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Le casuse che procurano l'angoscia possono essere isterismo, attacco di panico, epilessia, manie e stati melanconici

Le casuse che procurano l'angoscia possono essere isterismo, attacco di panico, epilessia, manie e stati melanconici

L'angoscia è un sentimento di attesa penosa di un evento negativo ma ignoto, accompagnato da senso di costrizione toracica e del collo, di difficoltà respiratoria e di minaccia di soffocamento. Compare di solito insieme a pallore del viso, raffreddamento degli arti e qualche volta a nausea e vomito; ci può inoltre essere un'abbondante emissione di urine.
Le cause che possono procurare tale fenomeno sono varie e numerose: di solito si tratta di malattie nervose e mentali (isterismo, attacco di panico, epilessia, manie e stati melanconici), ma a volte l'angoscia è provocata da cause organiche come nelle malattie di cuore tipo infarto miocardico e angina pectoris, nelle malattie degli organi respiratori, come nell'edema polmonare acuto e nel gozzo esoftalmico. Partendo da queste premesse riguardanti l'angoscia intesa in senso fisico si è trasferito il termine in campo psicologico per indicare gli stati di sofferenza psichica, che, influendo sulla soggettività del paziente, ne caratterizzano l'aspetto negativo improntato ad un'interpretazione ansiosa e di sofferenza nei riguardi di ogni problema che lo riguarda anche se di dimensione e di portata assolutamente normali.

Tali stati di angoscia rientrano nelle premesse delle psicosi e la loro terapia spetta agli specialisti psicologi e psicanalisti. Spesso stati di angoscia sfuggono anche all'indagine più accurata perché molto latenti, ma non per questo meno importanti e impegnativi.
In senso più ampio il termine è anche concetto filosofico che risale a S. Kierkegaard, con il quale intendeva un vissuto fondamentale della condizione umana. In psicanalisi un apporto determinante alla comprensione del fenomeno lo ha dato S. Freud che ha parlato di stato affettivo caratterizzato da sensazione estremamente spiacevole.





   

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