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L'apparato genitale maschile: testicolo, dotti e pene.

L'apparato genitale maschile: testicolo, dotti e pene.

L'apparato genitale maschile è costituito dai testicoli (gonadi maschili); da due lunghissimi condotti, uno per testicolo, che consentono alle cellule germinali qui prodotte di raggiungere l'esterno e che, strada facendo, assumono nomi e struttura diversi: epididimo, dotto deferente, dotto eiaculatore, uretra; dalle vescichette seminali e dalla prostata che producono il liquido seminale; infine dall'organo della copula, il pene.
Il testicolo è un organo pari che presenta molte analogie con l'ovaio: è deputato alla produzione degli « spermatozoi » e ha funzione endocrina, producendo prevalentemente ormoni maschili, « androgeni », che, immessi nella circolazione sanguigna in quantità notevolmente maggiori che nella donna determinano nel maschio le caratteristiche somatiche che ben lo differenziano dalla femmina, quali i genitali esterni e i caratteri sessuali secondari. Durante la vita intrauterina i testicoli sono contenuti all'interno della cavità addominale, in sede simile a quella dove nella donna alloggia l'ovaio.
Al sesto mese di vita intrauterina cominciano a migrare verso l'esterno per raggiungere la « borsa scrotale », situata al di sotto del pene; tale migrazione normalmente si è già compiuta al momento della nascita ed è indispensabile che essa si verifichi perché i testicoli hanno bisogno, per funzionare normalmente, di essere esposti a una temperatura leggermente inferiore a quella corporea; indumenti troppo stretti possono quindi alterare la fertilità di un uomo in quanto potrebbero aumentare la temperatura scrotale. Il testicolo ha una forma grossolanamente ovoidale e misura circa 5 cm di lunghezza per 2,5 di spessore. Al contrario dell'ovaio, nel testicolo è la zona centrale che contiene le strutture che producono cellule germinali (« tubuli seminiferi ») e ormoni (« cellule di Leydig »).
I tubuli seminiferi sono lunghi, numerosi (circa 900) e il loro lume è rivestito da cellule germinali in vario stadio di maturazione (« spermatogoni », « spermatociti » di I e II ordine, « spermatidi » e « spermatozoi »). Alcune cellule, dette « del Sertoli », sono disseminate lungo le pareti dei tubuli con il compito di nutrire le cellule germinali e di eliminare gli elementi in via di degenerazione. È stato calcolato che il ciclo della spermatogenesi che porta alla formazione di spermatozoi maturi dura circa 75 giorni. Quando la cellula germinale è diventata spermatozoo si stacca dalla parete e inizia il suo lungo viaggio verso l'esterno. Le cellule di Leydig, poste tra i tubuli seminiferi, hanno invece il compito di produrre ormoni androgeni, soprattutto il «testosterone» che è il più importante ormone maschile.

I dotti.
Gli spermatozoi prodotti nei tubuli, attraversando una serie di canali raggiungono l'« epididimo », corpicciolo allungato che aderisce al polo superiore e al margine posteriore del testicolo per tutta la sua lunghezza, come il cimiero di un elmo. L'epididimo è anch'esso costituito da formazioni canalicolari che confluiscono a formare un unico canale molto lungo (circa 6-7 metri) ripiegato più volte su se stesso: in questo lunghissimo condotto lo spermatozoo va incontro alla prima maturazione, acquistando la capacità di muoversi in maniera rettilinea, prerogativa indispensabile per poter risalire le vie genitali femminili, e subendo delle modificazioni biochimiche che gli conferiscono la potenzialità di fecondare; occorre ricordare tuttavia che solo quando viene immesso nel tratto genitale femminile lo spermatozoo raggiungerà la piena maturazione acquisendo la capacità fecondante. L'epididimo costituisce il deposito degli spermatozoi che possono vivere in esso per un tempo prolungato ma non illimitato, dopo il quale gli spermatozoi morti vengono eliminati con le urine o riassorbiti in loco.
Dall'epididimo lo spermatozoo imbocca il « dotto deferente », lungo 35-45 cm che si diparte dalla borsa scrotale e, attraversando il canale inguinale, entra nell'addome raggiungendo le « vescichette seminali». Queste ultime sono delle ghiandole poste tra vescica e retto; producono un secreto fluido e gelatinoso, ricco in fruttosio, che costituisce la componente quantitativamente più importante del liquido seminale (60 per cento); è come se un torrente ricco di pesci, gli spermatozoi, ma con poca acqua, ricevesse come affluente un torrente ricco d'acqua, ma senza pesci, il liquido delle vescichette.
Dalla confluenza nasce il « dotto eiaculatore » che, dopo un breve percorso, sbocca nell'uretra. L'« uretra» è un canale preposto a convogliare l'urina dalla vescica verso l'esterno; attraversa prima una ghiandola situata al di sotto della vescica, la prostata, poi il pene per tutta la sua lunghezza. L'uretra viene raggiunta nella parte che attraversa la prostata dai dotti eiaculatori di ambo i lati e dai dotti delle ghiandole prostatiche. L'uretra maschile è deputata quindi a veicolare sia l'urina sia il liquido spermatico. Un meccanismo sfinterico posto a monte dello sbocco dei dotti eiaculatori nell'uretra impedisce che il liquido seminale possa riversarsi in vescica (eiaculazione retrograda). Naturalmente durante l'« eiaculazione», cioè l'emissione all'esterno del liquido spermatico, si ha il passaggio solo di quest'ultimo e durante la minzione si ha solo il passaggio dell'urina. La prostata contribuisce con il suo secreto, ricco di acido citrico, per circa il 30 per cento del liquido spermatico. Ma prostata e vescichette seminali, oltre a produrre sostanze indispensabili per il nutrimento e la sopravvivenza degli spermatozoi, hanno anche il compito, essendo dotate anche di una componente muscolare, di contribuire insieme con l'uretra, attraverso contrazioni ritmiche, a provocare l'espulsione a spruzzo del liquido seminale (eiaculazione).
Tra le ghiandole che contribuiscono alla formazione del liquido seminale vanno menzionate quelle «bulbo-uretrali» o del Cowper, localizzate ai lati dell'uretra e al di sotto della prostata, in quanto il loro secreto, nel quale possono albergare alcuni spermatozoi, può essere rilasciato prima dell'eiaculazione: ciò spiega perché sia possibile il verificarsi di una gravidanza quando si adotta la pratica del coito interrotto.

Il pene.
È costituito da tre cilindri di tessuto erettile o cavernoso, due laterali (« corpi cavernosi ») e uno mediano che circonda in tutta la sua lunghezza l'uretra ed è pertanto denominato corpo cavernoso dell'uretra. All'estremità anteriore del pene questo corpo cavernoso si dilata a forma di ghianda, formando appunto il « glande », rivestito in condizioni di riposo funzionale da una sorta di cappuccio formato da cute sottile, il « prepuzio ». I tre corpi che costituiscono il pene sono costituiti da tessuto erettile. Questo tessuto è formato da un fitto intreccio di trabecole muscolari ed elastiche che delimitano delle lacune nel lume delle quali sboccano piccole arterie; l'erezione del pene si verifica per l'improvviso dilatarsi di queste arterie: il sangue affluisce copioso nelle lacune e rimane in esse imprigionato, provocando così l'aumento di volume dell'organo e la sua caratteristica rigidità, necessaria perché possa penetrare nella vagina durante la copula per depositare con l'eiaculazione il liquido seminale ricco di spermatozoi. Dopo l'eiaculazione il sangue viene lentamente drenato dalle vene peniene e il pene va incontro a una progressiva detumescenza.





   

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