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Le fasi del sonno: sonno lento, o sincronizzato o sonno non-REM, sonno non-REM.

Le fasi del sonno: sonno lento, o sincronizzato o sonno non-REM, sonno non-REM.

Fino agli inizi del nostro secolo, il sonno è rimasto avvolto nel mistero e non più di sessantenni fa era ritenuto uno stato di riposo incosciente, relativamente semplice e omogeneo. La ricerca moderna ha fatto molti progressi in materia e ne ha svelato molti segreti. Un contributo fondamentale è stato dato dalla elettro encefalografìa che ha identificato le varie fasi del sonno umano: l'elettroencefalogramma, infatti, è la registrazione dell'attività cerebrale. Esistono due forme ben distinte di sonno, il sonno lento e il sonno REM. I due tipi si alternano durante la notte, determinando un ciclo. Vediamo qui di seguito le caratteristiche di un intero periodo di sonno: sono tutte informazioni che, se ben assimilate, possono addirittura consentirci un maggior controllo delle nostre ore di riposo.

Sonno lento, o sincronizzato o sonno non-REM: è così chiamato perché sul tracciato dell'encefalogramma si nota un rallentamento dei ritmi. Le onde diventano sempre più lente e più ampie man mano che il sonno si approfondisce. Il sonno lento, proprio in base all'osservazione delle onde sul tracciato, è stato suddiviso in quattro fasi: assopimento, sonno leggero, sonno abbastanza profondo, sonno molto profondo. In quest'ultima fase gli occhi non presentano movimenti, le funzioni vegetative, il respiro e il battito cardiaco rimangono regolari. Il sonno REM, dall'inglese Rapid Eye Movements è il sonno con movimenti oculari rapidi e infatti sono visibili nel dormiente vistosi movimenti dei globi oculari. Il sonno REM è chiamato anche "paradosso" in quanto nel suo corso si verifica una forte contraddizione: l'attività muscolare è assente e il corpo appare come paralizzato; l'encefalogramma invece dimostra che il cervello è molto attivo.

I sogni, cioè l'attività onirica, avviene durante il "sonno paradosso". Per questo, è più facile ricordare un sogno se ci svegliamo durante un periodo di sonno REM. Il sonno REM compare con una certa regolarità per quattro o cinque volte nell'individuo normale durante un sonno notturno di 7, 8 ore. Da quando ci addormentiamo sino al risveglio il sonno non è sempre lo stesso, ma passa quindi attraverso due vite: il sonno REM e quello non-REM, che sono stati rilevati dai ricercatori misurando con l'elettroencefalogramma le onde elettriche del cervello e altre attività (come i movimenti oculari e il tono dei muscoli) mentre la persona dorme. Vediamo in pratica cosa accade.

Appena ci mettiamo a letto, da uno stato di veglia si passa a uno di sonnolenza e quindi a uno stadio non-REM, che progressivamente diventa più profondo ed è caratterizzato da onde cerebrali sempre più lente man mano che cadiamo nelle braccia di Morfeo. Dopo circa un'ora e mezza, compare la prima fase di sonno REM, indicata anche da un frenetico movimento degli occhi sotto le palpebre abbassate. In seguito come abbiamo detto, nel corso della notte i due tipi di sonno si alternano a formare da quattro a sei cicli di sonno: ogni ciclo è costituito da una fase di sonno non-REM, seguita da una di sonno REM. Circa il 25% del sonno totale è costituito dalla fase REM, che è, come abbiamo detto, anche quella in cui si sogna: per la precisione, i sogni occupano l'85% del sonno Rem.

Quest'ultimo, tra l'altro, ha una caratteristica molto interessante: in questo stadio del riposo, infatti, il tracciato dell'encefalogramma è simile a quello della veglia, nonostante la persona sia completamente addormentata. La prima fase dell'addormentamento non dura più di cinque minuti. Nell'attimo in cui cessiamo di vedere e di essere coscienti, i nostri occhi cominciano a roteare lentamente e si rallentano i ritmi fisiologici involontari del nostro corpo, la respirazione e il battito cardiaco.

La "traccia" più consistente di ciò che sta avvenendo, la fornisce l'attività elettrica del cervello, misurata con l'elettroencefalogramma. Gli elettrodi applicati alla testa registrano il passaggio dalla veglia al sonno: alle "normali" onde "alfa" e "beta", veloci e dal profilo aguzzo, che caratterizzano le condizioni di attività consapevole subentrano, al momento dell'addormentamento, altre onde denominate "teta": più lente e sinuose, sono il segno d'un rallentamento dell'attività elettrica cerebrale. E durante questa fase che si verificano le "mioclonie", improvvise contrazioni muscolari e sobbalzi che spesso costringono il dormiente a risvegliarsi per qualche attimo. Subito dopo è di nuovo sonno: di lì a poco inizia la seconda fase, chiamata del "complesso K". Comincia da qui la discesa verso il sonno profondo. Il lento movimento degli occhi si arresta, mentre i ritmi cardiaci e respiratori rallentano ulteriormente. Anche questo stadio, però, dura poco: dopo una decina di minuti il poligrafo comincia a registrare un nuovo tipo di attività, destinato a durare circa un quarto d'ora. Siamo arrivati alla terza fase. L'elettroencefalogramma segnala ora un nuovo profilo di attività elettrica del cervello: appaiono le lente e sinuose onde "delta" con un ritmo quasi solenne. Anche le altre attività fisiologiche sembrano adeguarvisi: il respiro è lento, siamo calmi, rilassati, immobili.

Ma il "sonno profondo", ricco di fenomeni strani e di incognite, appare solo al quarto stadio. Quando sopraggiunge, le onde delta cerebrali si fanno ancora più lente e profonde, pulsazioni e respiro scendono a un livello che è quasi la metà di quello normale della veglia. Diventa molto difficile destarsi. Il tono cerebrale cade, molti di noi russano profondamente. In alcuni soggetti si manifestano episodi di sonnambulismo qualcuno parla nel sonno. È in questi momenti che i bambini più piccoli spesso bagnano il letto. Il rilassamento è totale. Pare che siano però presenti, in questa fase, anche rari momenti di attività onirica.





   

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