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Prima infanzia e malattie più frequenti: adenoidi, crosta lattea, dispepsia acida o semplice, enteretiti, enterocoliti, enuresi essenziale, eritema gluteo, gastroenterite tossica, otite, paura notturna.

Prima infanzia e malattie più frequenti: adenoidi, crosta lattea, dispepsia acida o semplice, enteretiti, enterocoliti, enuresi essenziale, eritema gluteo, gastroenterite tossica, otite, paura notturna.

Le malattie che possono colpire il bambino durante la prima infanzia sono molteplici e di svariata natura. Le più frequenti e spesso più gravi sono le malattie dell'apparato digerente (gastroenteriti, enteriti, enterocoliti) e quelle dell'apparato respiratorio (bronchiti, broncopolmoniti, pleuriti). Le malattie dell'apparato digerente nella prima infanzia potrebbero essere evitate in gran parte con una più esatta e più diffusa osservanza delle norme igieniche, in particolare delle indicazioni e della tecnica dell'allattamento artificiale. Pure le malattie dell'apparato respiratorio potrebbero essere evitate in buona parte mediante la diffusione di esatte norme di igiene infantile. Ed ecco, in ordine alfabetico, un elenco di malattie fra le più frequenti e più tipiche della prima infanzia.

Adenoidi Vegetazioni
Sono costituite da tessuto linfatico, cresciuto in eccesso tra la faringe e il canale nasale, che ostacola il passaggio dell'aria attraverso il naso e induce il bambino a respirare in prevalenza con la bocca. Per ciò egli sta spesso con la bocca socchiusa, frequentemente ha una voce nasale con difficoltà a pronunciare le lettere m e n; quando dorme ha il respiro russante, tiene la bocca aperta e il suo sonno è agitato. A causa dell'ostacolo alla respirazione nasale, il bambino adenoideo soffre di una deficienza respiratoria polmonare, la sua gabbia toracica si sviluppa scarsamente, spesso ha deformazioni del palato, denti erosi, è anemico, ha peso e statura minori del normale e può avere anche un grado di sordità di cui i genitori non si accorgono. Inoltre la massa delle adenoidi provoca accessi di tosse stizzosa specialmente alla notte, favorisce processi infiammatori acuti (adenoiditi), febbrili e catarrali della faringe, diventa il ricettacolo di germi che causano infezioni locali (tonsilliti, ecc.), otiti, bronchiti e malattie generali anche gravi. L'unica cura delle adenoidi è l'asportazione chirurgica che però deve essere decisa caso per caso: se le adenoidi sono moderate e non danno complicazioni, si può attendere fino alla pubertà che in genere provoca la loro involuzione; se invece danno complicazioni, occorre non esitare nel rivolgersi al pediatra ed eventualmente allo specialista (otorinolaringoiatra) per consiglio e per l'eventuale intervento chirurgico.

