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Per meglio capire il complesso meccanismo del sonno è importante anche fare un breve cenno ai cicli circadiani

Per meglio capire il complesso meccanismo del sonno è importante anche fare un breve cenno ai cicli circadiani

Per meglio capire il complesso meccanismo del sonno è importante anche fare un breve cenno ai cicli circadiani (dal latino circa dies). Ogni essere umano è stato paragonato a un "quadrante solare" regolato dall'avvicendarsi del giorno e della notte (ritmo circadiano sonno veglia): i vari bisogni vitali, tra cui il sonno, ricompaiono puntualmente secondo una precisa scansione.
E questo il motivo per cui alle tre di notte non si sopporta volentieri una luce viva, che risulta invece gradevole alle tre del pomeriggio, oppure, alle sette del mattino, non si è attirati da un bei piatto di spaghetti fumanti, che stimola invece l'appetito alle sette di sera. L'organismo pare sia influenzato anche dalle fasi lunari, e senza dubbio dal cambiamento delle stagioni. Il fenomeno dei ritmi circadiani spiega anche perché sia faticoso per tutti il passaggio dagli orari estivi a quelli autunnali; bisognerebbe abituarcisi con gradualità.

Per ogni individuo scatta, a una certa ora della sera, il bisogno di dormire, annunciato da ben conosciuti sintomi: sbadigli, testa pesante, occhi che si chiudono, ottundimento generale; non bisogna allora perdere tempo ma coricarsi subito, poiché si tratta del "tempo ottimale" in cui sta per cominciare il primo ciclo di sonno. Se non si presta attenzione al primo avvertimento, bisognerà aspettare un paio d'ore perché il secondo avvertimento si ripresenti. Mettersi a letto nell'intervallo è assolutamente inutile.
Parallelamente le nostre funzioni biologiche seguono un ritmo interno, o ritmo circadiano, che varia con lo svolgersi della giornata. La temperatura corporea è minima nelle prime ore del mattino e massima nel pomeriggio; anche la produzione di ormoni è ciclica, e legata all'alternanza giorno notte. In alcuni individui l'orologio biologico può funzionare male, ingarbugliando i cicli vitali, compreso quello del sonno. Un fattore esterno che costituisce sicuramente un problema è costituito dai turni irregolari di lavoro e dei viaggi in aereo.

Il "jet-lag", come dicono gli americani, è il fenomeno che si manifesta quando attraversiamo zone geografiche con fuso orario diverso. Poiché l'orologio interno è sintonizzato col tempo della nostra zona di origine, nei primi giorni trascorsi in una zona diversa tendiamo a conservare il ritmo domestico. Accuseremo dunque sonnolenza nelle ore diurne e saremo svegli e affamati nel cuore della notte. Che fare? «Niente ipnotici o tranquillanti», ha detto a Bologna il dottor Charles Czeisler di Boston, considerato il massimo conoscitore dei legami tra sonno e bioritmi. "Occorre piuttosto favorire la naturale tendenza dell'organismo a ritrovare il proprio equilibrio». Ecco allora una regola pratica: giunti a destinazione, cercare di coricarsi a un'ora che non è quella locale, ne quella di casa, bensì una via di mezzo, e insistere nella mediazione fino a trovarsi allineati, con la nuova routine. «La crenoterapia», ha detto William Dement, noto esperto che lavora all'università di Standford in Calìfornia, "si applica con successo anche nella sindrome del sonno precoce e in quella del sonno ritardato". Vediamo quest'ultima.
Ci sono persone che, specialmente nella calura estiva, tendono a coricarsi più tardi e ad alzarsi, di conseguenza, più tardi ancora, una spirale da cui non riescono a uscire. La sindrome è frequente tra gli studenti e in generale tra le persone che si considerano, ed effettivamente sono, più efficienti nelle ore serali che in quelle diurne.

Normali ritmi fisiologici accompagnano il lavoro nella giornata e il riposo nella nottata, e l'organismo agisce come se seguisse orari fisiologici, che in genere con il lavoro e il tempo libero durante la giornata e il sonno durante la notte mantengono nell'individuo un andamento ritmico. Veglia, rendimento, minzione, ecc. sono maggiori durante il giorno che nella notte. Alcuni ormoni, come quello della crescita, sono secreti maggiormente durante il sonno; molte funzioni fisiologiche, quali ad es. secrezione di cortisone e di adrenalina, temperatura del corpo, pressione sanguigna, frequenza cardiaca, aumentano prima dello svegliarsi per preparare l'organismo alla nuova attività quotidiana, e diminuiscono prima di addormentarsi per prepararlo al riposo notturno. Anche manifestazioni cliniche e fisiologiche di alcune malattie croniche mostrano una ritmicità circadiana. Nei diabetici trattati con insulina, i livelli del glucosio nel sangue a digiuno sono più bassi di notte che di giorno, e si verifica no variazioni circadiane della pressione sanguigna negli individui ipertesi.

