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Le conseguenze dell'arteriosclerosi: riduzione della quantità di ossigeno ai tessuti, diminuzione della velocità di circolazione del sangue, embolia.

Le conseguenze dell'arteriosclerosi: riduzione della quantità di ossigeno ai tessuti, diminuzione della velocità di circolazione del sangue, embolia.

Esiste un invecchiamento normale delle arterie cosi come esiste un normale invecchiamento della pelle, dei capelli o dei denti: per questo l'aspetto di un'arteria normale non è lo stesso a venti, cinquanta o sessantenni. Nel corso degli anni, infatti, la tunica arteriosa interna e le sue cellule perdono la loro morbidezza: agli inizi la superficie interna dell'arteria è una struttura particolarmente liscia per permettere al sangue che la percorre di scivolare senza incontrare asperità o irregolarità in alcun punto; con gli anni l'endotelio diventa più rugoso, ma queste asperità non costituiscono una malattia: anzi, in alcuni soggetti giunti in buone condizioni a un'età avanzata si possono ancora trovare arterie pressoché normali. Anche la tunica media, e cioè lo strato muscolare, non può conservare eternamente l'elasticità dell'adolescenza. È quindi normale, a partire da una certa età, avere arterie un po' flessuose, un po' sinuose, visibili sotto la pelle, come pure è normale il fatto che a sessantenni non è più possibile realizzare certe imprese della giovinezza.

In conclusione, esiste un invecchiamento legittimo delle arterie che non costituisce una malattia, ma che appartiene a un processo involutivo d'insieme al quale partecipa tutto l'organismo.

Conseguenze dell'arteriosclerosi

Una prima conseguenza è rappresentata dalla riduzione della quantità di ossigeno ai tessuti, per cui si verifica un invecchiamento precoce di organi e visceri alimentati normalmente da queste arterie. La gravita dell'arteriosclerosi dipende allora dall'importanza del territorio colpito che viene a trovarsi nella condizione di mancare del suo alimento essenziale, l'ossigeno. Questa mancanza cronica sarà ancora più grave allorché si tratterà di un organo la cui funzione e il cui metabolismo sono accresciuti da uno sforzo: ad es., il cuore se si accelera la marcia o i muscoli delle gambe quando si corre. La diminuzione dell'apporto di ossigeno è chiamata ipossiemia, mentre la mancanza totale di ossigeno in una regione, che sopravviene quando un'arteria è completamente chiusa, si chiama ischemia.

Una seconda conseguenza dell'arteriosclerosi è rappresentata dalla diminuzione della velocità di circolazione del sangue: è questo un fattore molto importante nel favorire la formazione di callosità all'interno delle arterie. Infatti il sangue ha, fra le altre funzioni, quella di restare liquido grazie alla sua circolazione normale nelle arterie, ma diventa solido in alcune circostanze: ad es., nel caso di rottura di un vaso arterioso o venoso. Si forma allora un coagulo simile a una rete le cui maglie sono costituite da una proteina sanguigna chiamata fibrina\ nelle maglie di questa rete vengono inglobati i globuli rossi e i globuli bianchi agglomerati in un tappo che chiude l'orificio di rottura del vaso. La fabbricazione della rete di fibrina, trama indispensabile del coagulo ematico, non può avvenire se non in presenza di sostanze chimiche attivanti contenute nelle piastrine e liberate al momento opportuno e cioè al momento della rottura del vaso e della conseguente emorragia. Un'emorragia non è però la sola causa di un coagulo: esso può verificarsi anche all'interno di un'arteria o di una vena come, ad es., nelle vene di un soggetto operato dando luogo alla flebite. Le placche dell'arteriosclerosi costituiscono in un'arteria dei punti di richiamo per un coagulo sanguigno, perché l'irregolarità della parete arteriosa, il suo restringimento e il conseguente rallentamento della circolazione del sangue rappresentano un fattore di richiamo per le piastrine che vengono cosi ad aderire e ad agglutinarsi alla parete arteriosa. Le piastrine non tardano a secernere i loro enzimi per cui si forma un coagulo intrarterioso (un trombo) che chiude completamente il lume dell'arteria già ristretto. Questo processo prende il nome di trombosi, nome a voi senz'altro familiare.

Una terza conseguenza della malattia delle arterie è l'embolia. L'embolo è un corpo estraneo trasportato dal sangue all'interno dei vasi sino a quelli il cui diametro è inferiore al suo volume. Qui l'embolo si blocca costituendo un'embolia e arrestando completamente la circolazione a valle. L'embolo è costituite nella maggior parte dei casi da un frammento di coagulo che si è formato nella parete arteriosa: questo coagulo è molto friabile per cui da esso possono distaccarsi alcuni frammenti e circolare nell'arteria sino a quando il calibro del vaso non diventa così piccolo da non permettere a uno di questi frammenti di proseguire nella sua corsa. Esso si ferma allora contro la parete e forma un tappo che chiude il vaso embolizzandolo. Ma l'embolo può essere anche un frammento di colesterolo calcificato che si ferma in un'arteria il cui calibro non gli permette più di proseguire.

In ogni caso il risultato di un'embolia è simile a quello della trombosi e consiste nel privare dell'apporto di ossigeno quel territorio situato a valle dell'occlusione arteriosa. Una quarta conseguenza dell'arteriosclerosi è l' emorragia. La sua formazione è dovuta al fatto che l'infiltrazione del colesterolo calcificato nella parete arteriosa rende assai fragile la parete stessa, per cui le tré tuniche arteriose diventano progressivamente un sottile velo prossimo a rompersi. Questa rottura può essere totale e causare un'emorragia la cui gravita è anche in funzione del calibro dell'arteria e della pressione arteriosa oppure parziale simile a una fessura più che a una vera e propria breccia: allora il sangue diffonde molto più lentamente nei tessuti circostanti. Questa emorragia più lenta può essere arrestata dalla formazione di un coagulo per cui i guai da essa prodotti sono più limitati negli organi in cui penetra (come il cervello, l'occhio o l'orecchio).





   

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