Crosta lattea
Molti lattanti hanno la diatesi essudativa, cioè la predisposizione ereditaria all'essudazione (da non confondersi con la sudorazione) per cui la pelle tende ad ammalarsi di crosta lattea, eczema e intertrigine e le mucose a produrre catarri intestinali, naso-faringei e bronchiali. La manifestazione più frequente, nel primo trimestre di vita, è la dermatite seborroica: il lattante presenta arrossamenti cutanei specialmente sulla fronte, la pelle appare lucente, un poco untuosa. Poi alle sopracciglia e fra i capelli si formano a poco a poco croste sempre più spesse e asciutte, fino a che il cuoio capelluto appare ricoperto, in parte o totalmente, da una specie di cuffia crostosa: la cosiddetta crosta lattea. Ad essa può associarsi l' intertrigine: dietro il padiglione delle orecchie e nelle pieghe della pelle (mento, ascelle, inguini, gomiti, ginocchia) e si manifestano arrossamenti e macerazioni, in particolare alle natiche per il concorso delle urine e delle feci. La dermatite seborroica non da prurito, a meno che. verso il terzo mese di vita, porti con sé l'eczema che colpisce di preferenza le guance, i lombi e le gambe : si formano dapprima delle macchioline rossicce, rilevate e molto pruriginose che si rompono, lasciando fuoriuscire un poco di siero che poi si asciuga lasciando delle croste. L'eczema da un intenso prurito al bambino che, nel grattarsi, può prodursi infezioni della pelle dette impetigini. La cura medicamentosa della diatesi essudativa, cioè delle sue manifestazioni a carico della pelle del bambino (dermatite seborroica, crosta lattea, intertrìgine, eczema) è di competenza del medico. Tuttavia la mamma deve collaborare tenendo il bimbo in un ambiente meno polveroso possibile e dove la temperatura non sia troppo calda. Inoltre al bambino deve essere continuato il bagno quotidiano, ma senza usare sapone dove la pelle appare irritata, proteggendo dall'acqua le aree eczematose mediante un unguento grasso, pulendo con cura le pieghe cutanee. Per impedire che il bimbo si gratti, si può ricorrere all'accorgimento di puntare le maniche al corpetto con spille di sicurezza, oppure di infilare alle maniche dei tubi di cartone che impediscano la flessione totale dei gomiti. Errori da evitare: maglie di lana in contatto diretto con la pelle e privazioni alimentari. Queste, in particolare. sono ancora molto praticate perché fra le mamme è diffusa l'opinione che la crosta lattea e le altre manifestazioni della diatesi essudativa siano dovute a fermentazioni intestinali tossiche, a intolleranza del bambino per il latte materno o artificiale o per altri alimenti, ecc. Ne conseguono, per iniziativa materna, riduzione o cambiamento del latte, diete diminuite, uniformi, povere di condimenti, uso e abuso di purganti e « disinfettanti » dell'intestino. L'errore più grave è quello di privare del latte materno il bambino con diatesi essudativa.

Dispepsia acida
Si verifica nei bambini ad alimentazione artificiale con un contenuto di glucidi superiore a quello che è il limite di tolleranza in rapporto all'età. È un disturbo che si osserva con una certa frequenza perché spesso le mamme, nell'intento di « superalimentare » il bambino, commettono errori dietetici di questo tipo. I sintomi principali sono: pallore cutaneo accentuato, occhi infossati e alenati, irrequietezza, vomito, diarrea con feci liquide, mucose, acide. Il trattamento terapeutico, da eseguire su indicazione del pediatra, consiste nel sospendere immediatamente l'alimentazione per istituire una dieta idrica di 12-24 ore. La rialimentazione consiste in una dieta quasi esclusivamente protidica, cominciando da piccole dosi e aumentando gradualmente con prudenza.

Dispepsia semplice
Insorge nei bambini alimentati con quantità eccessive di latte di mucca, oppure se questo latte viene somministrato non opportunamente diluito ne convenientemente zuccherato. I sintomi più importanti sono: accrescimento in genere scarso o arrestato, pallore della pelle e delle mucose, feci grigiastre, asciutte, fetide. Benché la dispepsia semplice non si manifesti con sintomi acuti, è un disturbo molto importante perché, oltre all'arresto dell'accrescimento, provoca anche rachitismo e scarsa resistenza alle infezioni. La dispepsia semplice si corregge sotto la guida del pediatra, diminuendo la quantità di latte di mucca, dando un latte parzialmente scremato, aumentando la quantità di glucidi, somministrando vitamine A e D.

Enteretiti - Enterocoliti
Fra le malattie intestinali della prima infanzia, si annoverano le enteriti e le enterecoliti infettive, cioè causate da germi (della dissenteria, del tifo, del paratifo, streptococco, stafilococco, ecc.) contenuti in alimenti inquinati oppure in oggetti che il bambino introduce in bocca. L'aspetto del bimbo è caratteristico: faccia sofferente, occhi infossati, pelle e mucose asciutte, febbre. Dopo 24-48 ore dalla manifestazione febbrile, cominciano i sintomi caratteristici dell'infezione sotto forma di diarrea con feci molto mucose, pus e sangue. Il numero delle scariche può raggiungere le 12-16 nelle 24 ore. Infine esse contengono solo muco-pus e sangue e sono molto dolorose. La cura delle enteriti e delle enterocoliti infettive deve tenere conto sia del fattore intestinale (trattamento come nelle intossicazioni alimentari) sia del fattore infettivo (somministrazione di antibiotici, chemioterapici, ecc.).

