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Quali sono i sintomi delle fobie più comuni come la claustrofobia e l'agorafobia? La fobia è una malattia accompagnata da ansia.

Quali sono i sintomi delle fobie più comuni come la claustrofobia e l'agorafobia? La fobia è una malattia accompagnata da ansia.

Tutti conoscono qualcuno che non prende mai l'ascensore, che detesta le cabine telefoniche, che si sente soffocare appena, in autostrada, si entra in una galleria. Di questa persona spesso si sorride, pensando che sia capricciosa. In realtà, invece, soffre di un disturbo serio, di una fobia. La fobia è una paura irrazionale, persistente, suscitata da particolari oggetti o da certe situazioni, ha un carattere patologico ed è accompagnata da una fortissima ansia. Una fobia porta a reazioni del tutto spropositate, e chi ne soffre non riesce a calmarsi ne con la ragione, ne con la persuasione. Uscita poi dallo stato di emergenza, la stessa persona riconosce di aver avuto atteggiamenti esagerati e irrazionali. Ma, in preda alla fobia, non riesce a dominarsi. L'origine di questo disturbo spesso è remota, sepolta nell'inconscio.

Per questo un individuo che si accorga di cadere preda di terrori immotivati e angoscianti fa bene a consultare uno psicologo. La fobia, per quanto possa sembrare assurda e ingiustificata, è una malattia accompagnata da ansia che va capita e curata adeguatamente. Tra le fobie più comuni si conoscono la claustrofobia e l'agorafobia. La claustrofobia è la paura di tutti gli ambienti piccoli e chiusi, oppure troppo affollati. Ricorda la paura, molto più normale, che manchi l'aria e che, schiacciati dalla folla, si possa soffocare. Solo che, nel fobico, il terrore di restare imprigionato, praticamente senza scampo, rasenta la sensazione di sentirsi sepolto vivo. Per chi soffre di claustrofobla anche le piccole cose diventano un dramma; salire su un autobus affollato, entrare in un negozio stretto, salire una scala buia.

Come si diceva, l'origine delle fobie è profonda e inconscia. Secondo la psicanalisi la fobia del chiuso si collega alle fantasie relative alla vita intrauterina e all'esperienza della nascita. Lo spazio temuto, cioè, rappresenta simbolicamente l'utero, ricordato come un luogo stretto e soffocante. Naturalmente la persona che soffre di claustrofobia non può capire da sola perché viva tanto negativamente la propria nascita e di conseguenza tutto ciò che gliela ricorda. Occorre l'aiuto e tutta l'esperienza di un bravo psicanalista per fare affiorare le paure ancestrali che si trasformano in fobia. L'agorafobia è, all'opposto, il terrore di uscire in uno spazio aperto. Chi ne soffre non riesce a uscire di casa da solo, ad attraversare una piazza, o una strada. È evidente che questa patologia limita moltissimo la vita. Tra l'altro, chi ne viene colpito, spesso tende a minimizzare o a mascherare il suo problema. Piuttosto che uscire o dover affrontare le proprie paure trova mille scuse per restare in casa.

È importante cogliere i sintomi della fobia sul nascere e convincere la persona a recarsi da uno specialista. Secondo la psicanalisi, l'agorafobia nasce dalla paura di trovarsi in situazioni incontrollabili, probabilmente dalla paura di cedere ai desideri erotici. Le due fobie descritte sono quelle più conosciute e che assumono gli aspetti più preoccupanti. Ma ci sono molti altri tipi di fobie. Alcune persone, per esempio, hanno un terrore immotivato di certi animali; non li possono vedere, e neppure sentir nominare, senza provare una grandissima ansia. Altre persone si sentono bloccate in situazioni che, normalmente, possono incutere solo una lieve e ragionevole paura. Per esempio, c'è chi non riesce a prendere l'aereo. O a salire su un grattacielo. Non si tratta di fobie gravi, finché non condizionano seriamente la vita di una persona. Cosa deve fare chi si accorge di cadere in preda al panico in condizioni che altri troverebbero accettabili? Senz'altro non deve fingere con se stesso.

Ne sforzarsi di fare a tutti i costi ciò che lo fa star male. Se la sua paura è una vera e propria fobia cominci a parlarne col medico. Ci sono persone che. per darsi coraggio, ingurgitano alcol e tranquillanti, ma con cattivi risultati, perché al blocco psicologico può aggiungersi un'abitudine pericolosa. Chi vive accanto a una persona sofferente di qualche fobia non deve ne sottovalutare ne deridere il problema. La fobia è una malattia. Va capita, e soprattutto curata.





   

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