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Complessi, traumi e insicurezze possono radicarsi nella psiche di un bambino e incidere profondamente nella sua vita di adulto.

Complessi, traumi e insicurezze possono radicarsi nella psiche di un bambino e incidere profondamente nella sua vita di adulto.

Della persona complessata di solito si dice che si è fatta "certe idee". E cioè si ritiene che sia condizionata da ragionamenti particolari, non sempre obiettivi. Ma un complesso può essere anche qualcosa di profondo e di irrazionale, di cui una persona nemmeno si rende conto. Per complesso (la parola fu usata per la prima volta dallo psicanalista Carl Gustav Jung), si intende un gruppo di idee, accompagnate da forti emozioni, che si radicano nella personalità di un individuo fino a condizionarla. Queste idee suscitano certe fantasie e provocano determinati comportamenti. Facciamo un esempio: una donna che soffra del complesso di inferiorità crede di non essere all'altezza di un uomo, fantastica di non piacere a nessuno, e finisce per rifiutare la corte maschile. Ma vediamo uno per uno i complessi che la psicanalisi e la psicologia ritengono più importanti.

Complesso di Edipo.
Con questo nome Sigmund Freud chiamò un fenomeno tipico dell'infanzia. E cioè l'intensificarsi dell'affetto del figlio maschio per la madre, accompagnato da un sentimento di rivalità, e talvolta di odio, per il padre. Secondo la leggenda greca. Edipo uccise il padre Laio, rè di Tebe, e sposò la madre, Giocasta. Per il suo delitto e il suo peccato incestuoso, fu condannato dagli dei a una disperazione perpetua. Ed egli stesso, quando si rese conto di quello che aveva fatto, volle punirsi, e si accecò. I sentimenti di Edipo verso i suoi genitori vennero considerati da Freud il simbolo dei sentimenti che tutti i bambini maschi, tra i due e i cinque anni, provano. Sono sentimenti inconsapevoli e necessari al bambino per crescere. Ma quando rimangono anche nell'adulto, diventano patologici. Una persona adulta, infatti, deve aver imparato ad amare in maniera equilibrata sia il padre che la madre. In particolare, il maschio deve aver superato il complesso di Edipo, per potersi identificare con il sesso maschile del padre, e per poter trasferire l'amore, dalla madre a un'altra donna.

Complesso di Elettra.
È l'equivalente del complesso di Edipo, per le femmine. Elettra era un'eroina greca legata al padre da un amore profondo, e afflitta da un odio, altrettanto profondo, per la madre. Anche in questo caso va detto che una donna adulta è equilibrata e matura se ha superato il complesso di Elettra. E cioè se è riuscita a sentirsi donna come la madre e a spostare il suo interesse per l'altro sesso, dal padre ad altri uomini.

Complesso di castrazione.
Secondo la psicanalisi, ne soffrono tanto i maschi che le femmine, ma per motivi diversi. I bambini sarebbero tormentati dalla paura di perdere il loro pene, le bambine sarebbero "umiliate" dal fatto di non possedere il pene. Questi sentimenti, tipici dell'infanzia, diventano complessi quando condizionano i comportamenti di una persona. Un uomo che ha paura dell'amore e delle donne può essere affetto da complesso di castrazione: forse, senza rendersene conto, ha paura che innamorarsi e abbandonarsi tra le braccia di una donna voglia dire perdere la virilità e la sicurezza. Una donna invece può essere spinta da questo complesso a trattare gli uomini come sopraffattori e violentatori, anche quando non lo sono. Nella formazione di questo complesso incide molto l'atteggiamento che i genitori tengono coi figli, prima bambini e poi adolescenti. Quanto più si da ai figli la sensazione che i rapporti fra i due sessi possano essere sereni, e non castranti, tanto meno si correrà il rischio di farne persone complessate.

Complesso di inferiorità.
È un complesso abbastanza diffuso. Chi ne soffre è ossessionato dall'idea di non poter essere amato, apprezzato, capito. Forse, perché questo è stato il problema iniziale: per diventare una persona sufficientemente sicura di sé, un bambino ha bisogno di sentire che i suoi genitori lo stimano e gli vogliono bene.

Complesso di superiorità.
Non si creda che chi si sente superiore agli altri sia una persona felice. Tutt'altro. Egli si pone sempre di fronte alla gente come il depositario di possibilità maggiori e di qualità migliori. Ma ha bisogno che gli altri riconoscano la sua superiorità. E se questo non succede, sta male, veramente male. Chi soffre del complesso di superiorità finisce spesso per sentirsi solo e incompreso, proprio come chi soffre del complesso opposto, quello di inferiorità.

Complesso di colpa.
E uno dei sentimenti più angosciami di cui una persona possa soffrire. Infatti, chi ha dei sensi di colpa vive nella convinzione di essere "indegno". E questo lo spinge a punirsi, a tormentarsi, e a comportarsi con gli altri come un soggetto "deteriorato". Le ragioni di questo complesso vanno cercate in due direzioni: da un lato in strutture psicologiche particolarmente sensibili e fragili, dall'altro in contesti familiari talmente dannosi che riescono a far sentire un bambino profondamente indegno, fin dalla più tenera infanzia. Chi soffre del complesso di colpa è un insicuro, che tende a cercare l'approvazione degli altri. È una condizione di vita molto pesante.

Complesso di persecuzione.
È lo stato d'animo di coloro che vedono complotti e nemici dappertutto. Nelle sue forme più gravi può diventare un vero e proprio delirio. Nelle forme più comuni si presenta come diffidenza, sospetti, e cioè come un tratto del carattere, tipico delle persone che sono state realmente perseguitate o che hanno subito delle frustrazioni e degli insuccessi.

Complesso di abbandono.
Provocato spesso da traumi infantili o da improvvise perdite, il complesso di abbandono provoca sempre dolore e ansia. Chi ne soffre vive nella costante paura di amare: amare, infatti, significa legarsi a qualcuno che poi potrebbe andarsene; meglio, quindi, non amare. Le conseguenze nefaste di un ragionamento del genere sono facilmente immaginabili.





   

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