Enuresi essenziale
È l'incontinenza urinaria, involontaria e il più delle volte notturna, causata non da alterazioni organiche ma da disturbi neuropsichici, la quale si osserva frequentemente nel bambino dopo che, verso i due anni, ha acquistato il controllo delle evacuazioni urinaria e intestinale. Tale controllo, che è dapprima diurno e poi notturno, avviene in modo graduale. Ma se l'enuresi notturna, che avviene cioè durante il sonno, persiste o ricompare ad intervalli, è necessario sottoporre il bambino all'esame medico per accertare se si tratta (come il più delle volte accade) di enuresi essenziale, oppure di enuresi sintomatica di qualche seria malattia del sistema nervoso (come l'epilessia) o del ricambio (come il diabete) o di altra natura e sede. Le cause alle quali l'enuresi essenziale è stata attribuita sono numerose, ma non vi è dubbio che ad essa concorrono errori di allevamento e di educazione e condizioni ambientali sfavorevoli al sano accrescimento organico e mentale del bambino. A questi errori si aggiungono poi i metodi coercitivi per indurre il bambino a non bagnare il letto: rimproveri, umiliazioni, castighi che sono sempre mutili e dannosi. L'enuresi essenziale si può prevenire sia abituando il bambino a una vita regolare in tutti gli atti quotidiani (pasti, bagno, sonno ecc.) sia cambiandolo regolarmente in modo che non si abitui a stare con i panni bagnati, sia cominciando a metterlo sul vasetto a ore fisse dal secondo semestre di vita in poi. La terapia dell'enuresi essenziale è di stretta competenza del medico.

Eritema gluteo
È il disturbo cutaneo più frequente nei lattanti : ha sede nella pelle delle natiche e si può estendere agli inguini, alle regioni genitali e alla parte posteriore delle cosce. Nella forma più semplice, l'eritema gluteo appare come un forte arrossamento della pelle, con una leggera tumefazione diffusa, lucida, anche desquamante. Quando è intenso, può diventare sede di vescichette contenenti liquido sieroso che si rompono e sono causa di erosioni della pelle. L'eritema gluteo è provocato da orine e feci che irritano e macerano una pelle costituzionalmente poco resistente o indebolita da diarrea. La cura consiste nella pulizia frequente e accurata della regione glutea con sapone neutro, seguita da una diligente asciugatura, nell'uso di pannolini soffici e ben lavati con sostanze non irritanti, nell'abolizione di calzoncini impermeabili. Se l'eritema è intenso, si deterge la pelle con olio di mandorle dolci o di oliva, si asciuga accuratamente, si stende sulla parte arrossata una pomata all'ossido di zinco e si incipria con polvere minerale.

