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Le infezioni da Chlamydia trachomatis.

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Le infezioni da Chlamydia trachomatis.
Qual è la causa? La Chlamydia trachomatis è un microrganismo che, a dispetto del suo bel nome che può far pensare più a un fiore delicato che a un germe, è uno dei più pericolosi agenti trasmessi sessualmente: l'infezione da esso causata è ad andamento subdolo, lascia gravi reliquati permanenti, è molto diffusa e la sua frequenza è in continuo aumento soprattutto tra i giovani. La Chlamydia trachomatis si trasmette quasi esclusivamente per via sessuale. Come si manifesta e come si evolve? Il periodo di incubazione è estremamente variabile, da pochi giorni a più di 1 mese; durante questo periodo il soggetto è inconsapevole fonte di diffusione della malattia. I sintomi dell'infezione sono, del resto, piuttosto banali.

Nell'uomo vi è solitamente una infezione dell'uretra caratterizzata da bruciori alla minzione e dall'emissione, soprattutto al mattino, di una secrezione chiara, viscosa, intermittente; se non viene curata può durare per mesi o per anni con fasi di apparente guarigione che si alternano capricciosamente a ricadute.

I sintomi possono essere anche molto blandi, limitandosi all'emissione di una sola goccia di secrezione al mattino o di bruciori senza perdite. Tra il 5 e 1'8 per cento dei soggetti sono portatori asintomatici della malattia; nel 5 per cento dei casi l'uretrite si manifesta in forma acuta, con emissione di pus, come nella gonorrea. Una infezione non curata, perché misconosciuta o trascurata, può comportare la risalita dei microrganismi lungo le vie genitali fino alla prostata, alle vescichette seminali, all'epididimo, provocando infezioni croniche di questi organi che sono causa di sterilità maschile. Talvolta (nel 4 per cento dei casi) l'infezione cronica dell'uretra può provocare un restringimento del canale ostacolando la normale emissione dell'urina.

Nella donna i sintomi sono ancora più subdoli e sfumati: oltre l'uretra il germe colonizza il canale cervicale provocando una cervicite. Tuttavia i sintomi uretrali sono piuttosto infrequenti e solo la metà delle donne affette presenta saltuariamente perdite vaginali di essudato biancastro (leucorrea) proveniente dal canale del collo dell'utero, sede dell'infezione. In più del 30 per cento delle donne affette non sono presenti chiari sintomi uretrali, vaginali o vulvari, tali da spingerle a una consultazione specialistica. È soprattutto per questo motivo che le infezioni uretrali e cervicali vengono spesso trascurate e la Chlamydia può risalire le vie genitali provocando infezioni dell'endometrio (endometriti) e delle tube (salpingiti), che coinvolgono frequentemente anche l'ovaio e il peritoneo pelvico (annessiti e peritoniti).

Anche queste infezioni possono decorrere in maniera asintomatica o con sintomi lievi: ne derivano, a causa della retrazione cicatriziale che consegue all'infiammazione, occlusioni o restringimenti delle tube o aderenze che ne ostacolano la motilità. La sterilità permanente, le gravidanze extrauterine, il dolore pelvico cronico sono le gravi sequele lasciate dall'infezione, tanto più gravi sul piano sociale quanto più è giovane l'età della donna che ne ammala. Sembra, inoltre, che una infezione cronica del collo dell'utero da Chlamydia possa favorire l'insorgenza del carcinoma cervicale.

Qualora una donna che alberga la Chlamydia trachomatis nel suo canale cervicale riesca a concepire e poi partorire, il neonato può restare contagiato dal passaggio attraverso i genitali materni e ammalare di congiuntivite (nel 60 per cento dei casi) o polmonite (nel 20 per cento dei casi).

Come si cura? Esistono antibiotici particolarmente efficaci per la cura dell'infezione da Chlamydia trachomatis, tuttavia questa malattia è al giorno d'oggi tra le più importanti sul piano sociale perché, per il decorso subdolo, viene riconosciuta e quindi trattata solo tardivamente quando il danno può essere già irrimediabile.

   

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