L'andamento del ciclo circadiano durante le 24 ore segna un massimo della capacità lavorativa nelle ore antimeridiane, poi una diminuzione graduale verso il mezzodì, un nuovo aumento, che però non raggiunge il grado antimeridiano nel pomeriggio, e infine un abbassamento durante le ore serali fin oltre la mezzanotte con un minimo prima delle ore tre quando inizia un aumento che tocca l'apice nelle prime ore del mattino. Questo andamento del ciclo indica che, in generale, l'attività lavorativa viene svolta meglio nelle ore antimeridiane, meno nel pomeriggio, e al minimo nelle prime ore dopo la mezzanotte, quando verso le tré del mattino l'organismo è pochissimo atto al lavoro fisico e intellettuale. Negli ultimi anni sono stati argomento di particolari studi gli effetti dei cicli fisiologici circadiani sul lavoro di notte e sui viaggi aerei a lunghe distanze, che meritano di essere considerati per la loro notevole importanza pratica. Numerosi sono i lavoratori a turno esposti a risentire disturbi dei loro ritmi fisiologici circadiani per il lavoro notturno.
Il lavoro a turno notturno, specie se trattasi di lavoro intenso con sforzo fisico o compiti di vigilanza, è deteriorante non solo a causa delle fasi della ritmicità circadiana ma anche dell'entità della perdita di sonno e del periodo di lavoro. Questi fattori reagiscono reciprocamente con il risultato che l'esecuzione di dati compiti durante la notte in lunghi turni da parte di individui, che abbiano perduto sonno viene notevolmente compromessa. Non idonei al lavoro a turni debbono considerarsi gli epilettici, poiché l'affaticamento può precipitare gli attacchi; i diabetici, a causa dell'irregolarità dei pasti; chi ha oltre i 45 dnni, perché propende a non adattarsi bene ai cambiamenti delle abitudini del sonno e della veglia; i sofferenti di disordini neurotici o psichiatrici, che male tollerano lo stress addizionale generato dal lavoro a turno; gli affetti da disordini cardiaci o ipertensione, che richiedono attenta osservazione.

Il turnista è in perenne trasmigrazione tra ipotetici fusi orari, anche perché nel fine settimana reagisce all'allucinante condizione riassumendo abitudini diurne che interrompono il processo di adattamento. Uno studio compiuto a Chicago da Donaid Tepas ha messo in luce che i turnisti tendono a dormire meno degli altri lavoratori e a sviluppare una sindrome "da deprivazione cronica di sonno". Le aziende devono tener conto dei ritmi biologici, evitando per esempio di trasferire brutalmente il lavoratore da questo a quel turno. Al contrario, la successione dei turni andrà programmata in modo "fisiologico", cominciando col turno del pomeriggio per poi passare a quello della sera.

La medicina ormai parla di "sindrome del turnista". Si tratta di un insieme di disturbi digestivi, insonnia, irritabilità tipici di chi è costretto a lavorare tra il tramonto e l'alba. I più frequenti: dispepsia, gastrite, colite, ulcera. I problemi neurologici sono principalmente dati da una irritabilità esagerata e da un senso di affaticamento persistente, che a differenza della fatica fisiologica non sparisce nemmeno con il riposo. La sindrome da fatica cronica, o esaurimento nervoso, come viene comunemente definito, dei lavoratori di notte si presenta sotto due forme, spesso associate: la prima, espressa come spossatezza generale, è generata dalla perdita di sonno o dalla sua cattiva distribuzione temporale: )a seconda, espressa come sensazione generale di minore efficienza fisica e perturbazione dell'umore, è maggiormente legata alla non sincronizzazione dei ritmi biologici. Complessivamente si può affermare che circa il 20% delle persone coinvolte nel lavoro a turni e notturno non è in grado di tollerarlo e pertanto è costretto ad abbandonarlo dopo un breve periodo. Prevedere una limitazione del lavoro notturno ai soli casi in cui sia strettamente necessario, è tuttavia poco realistico. E, pertanto, indispensabile adottare alcuni correttivi che consentano di ridurre i disagi e gli effetti negativi connessi con questo tipo di lavoro. In conclusione il nostro organismo è soggetto a ritmi sonno-veglia che non devono essere mutati eccessivamente.
La cosa migliore da fare sarebbe andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora. Un riposo durante la giornata non avrà mai lo stesso effetto rigenerante di quello goduto durante la notte. Anche i viaggi aerei intercontinentali scombussolano i nostri ritmi biologici: ci fanno sentire a disagio e ci impediscono di dormire. Il problema è più serio quando si vola verso ovest prolungando la giornata. Gli esperti consigliano di anticipare di un'ora ogni giorno il momento di andare a letto, alcuni giorni prima della partenza in modo da abituarsi al nuovo orario. Sconsigliano di dormire in viaggio durante i voli verso ovest e suggeriscono di dormire invece il più possibile volando verso est. Chi prende sonniferi per superare il jet-lag dorme ancora peggio.

Dopo un volo aereo transcontinentale verso est o verso ovest, attraversando molti fusi orari si hanno di frequente alterazioni dei ritmi circadiani per periodi che possono andare dai tre ai quattordici giorni a seconda dell'individuo, della direzione del volo e del numero dei fusi orari attraversati. Prima che si verifichi la corrispondenza tra il nuovo fuso orario e i ritmi circadiani si instaura la cosiddetta sindrome da aviogetto (Jet-lag sindrome), caratterizzata da affaticamento, tensione nervosa, perdita di appetito e disordini gastroenterici. Se possibile, gli impegni importanti, quali riunioni d'affari, non dovrebbero aver luogo prima di tre giorni almeno dopo il viaggio. Sono stati fatti tentativi per promuovere l'adattamento del ritmo biologico circadiano, introducendo cambiamenti nella dieta e la somministrazione di droghe dette cronobiotici, la cui utilità è controversa. Un leggero Ipnotico in questo caso può aiutare a superare la crisi.





   

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