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Gli individui obesi presentano una più elevata incidenza di disturbi metabolici, come il diabete mellito, e sono inclini a indebolimento renale e a calcoli.
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Gli individui obesi presentano una più elevata incidenza di disturbi metabolici, come il diabete mellito, e sono inclini a indebolimento renale e a calcoli. In tutto il mondo industrializzato, una dieta sempre più sostanziosa è correlata alla diffusione di malattie un tempo rare. Le malattie di cuore, in modo particolare, stanno diventando comuni in tutto il mondo occidentale.
Nelle società industriali avanzate, la scienza medica ha quasi eliminato le principali malattie infettive tanto temute dai nostri antenati: la tubercolosi, il colera, il tifo, la difterite e altre, oramai quasi sconosciute. Agli inizi del secolo, nell'Europa occidentale, un bambino su sette moriva entro il primo anno di vita; oggi questa cifra è scesa a meno di uno su sessanta.
Ciononostante si può affermare che nella maggior parte dei paesi industrializzati un uomo di quarant'anni ha poche probabilità di giungere ai settant'anni in più di quante ne avesse nel 1900. Uomini e donne attualmente sopravvivono agli ostacoli della prima infanzia e dell'adolescenza per incorrere poi nel rischio, in età più avanzata, dell'indurimento delle arterie, degli attacchi di cuore e delle
trombosi che sono le peggiori fra le cosiddette malattie del benessere, in gran parte da ricollegarsi alle cattive abitudini in fatto di alimentazione.
Vi sono poi altri disturbi patologici che, pur essendo meno gravi, causano stati di sofferenza. Tra essi molti colpiscono il sistema digerente: la diverticolosi, la stitichezza, l'appendicite e certe forme di cancro del colon. Altri colpiscono il sistema respiratorio: la bronchite, l'enfisema e il cancro polmonare, e debbono indubbiamente essere correlate agli alti Uveiti di inquinamento atmosferico ed al fumo. Anche la carie dentaria costituisce, in tutte le società ricche, un grave problema sanitario: il costo per le cure dentarie in Gran Bretagna negli anni 1973-74 fu di oltre 278 miliardi di lire, di cui 70 miliardi furono spesi solo per la cura della carie.
Molte altre malattie sono infine conseguenza dell'obesità: si pensa che circa la metà della popolazione adulta degli Stati Uniti e dell'Europa sia in sovrappeso, se ci si riferisce ai valori del peso calcolati in base alla corporatura e alla statura. L'obesità, che è uno stato complesso determinato per buona parte dall'iperalimentazione, ma che può essere anche correlata a una struttura genetica, ed è certamente dipendente dai regimi alimentari della prima infanzia, porta con sé un numero di spiacevoli effetti secondari e un rischio notevole di morte precoce. Gli individui obesi presentano una più elevata incidenza di disturbi metabolici, come il diabete mellito, e sono inclini a indebolimento renale e a calcoli. Infine non si possono trascurare le conseguenze puramente meccaniche del doversi portare a spasso il troppo peso: dolori di
schiena, vene varicose, motilità impacciata, difficoltà di respiro e artrite delle ginocchia e delle anche.
Tré fattori l'alimentazione sregolata, la mancanza di moto e il fumo figurano in testa alle cause delle malattie elencate e particolarmente alle malattie cardio-coronariche che sono, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e nella maggior parte dei paesi industrializzati tra cui anche l'Italia, la maggior causa di morte, con la curiosa eccezione del Giappone, dove l'incidenza dell'infarto è inferiore a quella della trombosi. Non sono ancora note con certezza le cause che provocano le malattie cardiocoronariche, ma sulla scorta di molte ricerche si può, oggi, giungere a qualche conclusione attendibile.
Per esempio, in base a numerose indagini svolte dalle assicurazioni e dai medici in tutti i paesi interessati, si sa che c'è una netta correlazione fra i livelli di consumo di grassi (specialmente grassi saturi) e le malattie cardiache. C'è, inoltre, una forte correlazione fra le malattie del cuore e il diabete, l'eccessivo fumo, l'elevata pressione sanguigna, l'incidenza di malattie cardiache in famiglia e il sovrappeso. Tutti questi elementi vengono considerati 'fattori di rischio' associabili alle malattie cardio-coronariche. Nessuno può rivendicare con certezza assoluta la conoscenza delle cause, ma non possiamo ignorare l'enorme aumento del numero delle 'malattie da benessere'. In base al consiglio della maggior parte dei medici di tutto il mondo, si è oggi convinti dell'importanza di modificare alcune abitudini di vita, tra cui la dieta, il moto e il fumo.
