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Le patologie prostatiche possono provocare disturbi a carico dell'eiaculazione.

Le patologie prostatiche possono provocare disturbi a carico dell'eiaculazione.

Gli organi dell'apparato urinario e riproduttore maschile sono: reni, ureteri, vescica, uretra, prostata, vescicole seminali, epididimi, deferenti e testicoli. La parte compresa fino alla vescica fa parte delle cosiddette alte vie urinarie, le restanti costituiscono le basse vie urinarie. La prostata si trova nel piccolo bacino, tra vescica e retto, da cui risulta separata per mezzo di una sottile lamina fibrosa. Circonda la prima porzione dell'uretra (detta prostatica) a guisa di manicotto. Essa è formata da tessuto connettivo e muscolare e ha la forma di una castagna, ed è rivestita da una capsula fibro-muscolare.
Il suo diametro è di 3-5 cm, mentre il peso varia da 15 a 20 grammi. In senso morfologico la prostata presenta un apice, una base, una faccia anteriore e una posteriore, due facce laterali. La base della prostata è direttamente adiacente al collo della vescica, mentre l'apice è in contatto con la fascia sulla superficie superiore dello sfintere uretrale . La faccia posteriore è separata dal retto dalla fascia fibrosa detta di Denonvilliers. La faccia anteriore è situata circa 2 cm dietro l'osso pubico, ed è coperta da tessuto adiposo, che contiene un ricco plesso venoso.

La vascolarizzazione arteriosa e venosa della ghiandola è molto abbondante; la prima è particolarmente sviluppata nel distretto periuretrale, la seconda è raccolta in tortuosi plessi che appunto circondano l'organo ghiandolare. Dal punto di vista organizzativo la prostata ricorda un grappolo d'uva (componente ghiandolare) immerso in una gelatina organizzata da tralci fibrosi (strema). La prostata è una ghiandola il cui ruolo non è del tutto conosciuto. Per molti è sinonimo di organo sessuale o di malattia, per lo più dell'anziano.
La funzione della prostata è quella secretoria, cioè produce il liquido prostatico, che contribuisce a veicolare e a nutrire gli spermatozoi nell'ambito dello sperma (a cui partecipano anche altri organi, come le vescicole seminali). Si tratta di una ghiandola formata da lobuli: ogni lobulo contiene un certo numero di ghiandole, che inviano ciascuna un dotto escretore nell'uretra. A livello dell'uretra prostatica c'è il cosiddetto veru montanum, dove sboccano tali condotti ghiandolari. Nell'uomo la secrezione prostatica è costituita da un fluido incolore, che contiene diverse sostanze (zinco, acido citrico, magnesio, enzimi, lipidi ecc.). La prostata gioca un ruolo fondamentale nella fisiologia dell'eiaculazione. L'insegnamento tradizionale dell'anatomia della prostata si basa sul lavoro di Lowsley, che nel 1912 descrisse cinque lobi della ghiandola:
anteriore, posteriore, mediano e due laterali.
Nel 1902 Albarran e Motz avevano constatato che l'ipertrofia prostatica non si sviluppa a partire da qualsiasi zona della prostata, ma sembra nascere dalle ghiandole periuretrali e dallo siroma circostante, comprimendo progressivamente il tessuto periferico. Nel 1953 Gii Vernet propose di suddividere la prostata in tré partì: craniale, caudale, intermedia. Infine nel 1968 McNeal ha proposto un'ulteriore classificazione per cercare di correlare la storia naturale del tumore e dell'ipertrofia prostatica con un quadro anatomico di riferimento.

La prostata è stata anatomicamente suddivisa da McNeal in diverse zone, da cui originano differenti patologie:
• zona centrale (20% del tessuto ghiandolare), costituita da un gruppo di ghiandole organizzate sul contorno dei dotti eiaculatori. Di qui non origina in genere alcuna patologia;
• zona periferica (75% del tessuto ghiandolare), costituita da un gruppo di ghiandole i cui dotti sboccano al di sotto del veru montanum. E questa la zona da cui origina il cancro della prostata;
• zona preprostatica: circonda anteriormente l'uretra, rappresenta la più piccola tra le porzioni della ghiandola ed entra in intimo rapporto con lo sfintere liscio uretrale (posto allo sbocco della vescica) ; comprende solo 1'1% del tessuto ghiandolare;
• zona di transizione, costituita da un piccolo gruppo di ghiandole che rap' • presenta circa il 5% dell'intera massa ghiandolare, si trova in prossimità À" dello sbocco dei dotti eiaculatori nell'uretra prostatica. Di qui trae origine l'ipertrofia prostatica benigna.
Le vescicole seminali sono situate dietro la base della vescica e davanti al retto. Hanno la forma di una mandorla appiattita in senso antereposteriore. Il polo inferiore e mediale si continua con il condotto eiaculatorio ed è chiamato collo. Il margine superiore è costeggiato dalla porzione ampollare del condotto deferente, l'inferiore è in rapporto con la prostata. La loro lunghezza è di circa 5 cm, l'altezza è di 23 cm e hanno uno spessore di 1 cm. La superficie esterna è bernoccoluta. Nell'uomo il secreto delle vescicole seminali, che costituisce il 46-80% dell'intero eiaculato, è un liquido di colore giallastro, leggermente acido, talora alcalino.

