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In caso di insonnia l'uso dei sonniferi va deciso e seguito dal medico e mai protratto a lungo.

In caso di insonnia l'uso dei sonniferi va deciso e seguito dal medico e mai protratto a lungo.

Capita a tutti, qualche volta, di avere voglia di dormire e di non riuscirci. L'insonnia è proprio l'incapacità di addormentarsi, nonostante se ne avverta il bisogno. È un fenomeno diffusissimo. Ma bisogna fare alcune precisazioni. L'insonnia totale, vera e propria malattia, è rara. Più frequente è il caso delle persone che, a un certo punto della loro vita, non riescono a dormire quanto e come vorrebbero. C'è addirittura chi, abituato a prendere sonno appena poggiata la testa sul cuscino, chiama insonnia la mezz'ora che precede il sonno. Cominciamo allora col dire che l'insonnia è più un sintomo che una malattia. È il segnale che qualcosa, di fisico o di psicologico, sta disturbando i propri ritmi abituali.

Un soggetto adulto dorme in media dalle sei alle otto ore. Quando non si riesce più a farlo, e ci si alza stanchi, di malumore, con gli occhi cerchiati, la prima cosa da chiedersi è: c'è forse qualcosa che mi da ansia? In moltissimi casi infatti l'insonnia si accompagna a una patologia ansiosa. In altri casi invece è sintomo di una depressione. Quando si ha il sospetto che l'insonnia non sia un disturbo transitorio, è meglio parlarne al medico. Egli attraverso altri elementi, potrà capire se l'ansia o la depressione siano responsabili della veglia notturna. Ci sono anche delle insonnie dovute a motivi fisici, per esempio a malattie infettive, a malattie endocrine, a intossicazioni da farmaci o da alcol.

Il sonnifero può diventare un'abitudine, fisica e psicologica. Si può avere bisogno di dosi sempre più alte. E, soprattutto, si rischia di tamponare il problema "insonnia" senza curarlo per davvero. Quindi l'uso dei sonniferi va seguito dal medico e mai protratto a lungo. Ma nel valutare la propria insonnia bisogna essere obiettivi. Per esempio, pensare di dormire le nove dieci ore della giovinezza è una pretesa assurda per una persona non più giovane, anche se certi anziani riescono a dormire tantissimo. Ma sono eccezioni. È quindi necessario, quando si parla di insonnia, prendere in considerazione più elementi: lo stato emotivo, l'età e poi le condizioni ambientali. Spesso l'insonnia deriva da motivi futili. Ci sono persone che invitate qualche giorno in campagna, non riescono a dormire perché non sentono i rumori della città.

Il sonno è sempre legato a un rituale personale. Si dice spesso che "cambiare letto" crea insonnia. È evidente che è un fatto puramente psicologico. In realtà si dorme male, o poco, perché ci si sente a disagio lontano dalla propria casa, dalla propria stanza. Se fosse un fatto oggettivo i rappresentanti di commercio e chiunque è costretto a viaggiare per lavoro, sarebbero degli insonni cronici. Basta trasferire i piccoli riti altrove e il sonno torna. Sarebbe bene comunque imparare fin dall'infanzia alcune regole che agevolano il riposo. Meglio un letto duro che uno soffice. Dormire in una stanza ben aerata è fondamentale. Garantirsi il giusto livello di calore, scegliendo, a seconda delle stagioni, le coperte della pesantezza adatta.

Prima di andare a letto, se si hanno problemi di insonnia, è bene fare un bagno caldo, profumato di lavanda. Ottime anche le tisane: camomilla, fiori di tiglio, di arancio. Rimedio sommo è un bicchiere di latte tiepido con miele. Sembra che riporti al periodo dell'infanzia inducendo serenità e relax. In ogni caso è sconsigliabile restare a letto se il sonno tarda. Meglio alzarsi e leggere, ascoltare musica, scrivere. Bisogna tornare a letto solo quando gli occhi si fanno pesanti. Evitare i sonnellini pomeridiani: si altera il ritmo della giornata, si favorisce un nuovo episodio d'insonnia. Ma più di tutto è necessario capire il motivo reale all'origine dell'insonnia.





   

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