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L'attacco cardiaco o attacco di cuore si presenta con sintomi che vanno dal dolore al centro del petto al collo, i rischi di un arresto cardiaco possono essere fatali.

L'attacco cardiaco o attacco di cuore si presenta con sintomi che vanno dal dolore al centro del petto al collo, i rischi di un arresto cardiaco possono essere fatali.



Trombosi coronarica è il termine medico con cui si indica la forma più comune di attacco cardiaco. La causa immediata è l'occlusione di una delle arterie coronarie a causa di un coagulo di sangue (trombo), che interrompe il rifornimento di sangue a una zona del muscolo cardiaco, danneggiandolo per carenza di ossigeno. La trombosi si manifesta di solito solo nella gente con arterie coronarie già quasi occluse dalla malattia coronarica . Se la zona danneggiata è circoscritta, e se il sistema di conduzione elettrico del cuore non è compromesso, l'attacco è superabile e le possibilità di ripresa sono buone.

Quali sono i sintomi?
Il sintomo principale è quasi sempre un forte dolore al centro del torace, che può irradiarsi al collo, alla mandibola, alle braccia. Un attacco di cuore può dare segni premonitori, come un episodio anginoso qualche settimana prima, ma può anche sopraggiungere del tutto inatteso. Il dolore può variare d'intensità da un senso di costrizione al torace a una sensazione quasi esplosiva e dolorosissima. Può essere continuo, o durare alcuni minuti, scomparire e poi tornare. Può sopravvenire per uno sforzo fisico o stress emotivo; ma, al contrario del dolore dell'angina, non scompare interrompendo lo sforzo o lo stress.
Altri possibili sintomi della trombosi coronarica sono: vertigini, respiro corto, sudorazione, brividi, nausea, mancamento. In alcuni pazienti, soprattutto i più anziani, questi sono i soli sintomi. Si tratta dell'infarto silenzioso, confermato solo da esami condotti in ospedale.


Quanto è frequente il problema?
Nel mondo occidentale il numero di decessi per malattie cardiache e circolatorie (soprattutto per trombosi coronarica) è più alto che per qualunque altra causa. Per ogni attacco cardiaco letale ce ne sono almeno due che non lo sono. Per gran parte di questo secolo, il tasso di mortalità per trombosi coronarica è continuato a crescere nei paesi occidentali, ma tale incremento si è fermato negli USA verso il 1970 e oggi sta rallentando anche in Europa, forse per una maggiore coscienza dell'importanza di una vita più sana. In Italia, i casi sono ca. 150.000 all'anno, e tendono ad aumentare anziché a ridursi.

Quali sono i rischi?
Due persone su tre che subiscono un attacco cardiaco si riprendono; l'attacco può essere letale specie se disturba gli impulsi elettrici che regolano il battito del cuore, o se danneggia gravemente il muscolo cardiaco. La maggior parte dei decessi si verifica entro due ore dall'insorgenza dei sintomi. Circa il 10% dei pazienti ricoverati in ospedale in seguito ad attacco cardiaco, soggiace a una forma di shock che può essere fatale. Un po' meno catastrofica, ma pur sempre grave, è l'eventualità che possa insorgere uno scompenso cardiaco. Fra le complicazioni di un attacco cardiaco può esservi la formazione di un trombo in una delle quattro camere del cuore. Se il trombo si stacca (e allora si chiama embolo) ed entra in circolo, può causare danno in qualsiasi parte del corpo. Fortunatamente, gli emboli sono rari, e in una larga parte dei casi sono troppo piccoli per causare danni gravi. II danno al muscolo cardiaco può provocare l'indebolimento e lo stiramento di una delle pareti delle camere cardiache. Il rigonfiamento che ne risulta (aneurisma) può portare a complicazioni quali lo scompenso cardiaco. Si aggiunge inoltre il rischio che il riposo forzato a letto possa causare una trombosi a carico delle vene, specialmente a carico di quelle delle gambe.

Che cosa fare?
Un attacco di cuore è un caso di emergenza. Se qualche membro della vostra famiglia ne mostra i sintomi, chiamate il medico d'urgenza. Anche se il dolore non è forte, non portate il malato dal medico; se questi non è subito disponibile, chiamate un'ambulanza. Attendendo i soccorsi, mantenete il paziente tranquillo e al caldo. Non lasciatelo solo; una presenza confortante e rassicurante è preziosa. Se la persona colpita perde coscienza non desistete: il ritmo cardiaco può essere solo temporaneamente disturbato. Togliete eventuali dentiere o altre protesi dalla bocca del paziente e praticategli la respirazione bocca a bocca fino all'arrivo del medico. Dopo un infarto, in genere il miglior luogo di degenza è l'ospedale. Una decisione su ciò che è meglio per voi (se di voi si tratta) dipende dalla valutazione che il medico da della gravita dell'attacco, da quanto tempo si sono manifestati i sintomi, e le possibilità di assistenza in ospedale e a casa.
Dopo l'attacco, potete essere ricoverati in ospedale, in un'unità di terapia intensiva o in un'unità coronarica. Ci sarà poi bisogno di sottoporvi a numerosi esami diagnostici, tra cui un elettrocardiogramma (ECG), o più elettrocardiogrammi: nelle unità coronariche la registrazione elettrocardiografica è continua e sorvegliata. Si prelevano a intervalli opportuni campioni di sangue per valutare il danno al muscolo cardiaco. E il medico farà altre indagini per vedere se e quale cambiamento di tipo di vita e di cure può servire a prevenire un nuovo attacco.

