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Tachicardia parossistica sopraventricolare: cause, rischi e sintomi.

Tachicardia parossistica sopraventricolare: cause, rischi e sintomi.

La tachicardia, e precisamente quella detta parossistica è l'accelerazione parossistica della frequenza delle contrazioni cardiache, che inizia e termina bruscamente. Si distinguono forme sopraventricolari e forme ventricolari.

TACHICARDIA SOPRA VENTRICOLARE
È caratterizzata da contrazioni cardiache accelerate e a ritmo assolutamente regolare che raggiungono la frequenza di circa 160 al minuto e di rado oltrepassano i 200, mentre nei bambini si riscontrano frequenze di 250-300. L'attacco dura pochi minuti o più spesso alcune ore, di rado qualche giorno. L'intensità dei sintomi funzionali dipende dalla sensibilità individuale, dalle condizioni dell'apparato cardiocircolatorio, dalla frequenza del ritmo parossistico e dalla durata dell'attacco. Vi sono individui che non si accorgono della tachicardia, altri che l'avvertono ma sono in grado di continuare le loro occupazioni, altri che sono costretti a letto. L'inizio della crisi è avvertito come uno scatto o un colpo, seguito da palpitazioni regolari che si attenuano a mano a mano che la crisi si prolunga. La tachicardia può essere accompagnata da nausea, torpore, vertigini, lipotimia (perdita parziale della coscienza), dolori cardiaci, i quali, se sono lese le coronarie, possono essere anginosi. La tachicardia sopraventricolare ha cause sconosciute. Si osserva in assenza di qualsiasi lesione cardiovascolare o anche sovrapposta alle più varie cardiopatie, e in particolare ai vizi mitralici di origine reumatica o nell'ipertiroidismo. La prognosi immediata è favorevole. Anche la prognosi a distanza è favorevole, se non esistono lesioni cardiovascolari, perché gli attacchi tendono a sparire con l'età.

TACHICARDIA VENTRICOLARE
È caratterizzata da contrazioni cardiache accelerate e a ritmo apparentemente regolare che raggiungono la frequenza di 140-200 al minuto. A differenza dalla tachicardia sopra-ventricolare, l'inizio e la fine dell'attacco non vengono nettamente percepiti dal malato. La crisi provoca spesso un malessere molto forte con grave caduta della pressione arteriosa e di conseguenza vertigini, lipotimia, sincope cardiaca (con perdita improvvisa e totale della coscienza). Di regola, la tachicardia ventricolare si osserva in un cuore gravemente leso da un infarto o in stato di grave insufficienza. La prognosi è spesso riservata. La morte può avvenire durante una crisi perché sopraggiunge la fibrillazione ventricolare (azione incoordinata dei ventricoli che ostacola la circolazione sanguigna e provoca l'arresto del cuore). Se il soccorso è rapido, a volte la fibrillazione ventricolare può essere arrestata, riportando i ventricoli al loro funzionamento normale, per mezzo di tarmaci e in particolare di un apposito apparecchio elettrico detto “defibrillatore cardiaco”.





   

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