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Ricerca dopo ricerca si comicia a capire come mai, pur individuando le cellule cancerose ed attaccandole, non riusciamo a sconfiggere il tumore.
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Ricerca dopo ricerca si comicia a capire come mai, pur individuando le cellule cancerose ed attaccandole, non riusciamo a sconfiggere il tumore. «Nemici esterni e "traditori" interni si insinuano tra le nostre cellule. Un fuoco continuo senza tregua ci colpisce e noi di rimando ci difendiamo
con i linfociti. Non ci accorgiamo quasi
di queste battaglie silenziose, che ci salvano la vita. Non sempre però possiamo fidarci dei nostri difensori professionali, talvolta qualcosa accade a livello del
nostro sistema immune a scombinare
le carte e gli agenti di difesa "passano al
nemico".
L'immunologia è la scienza che studia la capacità del nostro organismo di
far fronte agli invasori da dentro e da
fuori: patogeni e cellule cancerose. Dopo molte illusioni, alternanza di successi e fallimenti, l'immunologia torna alla
frontiera della battaglia contro il cancro,
alla luce delle novità scientifiche. Alberto Mantovani, Francesco Marincola e
colleghi rilanciano in questi giorni su
Lancet, rivista medica internazionale tra
le più note, l'immunologia come arma
vincente, nel contesto del microambiente del tumore.
I "battaglioni" specializzati
L'evoluzione d ha dotato di un sistema
immune, poiché siamo costantemente
esposti ad un enorme numero di organismi patogeni che tentano di utilizzare
i nostri corpi per potersi propagare a nostro danno. Talvolta delle alterazioni
possono insorgere nelle nostre stesse
cellule, determinando una crescita rapi
da, aggressiva ed incontrollata, quale il
cancro. Come può il nostro corpo re
spingere e controllare questi eventi preservando la nostra salute? Risulta innanzitutto necessario che le cellule che
ci difendono, i globuli bianchi, sappiano
riconoscere chi è il nemico ed ucciderlo,
senza attaccare le cellule sane del nostro
corpo. Infatti, quando il patogeno si trova all'interno delle nostre cellule (come
nel caso delle infezioni virali) il globulo
bianco non può "vederlo" direttamente
e deve poter discriminare quali siano le
cellule infette da eliminare da quelle sa
ne che stanno loro accanto.
Il sistema immune è il nucleo di difesa della nostra salute ed ha a disposizione diversi tipi di eserciti, spedalizzati a
seconda dell'attacco subito. Alcuni globuli bianchi costituiscono la prima linea
di difesa (granulociti, principalmente
neutrofili e macrofagi). A questo scopo
sono già armati e pronti a combattere,
ma sono capaci di riconoscere solo alcuni "nemici" esterni alle cellule, come ad
esempio i batteri, e con poca specificità.
Di conseguenza l'eradicazione di infezioni gravi richiede dei veri esperti, i linfociti, capaci di riconoscere in modo
specifico gli "antigeni", cioè molecole
diverse da quelle del nostro organismo e
presenti negli agenti patogeni. I linfociti sono distinti in tré grandi categorie,
linfociti T, B e Natural Killer (o NK) che
esplicano funzioni differenti, rese possibili da un diverso corredo di molecole
presenti sulla loro superficie.
I linfociti T sono "soldati" spedalizzati
nell'individuare i minimi indizi dimostranti la presenza di patogeni: ogni mi
lite viene selezionato nel nostro organismo per riconoscere con estrema efficacia un singolo segnale d'infezione (ad
esempio una proteina virale espressa
dalla cellula inietta) e a non attaccare le
cellule sane. Di conseguenza, i linfociti
T non vengono attivati in toto, la mobilitazione interesserà soltanto i quelli
adatti allo scopo. In questo modo il nostro organismo può reagire in modo
specifico contro il singolo patogeno. I
linfociti T riescono a riconoscere un antigene solo se esso viene frammentato
all'interno della cellula e i suoi frammenti sono presentati sulla superficie di
una cellula legato alle proteine del Complesso Maggiore di Istocompatibilità
(MHC), e non nella sua forma solubile.
Ogni linfocita T possiede un sistema recettoriale, chiamato appunto "T cell receptor" (TCR), che è differente in ciascun linfocita, tramite il quale viene riconosciuto il frammento di antigene assodato alle proteine dell'MHC. Esistono delle cellule che sono in grado di "in
formare" i linfociti di un'infezione. Si
chiamano "antigen-presenting-cell"
(APC) perché sono in grado di stimola
re il recettore delle cellule T, "presentandogli" l'antigene frammentato, associato alle loro molecole MHC.
In realtà il sistema è molto complesso
in quanto esistono varie popolazioni di
linfociti T. I linfociti T citotossiche (CTL)
riconoscono e uccidono qualsiasi tipo di
cellula del nostro organismo che presenti sulla sua superficie frammenti di
molecole estranee.
