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L'edema polmonare può essere il sintomo di uno scompenso cardiaco.

L'edema polmonare può essere il sintomo di uno scompenso cardiaco.

L'edema polmonare non è una malattia; è il sintomo, acuto, grave, a volte pericoloso per la vita stessa del paziente di uno scompenso cardiaco. L'edema (tessuto gonfio) è prodotto da una insufficiente azione di pompaggio da parte del ventricolo sinistro, che causa un riflusso di sangue con accresciuta pressione nelle vene polmonari (quelle che portano il sangue ossigenato dai polmoni al cuore). Appena la pressione aumenta nelle vene e nelle loro diramazioni nei polmoni, il liquido si diffonde dai vasi sanguigni agli alveoli, e un accumulo di liquido fa si che i polmoni si gonfino. Quando si verifica un'improvvisa crisi e al malato manca il respiro, si parla di un attacco di edema polmonare. Ciò succede talvolta all'improvviso e senza preavviso a una persona che non sa neppure di essere sofferente di disturbi cardiaci.

Quali sono i sintomi?
Un attacco di edema polmonare si manifesta con una mancanza di respiro che diventa via via più preoccupante nel corso di poche ore. Questo accade spesso nel mezzo della notte, quando il paziente può avere l'angosciosa sensazione di respirare a fatica e si può precipitare fuori dalla camera o verso una finestra aperta. In genere questo sintomo è accompagnato anche da tosse secca e solleticante durante le prime fasi, ma che successivamente può anche dare luogo all'espulsione di espettorato schiumoso e macchiato di sangue. Negli attacchi più gravi il malato può anche diventare cianotico a causa della quantità insufficiente di ossigeno nel sangue.

Quanto è frequente il problema?
Ogni anno in Italia circa 1 persona su 1000 ha un attacco di edema polmonare. Tuttavia gli attacchi non sempre sono gravi.

Che cosa fare?
Al primo segno di improvvisa e grave mancanza di respiro, chiamate subito il medico; un ritardo può essere fatale. Conservate l'espettorato, il cui esame potrebbe essere utile per la diagnosi. Il medico vi controllerà subito la pressione, vi ausculterà il torace e vi chiederà se avete dolori al petto; se alla mancanza di respiro si aggiungono dolori, significa infatti che la causa può essere una trombosi coronarica piuttosto che un edema polmonare. Qual è il trattamento? Autoaiuto: Cercate di rimanere calmi. Invece di restare sdraiati, sedetevi su una sedia: renderà la respirazione meno difficoltosa.

Intervento medico.
Se non si sospetta una trombosi delle coronarie, l'obiettivo principale è di eliminare la mancanza di respiro il più presto possibile. Questo si può, in genere, fare meglio in ospedale, dove al malato può essere dato dell'ossigeno per prevenire l'eventuale cianosi. Il medico ha diverse possibilità di scelta per quel che riguarda l'adozione di un farmaco, da iniettare direttamente in vena per farlo agire più rapidamente. Una delle possibilità è un'iniezione di morfina, che rallenta e approfondisce il respiro. Oppure il medico può preferire un diuretico (che può aiutare l'eliminazione del liquido dai polmoni e rendere cosi più facile la respirazione) oppure un broncodilatatore (che favorisce la dilatazione dei bronchi). Se precedentemente il paziente non è mai stati curato per un disturbo cardiaco, il medico potrà somministrargli un farmaco per rinforzare l'azione del suo cuore. In alcuni casi, se l'attacco di edema polmonare è stato provocato da una infezione, oltre alle altre medicine dovranno essere presi degli antibiotici. Se l'edema polmonare viene curato rapidamente e in maniera efficace, e se non è stato cagionato da una trombosi delle coronarie, resterete in ospedale non più a lungo di una settimana circa. Dopo che avrete lasciato l'ospedale, sarà necessario che il vostro medico continui a curarvi per il disturbo cardiaco di cui soffrite, in modo da diminuire le possibilità che l'edema polmonare si ripeta.





   

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