I condotti eiaculatori risultano formati dalla confluenza tra il dotto deferente e l'estremità mediale della vescichetta seminale. Hanno una direzione verticale verso il basso e in avanti, si avvicinano fra loro, penetrano nella prostata in corrispondenza del solco che questa presenta nella sua faccia superiore, attraversano poi dall'alto al basso e in senso posteroanteriore la parte della prostata che sta dietro al canale uretrale e raggiungono il veru montanum, dove si dilatano a formare una piccola ampolla. Sboccano infine nella regione del veru montanum nell'uretra prostatica, con due piccoli orifizi. La lunghezza varia fra i 14 e i 20 mm, il calibro da 0,9 a 0,2 mm (parte terminale). L'uretra è il canale della minzione, ma da passaggio anche allo sperma. E un canale piuttosto lungo, che origina dallo sbocco vescicale fino al meato uretrale esterno, posto alla sommità del glande penieno. Vista la sua lunghezza si distinguono anatomicamente diverse porzioni: l'uretra prostatica, quella perineale e quella peniena.
L'uretra prostatica è il primo tratto, dallo sbocco vescicale fino allo sfintere striato dell'uretra, cioè il muscolo posto sotto il comando volontario, che fa parte del cosiddetto diaframma o trigono urogenitale o pelvico (che è la struttura muscolare più importante della regione perineale, posta tra l'ano e lo scroto, a chiudere il piccolo bacino inferiormente come una lamina). Nella parte terminale dell'uretra prostatica è posto un rilievo che prende il nome di veru montanum, al cui apice sboccano i dotti eiaculatori. E questo uno spartiacque: da questo punto in avanti l'uretra veicola oltre all'urina anche lo sperma, e pertanto prende il nome di uretra anteriore.

Quindi l'uretra posteriore è la parte di uretra prossimale, prima dello sbocco dei dotti eiaculatori. La parte di uretra che è circondata dallo sfintere striato del trigono urogenitale prende il nome di uretra membranosa. La restante parte di uretra perineale viene anche chiamata uretra cavernosa, giacché decorre tra i corpi cavernosi del pene, inferiormente a essi. L'uretra prostatica e l'uretra membranosa sono dirette quasi verticalmente verso il basso, poi il canale si volge in avanti e leggermente in alto, con concavità verso il pube (uretra fìssa), poi forma una seconda curva a concavità inferiore, passando nella porzione libera del pene (uretra mobile). La lunghezza totale dell'uretra è assai variabile, in rapporto alle dimensioni del pene, ma se si prende come riferimento medio la lunghezza di 18 cm, possiamo dire che 3,2 cm appartengono all'uretra prostatica, 1,4 cm all'uretra menbranosa, il resto costituisce la parte cavernosa. Allo stato di riposo l'uretra è un lume virtuale, ma quando passa l'urina presenta un calibro variabile a seconda dei punti da 6,5 a 13 mm. Per farsi un'idea della compiacenza del calibro uretrale, si pensi agli strumenti endoscopici che vengono introdotti in uretra, permettendo vari interventi. Lungo le pareti uretrali sboccano piccole ghiandole poste nella parte dell'uretra, e il cui secreto ha una funzione lubrificante, specie nella fase pre-eiaculatoria.

Il condotto deferente continua l'epididimo verso l'alto, e termina nella vescichetta seminale. Nel primo tratto conserva le caratteristiche dell'epididimo, senza avere un andamento rettilineo; in seguito diventa rettilineo, e verso la fine si dilata, per poi sboccare nella vescichetta seminale. Il primo tratto è di circa 2 cm, e risalendo si mantiene a contatto con coda e corpo dell'epididimo. La parte rettilinea è posta nella parte posteriore del funicolo spermatico (il cordone che comprende oltre al deferente i vasi spermatici), poi assume decorso laterale, percorrendo il canale inguinale. Raggiunto l'anello inguinale interno (porzione addominale), piega all'interno, si dispone lateralmente alla vescica, poi posteriormente incrocia l'uretere; dietro la base della vescica e davanti al retto piega ancora verso il basso, e si avvicina al deferente controlaterale. A tal punto si dilata nella porzione terminale, detta ampollare. Il dotto deferente è lungo circa 40 cm e ha un calibro di 2-3 mm nella parte rettilinea, ma minore nella parte iniziale e maggiore in quella ampollare.

L'epididimo è un canale che avvolge il testicolo come una cimiera avvolge l'elmo. E costituito da tré parti: testa e coda, dilatate, e corpo. L'epididimo raccoglie tutti i canalicoli che originano dal parenchima testicolare e che raccolgono gli spermatozoi secreti all'esterno.

Da queste sommarie considerazioni anatomo-fisiologiche si possono comunque comprendere i principali aspetti clinici delle patologie prostatiche:
• esse possono provocare disturbi minzionali per la sede della prostata, situata al di sotto del collo vescicale;
le patologie prostatiche possono inoltre provocare disturbi a carico dell'eiaculazione, sia per i rapporti che la ghiandola contrae con le vie spermatiche, sia perché essa stessa partecipa a produrre l'eiaculato;
• qualsiasi situazione che determini congestione a livello pelvico, si ripercuoterà sullo stato della ghiandola, attraverso il fitto sistema venoso periprostatico;
• ogni infiammazione a carico della prostata può coinvolgere in tutto o in parte l'uretra, la cui porzione prossimale attraversa la ghiandola, di cui è parte integrante;
• la sviluppata vascolarizzazione arteriosa e venosa della prostata giustifica le abbondanti ematurie (cioè la presenza di sangue nelle urine), che si possono verificare nel corso di malattie prostatiche o di manovre incongrue sul tratto urogenitale;
• data la contiguità, posteriormente, tra rette e prostata, ne deriva che l'unica manovra semeiotica per la valutazione obiettiva da parte del medico è quella dell'esplorazione per via rettale;
• l'esplorazione rettale potrà dare al medico solo una valutazione generica della prostata, giacché non riesce a esaminare la ghiandola nella sua totalità.





   

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