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Dalla sala di preanestesia a quella dell'anestesia vera e propria alla camera operatoria e quindi al letto di degenza postoperatoria: come viene svolto l'intervento chirurgico.

Dalla sala di preanestesia a quella dell'anestesia vera e propria alla camera operatoria e quindi al letto di degenza postoperatoria: come viene svolto l'intervento chirurgico.

L'intervento chirurgico, di qualunque natura esso sia, è un'attività della medicina che richiede il lavoro coordinato e preciso di molte persone, ognuna delle quali è specializzata in un determinato compito. Un intervento chirurgico esige una preparazione meticolosa e precisa, ma capita molto spesso che il paziente arrivi all'ospedale portato il più velocemente possibile da una autolettiga: è questa la classica urgenza chirurgica che può riguardare il cuore, o il cervello, o il rene, cioè quegli organi il cui blocco provoca nel giro di pochi minuti la morte del paziente, oppure una ricostruzione di alcune parti del corpo rimasto vittima di un trauma violento. In questi casi non è possibile preparare l'intervento e questa è la ragione per cui il reparto di chirurgia deve funzionare in modo cronometrico e ogni membro del personale deve già sapere cosa fare e come farlo. Quando il paziente, sia o no un caso urgente, viene avviato verso il blocco operatorio, il percorso che seguirà sarà sempre lo stesso; la prima tappa sarà quella della preanestesia. E un momento delicato soprattutto psicologicamente, perché il paziente è sul punto di passare dallo stato di veglia cosciente a quello di incoscienza, necessario non solo per non fargli avvertire dolore, ma anche per permettere al chirurgo di lavorare su un corpo rilassato, cosi che i movimenti della sua mano possano risultare i più sicuri e precisi possibili. Nella preanestesia viene iniettata una sostanza blandamente anestetica che ha una azione fondamentalmente depressiva sul sistema nervoso centrale, rallentandone la funzione.

L'anestesia rappresenta una fase assolutamente necessaria per l'esecuzione dell'intervento chirurgico e certamente uno dei momenti più delicati, poiché l'introduzione della sostanza anestetica deve essere accuratamente calcolata per quello che riguarda la sua durata, la sua profondità e gli eventuali effetti collaterali sull'organismo del paziente. L'anestesia viene somministrata mediante apparecchi attualmente molto perfezionati, che permettono una erogazione automatica della sostanza anestetica e un controllo della respirazione del paziente in modo da garantire la corretta quantità di prodotto anestetico. Naturalmente la complessità della macchina che somministra l'anestetico è quasi sempre in relazione alla complessità dell'intervento, fino ad arrivare agli interventi di grande chirurgia dove può essere necessario l'uso di una macchina che assicuri la circolazione extracorporea. Questo tipo di pratica è necessaria quando si opera direttamente sul cuore, che non è quindi più in grado di svolgere la sua funzione di pompa che spinge il sangue nelle arterie. La macchina cuore-polmone è fondamentalmente una pompa che spinge il sangue prelevato dal paziente attraverso un tubo in cui viene fatto gorgogliare e miscelato con una corrente di ossigeno. Cosi ossigenato il sangue arriva ai vari organi e tessuti del corpo cedendo loro l'ossigeno: la macchina quindi oltre a comportarsi come un cuore artificiale si comporta anche come un polmone. Naturalmente si tratta di macchine che vengono costruite con cura artigianale. Esse non possono fallire perché ne andrebbe della vita del paziente. Rimangono comunque dei problemi, primo fra tutti quello della eventuale formazione di coaguli: si tratta il paziente con una sostanza anticoagulante, anche se tutte le superfici della macchina che vengono a contatto con il sangue sono rivestite di silicone, una sostanza estremamente liscia che riduce al minimo il pericolo di coaguli.

Una volta praticata l'anestesia il paziente è pronto per l'intervento vero e proprio: è il momento dell'intervento della mano del chirurgo e dei suoi ferri, dal bisturi, alla pinza per le suture, agli aspiratori in funzione continua per eliminare dal campo operatorio l'eccesso di sangue. Nel campo della strumentazione chirurgica sono stati fatti grandi progressi soprattutto per quello che riguarda il bisturi, che è ancora lo strumento fondamentale, con cui si incide e che apre la strada alla mano del chirurgo. Al bisturi manuale si è affiancato oggi il bisturi elettrico, dove l'azione di taglio viene effettuata da una punta incandescente che ha anche il vantaggio di ottenere l'immediata cauterizzazione della ferita aperta. Ultimo ritrovato dello strumentario chirurgico è il bisturi a laser, che però viene usato solo in alcuni interventi particolari, dove è necessario operare su un campo piccolissimo e con estrema precisione, come nel caso della chirurgia oculare. Quando il chirurgo opera, attorno a lui si trovano gli assistenti, il cui numero varia a seconda della complessità dell'intervento, e le infermiere specializzate che supportano il suo lavoro, fornendo rapidamente gli strumenti necessari, ferri, garza, cannule ecc. Una volta terminato l'intervento e ricucita la ferita del paziente, questi viene riportato in camera, se l'intervento non era di grande entità, oppure in una sala di monitoraggio continuo, se l'intervento era di grande importanza. Solo dopo che il decorso postoperatorio si è dimostrato favorevole e gli organi fondamentali stanno riprendendo una normale funzionalità, il paziente viene avviato nella camera di degenza dove rimarrà fino alle sue dimissioni. Dopo l'intervento, la gestione sanitaria del malato ritorna nelle mani di medici non chirurghi, che controllano il decorso postoperatorio e stabiliscono la terapia di sostegno fino alla completa riabilitazione.





   

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