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Il colera con la moderna terapia non è più una malattia mortale. Come si trasmette il colera?

Il colera con la moderna terapia non è più una malattia mortale. Come si trasmette il colera?

Il colera è una malattia infettiva acuta caratterizzata nell'uomo, ospite esclusivo del bacillo Vibrio cholerae, a forma di virgola (scoperto da J Koch nel 1883), da una gastroenterite acuta con particolare interessamento dell'intestino tenue. Localizzata ai paesi del Medio ed Estremo Oriente,il colera con la moderna terapia non è più una malattia mortale, ma nei paesi in cui si verificano epidemie che coinvolgono milioni di persone, paesi per lo più sottosviluppati, non essendo possibile applicare una terapia di massa, le vittime sono ancora in numero rilevante. La malattia è provocata dal vibrione colerico, bacillo a forma di bastoncino-lungo 1,5-3 micron, tipicamente incurvato a virgola (bacillo a virgola), che in base al suo potere antigene viene distinto in tre tipi immunologie (Inaba, Ogawa, Hikojima).

Il colera si trasmette ingerendo acqua o molluschi o altri alimenti contaminati. Esordisce dopo pochissimi giorni di incubazione con vomito e diarrea sempre più intensa fino alla completa disidratazione del malato, collasso cardiocircolatorio (per la perdita di potassio), cianosi e coma. In condizioni naturali i vibrioni sono patogeni solamente per l'uomo, ma in particolari situazioni sperimentali sono ricettive anche diverse specie animali (topini, cavie, conigli), pur restando sempre l'uomo il solo trasmettitore dell'infezione. Il vibrione colerico produce una tossina che blocca un sistema di trasporto degli ioni nelle cellule intestinali: ne consegue una diarrea incoercibile.

E fondamentale, come misura terapeutica primaria, l'idratazione del paziente, per compensare le perdite massicce di liquidi (fino a 10-12 litri di acqua al giorno). La terapia consiste inoltre nella somministrazione di antibiotici specifici (tetracicline). Esiste anche un vaccino, valido 6 mesi, essenziale per chi si rechi in viaggio in zone a rischio. La prevenzione consiste nelle più elementari norme igieniche perché il bacillo è poco resistente; sono sufficienti i normali disinfettanti, l'aria aperta, l'esposizione ai raggi solari.





   

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