Fra i problemi dietetici causati dal 'progresso', uno dei più importanti riguarda le fibre alimentari, che vanno diminuendo regolarmente nell'alimentazione in Occidente; questo fatto viene considerato alla base di alcune malattie moderne specialmente di quelle del tratto gastro-intestinale.
Lo sviluppo di nuove tecnologie di molitura nel corso degli ultimi due secoli ha permesso ai mugnai di produrre farina bianca a buon mercato e in grandi quantità; tuttavia per ottenere la farina bianca viene eliminato il tegumento fibroso (la crusca) del grano. A questo si aggiunga che il consumo del pane, della pasta e del riso è andato diminuendo nel corso degli anni per cui si calcola che fra il 1880 e il 1960 il consumo di fibre vegetali si è ridotto del novanta per cento. Questo è stato un repentino e importante mutamento di una situazione che, fino a tempi abbastanza recenti, era rimasta stabile per molte migliala di anni.
La carenza di fibra alimentare è stata considerata come uno dei fattori che hanno contribuito a favorire diverse disfunzioni, perfino quelle cardiocoronariche, sebbene in questo campo l'opinione dei medici sia molto cauta e non si abbiano dati sicuri. Almeno in una malattia però, la diverticolosi, l'accordo sul ruolo della fibra alimentare è quasi unanime. La diverticolosi, che colpisce una persona su tré al di sopra dei quarant'anni (e anche in proporzione maggiore tra anziani), si verifica
quando nell'intestino crasso si formano delle piccole estrusioni (diverticoli) che si infiammano. La formazione dei diverticoli è probabilmente dovuta ad una forte contrazione della parete muscolare intestinale attorno a una piccola massa di materia fecale. Questo determina una elevata compressione con indebolimento localizzato della parete dell'intestino. Questo stato può rimanere privo di sintomi, ma non è raro che i diverticoli si infiammino e, allora, se non vengono curati, possono dare origine a fatti gravi come emorragie e perforazioni.
Se la dieta manca di 'volume' può essere causa di stipsi abitudinale che a sua volta può dare origine a emorroidi e vene varicose quando l'individuo si sforza di espellere materia fecale dura e di movimento lento. È molto facile ovviare a questi stati frequenti:
basta, per esempio, mangiare circa 40 grammi al giorno di crusca, ovverosia dieci fette di pane integrale, per avere sollievo sia dalla diverticolosi che dalla stipsi perché aumentando il volume della massa fecale si accelera il 'tempo di transito', cioè il tempo che trascorre fra la somministrazione del cibo e l'escrezione dello stesso dal corpo.
Inoltre alcune malattie da benessere si possono far risalire al consumo di cibo in eccesso e in particolare di alcuni cibi, come si vedrà più avanti. Paradossalmente, il fatto di mangiare troppo non garantisce affatto che si ricevano tutti gli elementi nutritivi che servono: è possibile supernutrirsi con tutti i cibi che non servono a niente ed essere sottoalimentati e sovrappeso nello stesso tempo. Esistono anche altre carenze oltre alla mancanza di fibra alimentare. È stato constatato che alcuni
gruppi di persone soffrono per carenza dei 'micronutrienti', cioè di una o più vitamine e di sali minerali essenziali per la crescita e il metabolismo. Per lo più queste carenze non sono diffuse, per quanto in Gran Bretagna il quindici per cento delle donne sia affetta da anemia per insufficienza di ferro e questa cifra sia assai più elevata in altri paesi (particolarmente in Svezia, dove ha toccato livelli del venticinque per cento). La carenza di questi elementi nutritivi essenziali è dovuta in parte al tipo di alimentazione oggi comunemente in uso nei paesi ricchi, dove gran parte della nostra energia proviene da 'calorie vuote', cioè da cibi come lo zucchero, alcuni grassi animali (burro ecc.) e l'alcol che forniscono una grande quantità di calorie, ma non contengono i sali minerali, le proteine e le vitamine che sono essenziali.
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