospedale.





   

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