Gastroenterite tossica
È la più seria fra le malattie della nutrizione nella prima infanzia. La sua origine è complessa e ancora mal conosciuta. Si tratta di una intossicazione alimentare le cui cause principali possono essere esterne (latte inquinato) o interne (aumentata virulenza dei germi intestinali o loro alterata distribuzione, intolleranza del bambino verso l'alimento, disturbi intestinali per complicanze di influenza, otite, broncopolmonite). Molto importante è anche l'azione del calore estivo sull'organismo del bambino, in particolare del lattante: infatti la gastroenterite tossica si verifica con maggiore frequenza durante l'estate. I sintomi della gastroenterite tossica sono prevalentemente a carico del sistema nervoso, dello stomaco e dell'intestino. A carico del sistema nervoso si notano annebbiamento della sensibilità, sguardo assente e fisso nel vuoto, atteggiamenti particolari di cui tipico è il cosiddetto « atteggiamento da schermidore » con le braccia alzate, flesse e immobili. A carico dello stomaco e dell'intestino si notano vomito e diarrea: il vomito è continuo e si verifica immediatamente dopo i pasti, come anche a stomaco vuoto; la diarrea è caratterizzata da feci liquide, acquose, verdastre o giallastre, con poco muco. Le scariche sono 8-12 nelle 24 ore. A questi sintomi si uniscono: febbre, pelle pallida, grigiastra, arida, mucosa della bocca asciutta. Il primo provvedimento da prendere consiste nel sospendere l'alimentazione e nell'istituire una dieta idrica per 20-30 ore, allo scopo di liberare l'intestino da residui alimentari che costituiscono un ottimo pascolo per i germi. In genere, nei casi non gravi si nota che con il procedere della dieta idrica i sintomi tossici diminuiscono e si assiste a un rapido miglioramento delle condizioni generali. La ripresa alimentare, che deve essere fatta non oltre 24-30 ore dopo, va attuata tenendo conto dei limiti di tolleranza del bambino verso l'alimento, e perciò si inizia con piccole dosi di alimento protidico (latticello, paracaseinato di calcio) e di zucchero, continuando a somministrare acqua con una certa abbondanza. La dieta viene poi aumentata e completata molto lentamente, con un vigile controllo delle condizioni gastro-enteriche. La cura del bambino colpito da gastroenterite tossica deve essere sempre stabilita e seguita dal medico e nei casi più seri è opportuno il ricovero in clinica pediatrica.

Otite
Di solito è secondaria a malattie infettive acute come rino-faringite acuta febbrile (la più frequente, spesso provocata dall'influenza), bronchite, polmonite, broncopolmonite, morbillo, scarlattina. L'otite (precisamente l'otite media acuta) insorge all'improvviso, con dolore che fa gridare il bambino il quale porta le mani all'orecchio o se lo stropiccia contro il guanciale. La febbre è spesso presente e si eleva se già si era manifestata. Quando il dolore non è spontaneo, può essere provocato premendo l'orecchio. Se il bambino soffre di otite, in attesa del medico la mamma può cercare di calmarlo con impacchi caldo-umidi rinnovati sovente. Nella maggior parte dei casi, l'otite si risolve in pochi giorni con tarmaci adatti (antibiotici, ecc.) o come otite catarrale. Un decorso particolare ha l'otite media nei lattanti deboli e denutriti : è insidiosa perché decorre quasi in assenza di dolore e di febbre, ma può essere accompagnata da diarrea lieve o forte.

Parotite epidemica
Detta popolarmente orecchioni, è una malattia infettiva, contagiosa, epidemica che si manifesta con una tumefazione dolorosa delle ghiandole salivari, soprattutto delle parotidi che sono situate sotto l'orecchio. La tumefazione può comparire da entrambi i lati contemporaneamente, oppure prima da un lato e poi dall'altro. In genere, al terzo giorno il gonfiore raggiunge il massimo e può interessare anche le ghiandole salivari sottomascellari e sottolinguali. La Febbre non manca mai e a volte è modesta, a volte molto elevata. Di solito la parotite epidemica è una malattia benigna per il bambino il quale, dopo la guarigione, ne acquista l'immunità permanente. Lo stesso accade se la parotite epidemica si contrae in altra età: ma se ciò accade dopo l'adolescenza, è più facile che insorgano complicazioni, soprattutto a carico degli organi genitali (orchite nel maschio, ovarite nella femmina). La malattia è causata da un virus e la trasmissione avviene direttamente dal malato al sano mediante le goccioline di saliva che vengono emesse parlando, starnutendo ecc. La contagiosità, massima nel principio, dura regredendo per due o tré settimane. Il periodo di incubazione è di 18-22 giorni. La parotite epidemica può essere prevenuta mediante un vaccino che però non è ancora entrato nell'uso. La guarigione avviene in modo spontaneo perché non esistono medicine specifiche. Tuttavia, quando il bambino si ammala di parotite, la mamma deve tenerlo prudentemente a letto e chiamare il medico.