I linfociti T "helper"
(Th) si attivano soprattutto in risposta
alle APC, che catturano antigeni nel
l'ambiente circostante e li presentano.
Le molecole MHC di classe I sono specializzate nel presentare l'antigene alle
cellule T citotossiche, quelle di classe II
presentano alle cellule Thelper. In risposta al riconoscimento antigenico i
linfociti Th producono
fattori solubili, chiamati
interleuchine, che stimolano altre classi di linfociti T. I linfociti T helper sono a loro volta classificati
in Thi e Th2. I linfociti
Thi stimolano meccanismi di difesa cellulare
mediati dai macrofagi e
dai linfociti T citotossici,
mentre i Th2 inducono la
produzione di particolari
anticorpi.
Le plasmacellule
I linfociti B riconoscono l'antigene in
forma solubile. Quando il nostro organismo è attaccato da virus e batteri, i linfociti B capaci di riconoscerli si moltiplicano, entrano in contatto fisico con i linfociti Th che li attivano e si trasformano in
plasmacellule. Le plasmacellule producono anticorpi che si legano in maniera
specifica agli antigeni del patogeno stesso. Alcuni anticorpi possono neutralizzare direttamente gli agenti patogeni,
bloccando i recettori che permettono
l'infezione. Altri anticorpi possono in
durre l'uccisione di agenti patogeni tra
mite l'attivazione del sistema del Complemento che provvede alla distruzione
per lisi del patogeno, o possono indurre
la sua cattura da parte dei macrofagi o
dei granulociti, che lo "divorano".
Esistono tuttavia situazioni in cui cellule pur infettate da virus o modificate per
l'effetto di una trasformazione neoplastica, non espongono in maniera adeguata frammenti antigenici e molecole
MHC capaci di stimolare il riconosci
mento da parte dei linfociti T. In questi
casi saremmo in balia del patogeno con
conseguenze letali.
I killer
Nel nostro organismo è stata quindi selezionata un'altra popolazione di linfociti detti NK, cioè "naturai killer" che ha
l'inconsueta capacità di riconoscere cellule non esprimenti le proprie proteine
MHC di superficie (self).
Di conseguenza le NK individuano
cellule "nude", prive di molecole
MHC, in cui il self, il concetto di sé, è
venuto a mancare. I meccanismi che
mediano l'azione NK rappresentano
un esempio affascinante ed elegante di
come il self control sia alla base di una
difesa veramente efficace. Le NK risultano utili anche quando i nemici di
vengono troppo numerosi ed eterogenei per poter essere riconosciuti singolarmente, in questi casi è più facile individuare i propri alleati ed attaccare i
restanti, nel caso concreto salvando chi
esprime il giusto "self ed eliminando
tutte le altre cellule. Costantemente in
perlustrazione nel nostro corpo, le NK,
"perquisiscono" tutte le cellule cui passano vicino, verificando che esprima
no il giusto "documento di riconosci
mento" l'MHC (complesso maggiore
di istocompatibilità) indipendente
mente dal peptide presentato. Non
stanno cercando cellule infette, ma cellule non identificabili.
I vari tipi di MHC sono legati da specifici recettori delle NK detti KIR (recettori inibitori delle killer) che operano la
verifica dei "documenti".
In pratica, se è presente l'MHC, la
cellula NK da l'ok e passa oltre, in caso
contrario scatena un attacco immediato,
letale per qualsiasi cellula senza passa
porto. Oltre al sistema di "disattivazione" ne esiste uno di stimolazione. Ovvero si trovano sulle NK altri recettori che
possono promuovere segnali atti a sti
molarle a "premere il grilletto". Alcuni
di questi (tra cui NKp46, NKp}o e
NKP40) definiti come recettori di cito
tossicità naturale Nrc, sono stati scoper
ti dall'equipe di Lorenzo Moretta (Gasli
licaziom
ni, Genova).
Le NK, che sono pronte ad agire subi
to, mentre i linfociti necessitano un
tempo di "apprendimento" rappresentano una linea di difesa precoce ed
estremamente efficiente. Le cellule NK,
opportunamente coltivate e sensibilizzate, possono essere impiegate nel trat
tamento di alcune leucemie, e recente
mente, secondo Cristina Bottino (Gaslini), anche per il medulloblastoma.
In conclusione, il nostro sistema immune ha evoluto (e sta ancora evolvendo)
strategie difensive sempre più sofisticate:
i compiti sono stati suddivisi tra i diversi
comparti di globuli bianchi, disponendo
ora della fanteria, degli strateghi, delle armi intelligenti... e degli immancabili eroi
in prima linea, le cellule NK, i James
Bond con licenza di uccidere!
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