Qual è il trattamento?
II medico cercherà di combattere il dolore con un analgesico come la morfina. Poiché la morfina induce spesso il vomito, vi somministrerà anche un farmaco antiemetico (antinausea). Per ridurre il rischio di formazione di coaguli di sangue nelle vene vi sarà dato regolarmente un anticoagulante orale. Se l'attacco è stato lieve, senza complicazioni, vi può essere permesso di alzarvi dal letto dopo 48 ore: un po' di moto aiuta, stimola la circolazione e riduce significativamente il rischio di formazione di trombi. Quali le prospettive a lungo termine? Se leggete queste pagine avendo già avuto una trombosi coronarica, le prospettive sono buone. I dati di mortalità variano a seconda dell'età e del tipo di attacco, ma la maggior parte dei decessi per trombosi coronarica si verifica entro alcuni minuti o ore dall'attacco. Ecco perché è importante intervenire subito. Se non mostrate segni di scompenso o di disturbi del ritmo cardiaco sei ore dopo la scomparsa del dolore, avete il 90% di possibilità di un pieno recupero dall'attacco. Se si è ancora in vita un mese dopo un attacco anche grave, si ha F85% di possibilità di sopravvivere almeno per un anno ancora e il 70% di probabilità di sopravvivere per almeno cinque anni.
Dopo una trombosi coronarica è logico preoccuparsi del proprio cuore, ma è importante non esagerare. Per alcuni consigli sul modo migliore di vivere dopo un attacco di cuore, v. «Dopo un attacco di cuore» .

Dopo un attacco di cuore
Ogni anno in Italia circa mezzo milione di persone guariscono da un attacco di cuore e vengono dimesse dagli ospedali per affrontare nuovamente la vita. Se siete tra queste, la cosa più importante da ricordare è che non siete invalidi e che un cuore danneggiato guarisce, proprio come un osso fratturato. Ogni mese superato migliorano le prospettive: le statistiche dimostrano che trascorsi dieci anni dal momento dell'attacco di trombosi coronarica, la vostra speranza di vita è uguale a quella di una persona che non ha mai avuto attacchi di cuore. Potrete trovarvi costretti a limitare la vostra attività a causa di dolori occasionali o di affanno. Se si verifica ciò, consultate il medico, che probabilmente vi darà dei tarmaci per alleviare questi sintomi; o, forse, vi consiglierà un intervento chirurgico. Più probabilmente, scoprirà che a impedirvi una normale attività è lo stato d'ansia. «Ritorno alla normalità» deve essere il vostro motto. Non lasciate che amici o colleghi pur ben intenzionati vi persuadano a scegliere un lavoro parttime o comunque di minore responsabilità. Non esiste alcuna prova che una scelta di questo genere possa essere di giovamento alla vostra salute.

Ma come impedire il verificarsi di un altro attacco?
Certamente, deve esserci qualcosa nel vostro modo di vita che determina un carico eccessivo sulle coronarie. Se siete affetto, ad esempio, da ipertensione . che può predisporvi a malattie del sistema circolatorio, il medico cercherà di curarla. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, non si sa perché alcuni siano affetti da malattie coronariche e altri no. Esistono alcune buone norme di comportamento che la maggior parte dei medici ritiene possano ridurre il rischio di ulteriori attacchi:
1. Non fumate.
2. Mantenete il peso nei limiti della norma e assicuratevi che la vostra dieta sia il più possibile priva di grassi.
3. Fate regolarmente del moto.
4. Evitate rapporti sessuali per quattro o cinque settimane dopo l'attacco, ma ricordate che in seguito la vostra vita sessuale potrà essere del tutto normale.
Se però non siete abituati a compiere sforzi fisici intensi, andateci piano. Se avete smesso di giocare a tennis vent'anni fa, non è bene riprendere adesso; cominciate con qualcosa di meno impegnativo come camminare, nuotare o andare in bicicletta. E cercate di trovare un'attività fisica che vi diverta. Certo che potreste anche proporvi di fare ogni giorno venti minuti di esercizio fisico prima di colazione, ma ve ne passerebbe presto la voglia. Un modo di vita atto a difendere le coronarie può e deve essere allegro.





   

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