Paura notturna
È una manifestazione neuropsichica che può verificarsi già nella prima infanzia e che impressiona fortemente la mamma: il bambino sta dormendo e improvvisamente (nelle prime ore di sonno per lo più) si agita, geme, poi si mette di colpo a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, fissi, chiama la mamma e balbetta parole incomprensibili, in uno stato di semi-incoscienza, fra il sonno e la veglia. Può avere anche un eccesso di pianto convulso, di tremore e di forte agitazione; ma ben presto esce dal suo incubo e, rassicurato dalla presenza della madre, si riaddormenta. Questa crisi di paura notturna può essere occasionale e spesso in relazione con racconti o spettacoli che hanno impressionato il bambino durante il giorno. Ma può anche accadere che la crisi si ripeta con regolarità per un certo tempo e a ora fissa. Le cause sono varie: inizio o convalescenza di una malattia infettiva, malattie del sistema nervoso, ma il più delle volte si tratta di bambini emotivi, impressionabili, vittime di conflitti psichici o di un ambiente familiare sgradevole. Se le crisi di paura notturna persistono, è necessario consultare il pediatra ed eventualmente lo specialista di psicologia infantile.

Pertosse
Detta anche « tosse convulsiva », è una malattia contagiosa causata da un virus che si trova nel muco faringeo dei malati, soprattutto all'inizio. Il contagio è sempre diretto, cioè avviene mediante la diffusione, da un bambino all'altro, di goccioline di saliva o di muco. Dopo sei settimane dall'inizio della malattia, anche se gli accessi di tosse persistono, il malato non è più contagiante. L'incubazione, cioè il periodo che va dal momento del contagio all'insorgenza dei primi sintomi, è di 7-14 giorni. Durante il primo periodo della malattia, la diagnosi è difficile perché il bambino tossisce in modo non caratteristico. Invece nel secondo periodo la diagnosi è facile e può essere fatta, prima ancora che dal medico, dalla stessa mamma; in questo stadio, detto « convulsivo », il bambino tossisce più di notte che di giorno; dopo molti colpi di tosse, durante i quali diventa rosso-violaceo, riesce a fare una inspirazione spasmodica, urlante, ed emette un catarro biancastro, vischioso; dopo un attimo di calma, l'accesso di solito si ripete. Spesso, alla fine dell'attacco di tosse, il bambino vomita. Segue un periodo senza accessi che può durare anche varie ore. In genere, i bambini nervosi hanno forme violente e protratte di pertosse, molto vomito e, anche dopo che ne sono guariti, persistono a tossire in modo convulsivo in occasione di un raffreddore o di una faringite. La pertosse può essere evitata con l'apposito vaccino che oggi può venire inoculato insieme con quelli antidifterico e antitetanico. Le eventuali complicazioni di questa malattia sono validamente combattute per mezzo degli antibiotici. Il bambino colpito da pertosse deve fare vita igienica, essere portato il più possibile all'aria aperta e un cambiamento di clima (mare o alta montagna) gli può giovare. Se vomita molto è opportuno alimentarlo con pappe dense o con cibi solidi e secchi.

