Contattaci

L'orologio biologico: L'ora legale può arrecare disturbi dal punto di vista cronobiologico?

L'orologio biologico: L'ora legale può arrecare disturbi dal punto di vista cronobiologico?

Angina e infarto colpiscono prevalentemente la mattina. La pressione arteriosa è più alta nelle prime ore del mattino e del pomeriggio. Sono alcuni dei dati posti in evidenza cibila "cronobiologia", la scienza che studia l'attività biologica in funzione del tempo. Essa si occupa delle variazioni, in un arco di tempo determinato, dei parametri della biologia umana, ad esempio la pressione arteriosa, gli ormoni, il ritmo cardiaco. La cronobiologia, sorta negli anni settanta, è sempre più oggetto di attenzione perché da la possibilità di prevenire alcune malttie e con la cronofarmacologia, di curarle meglio. Abbiamo chiesto al prof. Antonio Rebuzzi, professore associato di cronobiologia all'Istituto di Cardiologia dell'Università Cattolica di Roma, di illustrarci in breve gli studi cronobiologici sul sistema cardiovascolare. Quali sono i ritmi del sistema cardiovascolare? Esistono cambiamenti nell'arco della giornata per quanto riguarda la pressione e l'insorgenza di aritmie ventricolari, anche complesse. Esiste il cosiddetto "ritmo circadiano", il cui periodismo è di un giorno, di una serie di fenomeni cardiovascolari. La pressione arteriosa, ad esempio, ha un incremento in alcune ore del giorno e un decremento in altre.

Infatti, la pressione è più bassa di notte, ha un picco all'inizio della mattina ed un secondo picco, di intensità inferiore al precedente, nelle prime ore del pomeriggio. Le aritmie ventricolari complesse (quali sono proprio le tachicardie ventricolari) hanno un ritmo durante la giornata. Esiste un ritmo circadiano delle crisi anginose, cioè dell'insorgenza di infarti. Si è visto che gli infarti ed anche le crisi ischemiche nell'angina primaria sono più frequenti nelle prime ore del giorno, al risveglio. Ciò è dovuto probabilmente (si sta studiando) al ritmo delle "catecolamine plasmatiche", cioè di alcune sostanze che vengono liberate maggiormente in alcune ore della giornata rispetto ad altre. In un nostro studio del 1984 abbiamo notato che le crisi anginose, nei pazienti allora sotto osservazione, si manifestavano prevalentemente verso le 6,47 della mattina. Ritmi medi e ritmi individuali concidono? Ognuno di noi ha un suo ritmo. La media dei soggetti ha crisi anginose al mattino, ma non si esclude che un soggetto abbia un ritmo dell'angina che porti ad avere più attacchi di sera.

L'aver individuato dei ritmi medi ha implicazioni importanti dal punto di vista terapeutico. Se noi sappiamo che l'angina e l'infarto avvengono prevalentemente alla mattina, bisogna prestare maggiore attenzione ai pazienti durante questo periodo della giornata, dare determinati tarmaci a determinate ore, coprire il soggetto dal punto di vista terapeutico in modo più pesante. Temporizzando la terapia si riesce a dare una quantità di farmaco minore ed avere un effetto terapeutico maggiore. I ritmi sono innati, frutto dell'eredità genetica oppure sono il risultato di un condizionamento esterno? Noi non lo sappiamo; ovviamente il condizionamento e l'ambiente hanno un'importanza enorme. E nota l'influenza di numerosi fattori esterni, ad esempio la luce e il buio. Se modifichiamo anche artificialmente l'alternanza di questi fattori possiamo ottenere anche una variabilità dei ritmi pressori, cardiaci e ormonali. Esistono anche condizionamenti genetici, studiati da Franz Halberg, fondatore delle cronobiologia. Abbiamo parlato di ritmi medi e individuali. Quali sono le analisi che permettono di individuare il ritmo individuale?

Un metodo utile per individuare aritmie e/o manifestazioni ischemiche del miocardio consiste nella registrazione elettrocardiografica durante le 24 ore. L'analisi dei tracciati permette di stabilire il periodismo di questi fenomeni. Questa metodica, detta "Holter", permette altresì di correlare la sofferenza del cuore a particolari attività del paziente: questo permette una discreta valutazione delle potenzialità cardiovascolari del soggetto in esame. L'ora legale può arrecare disturbi dal punto di vista cronobiologico?

Uno "shift" di un'ora, secondo me, grossi problema non ne da o, comunque, sono problemi ammortizzabili in un giorno o due. Un cambiamento di 5, 7 ore è già molto diverso. E un fenomeno noto a chi viaggia in aereo (ad esempio dall'Italia agli Stati Uniti). Bisogna adattarsi a quello che i biologi definiscono "shift di fase", cioè il cambiamento del ritmo. Bisogna recuperare con il riposo. Per i turnisti, cioè per quelle persone che lavorano con orari diversi durante la settimana possono insorgere problemi? Quello relativo alla medicina del lavoro è un settore particolarmente interessante. E ovvio che il lavoro a turno come quello degli infermieri, determina alterazioni sul ritmo biologico, confermati da numerosi studi. Sarebbe interessante che i risultati di queste ricerche venissero presi in esami anche dai sindacati...





   

Scarico di Responsabilità: 

MEDICINA33.COM e collaboratori non sono legalmente obbligati o responsabili per eventuali errori contenuti in questo documento, o per ogni speciale, incidentale o consequenziale danno che sia stato causato o che si supponga sia stato causato direttamente o indirettamente dalle informazioni contenute in questo documento.

Prima di seguire qualsiasi consiglio letto in questo sito (MEDICINA33.COM) è suggerito che consultiate il vostro medico e seguiate i suoi consigli.