Rachitismo
È una malattia caratterizzata da disturbi dello Sviluppo generale e dello scheletro in particolare. Oggi è molto meno diffusa di un tempo, tuttavia si osserva ancora con una certa frequenza nei bambini allattati artificialmente, più di rado in quelli ad allattamento naturale. Nel primo trimestre di vita, le ossa che manifestano con più evidenza sintomi di rachitismo sono quelle del cranio: la fontanella anteriore si presenta più ampia del normale e a bordi molli, le ossa parietali mostrano zone di rammollimento. In seguito le ossa del cranio si consolidano, ma in modo anormale. Anomalie si verificano anche a carico della dentizione, che in genere avviene in ritardo, spesso i denti sono fragili e si cariano con grande facilità. Il rachitismo altera anche la forma del torace, dello sterno, della colonna vertebrale, del bacino e delle gambe. Oltre all'apparato scheletrico, tutto l'organismo risente del processo rachitico con ritardo o arresto dell'accrescimento, anemia e mancanza di difesa contro le più comuni infezioni. Il rachitismo è provocato da deficienza di vitamina D. Quindi può essere prevenuto o curato sia con la somministrazione di questa vitamina, sia con l'esposizione del bambino ai raggi solari (bagni di sole) nei quali sono presenti le radiazioni ultraviolette che hanno azione antirachitica appunto perché consentono all'organismo stesso di fabbricarsi la vitamina D che gli necessita per la crescita e il consolidamento normali dello scheletro.

Tetania
Consiste in una particolare ipereccitabilità neuromuscolare, caratterizzata da manifestazioni spasmodiche e convulsive. È più frequente nei bambini allattati artificialmente, spesso associata con il rachitismo e come questo intimamente connessa con deficienza di vitamina D. La tetania si verifica più spesso tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. Tra le sue manifestazioni più frequenti si riscontra uno spasmo particolare dei muscoli delle braccia e delle gambe. Le contratture poco dolorose, colpiscono simmetricamente gli arti superiori e, meno di frequente, gli inferiori; talvolta braccia e gambe simultaneamente. La tetania si manifesta anche con lo spasmo della glottide, specialmente nel pianto, nel riso, nella tosse e può ostacolare l'inspirazione provocando apnea (mancanza di respirazione) la quale talvolta si prolunga fino a causare convulsioni e svenimento. Altre convulsioni possono precedere o seguire le contratture o essere la sola manifestazione della tetania e in questo caso è difficile distinguerle dall'epilessia. Spasmi dello stomaco (precisamente del piloro o del cardias), dei bronchi, dello sfintere vescicale possono pure venire attribuiti alla tetania. Esiste poi una tetania latente o spasmofilia che viene messa in evidenza dal medico percuotendo o elettrizzando determinati nervi. Poiché abitualmente la tetania è legata a disturbi nel ricambio del calcio, la sua cura si basa sulla somministrazione di sali di calcio e di vitamina D. In passato, la tetania infantile era frequente fra i bambini tenuti ad alimentazione lattea esclusiva e prolungata o con alimentazione povera di calcio. Tuttavia la scarsità di vitamina D ha ancora una parte importante nell'insorgenza degli spasmi muscolari, i quali possono essere prevenuti appunto con la somministrazione giornaliera di vitamina D fin dai primi mesi di vita.

Malattie esantematiche
Tra le malattie infettive acute che possono colpire il bambino, ve ne è un gruppo caratterizzato da una manifestazione co­mune: una eruzione cutanea o « esantema », per cui queste malattie — che sono il morbillo, la rosolia, la scarlattina e la varicella — vengono dette appunto « esantematiche ». Si tratta di malattie contagiose che non è possibile prevenire con la vaccinazione (il vaccino contro il morbillo e la rosolia, messi a punto di recente, hanno ancora scarsa diffusione) ma dalle quali il bambino si immunizza naturalmente ammalan­dosi: infatti, con la guarigione, il suo organismo acquista di regola la capacità di difendersi per tutta la vita dalle ma­lattie esantematiche superate nell'infanzia. Occorre che la mamma impari a riconoscere fin dall'inizio queste malattie che, se trascurate o mal curate, possono pro­vocare nel bambino complicazioni talvolta gravi. È sempre op­portuno rivolgersi al medico che indicherà la terapia più adatta e sorveglierà il decorso della malattia. Si tenga pre­sente che le malattie esantematiche sono soggette a denuncia obbligatoria all'Ufficio di Igiene e al medico provinciale. Inol­tre è obbligatorio che il bambino trascorra un periodo di iso­lamento anche dopo la guarigione per evitare che propaghi il contagio fra altri bambini.





   

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