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Farmaci: quando fanno bene e quanto possono far male

Farmaci: quando fanno bene e quanto possono far male

Una cura su quattro di quelle prescritte alle persone anziane non è corretta: spesso il dosaggio dei farmaci è squilibrato e può creare conseguenze negative; inoltre non sempre si tengono nel dovuto conto le reazioni che possono essere causate dall'uso di più farmaci contemporaneamente (e molte persone anziane soffrono di alcuni disturbi, se non di vere e proprie malattie, e devono quindi assumere, nell'arco della giornata, svariate medicine).
Secondo il Comitato nazionale di bioetica organismo della Presidenza del consiglio dei ministri ogni anno 15 mila ricoveri si persone oltre i 65 anni si devono a effetti indesiderati di tarmaci e 15 prescrizioni di medicine su 100 fatte agli anziani contengono errori di dosaggio, se non addirittura errori nella valutazione dell'effettivo bisogno di un determinato farmaco.

Il professor Roberto Bernabei, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria rincara la dose, dicendo che non si sa pressoché nulla degli effetti che possono essere prodotti dalle diverse mescolanze di medicinali. E aggiunge: «Toccherebbe ai medici usare molta cautela nel prescrivere tarmaci agli anziani, magari dimezzando inizialmente il dosaggio per raggiungere gradualmente la terapia ottimale.
Ma anche le persone anziane devono imparare a usare bene le medicine, attenendosi scrupolosamente alla prescrizione e segnalando al proprio medico l'insorgenza, durante la terapia, di effetti negativi». Per approfondire la conoscenza di questi argomenti abbiamo ascoltato, intervistandolo, il parere e i consigli di un farmacologo di chiara fama, il professor Luciano Caprino docente di Farmacologia all'università La Sapienza di Roma.
Quando si leggono le istruzioni per l'uso contenute in tutte le confezioni di farmaci c'è da preoccuparsi per gli effetti indesiderati che questi possono produrre. Ma sono soprattutto le conseguenze non ben conosciute dell'interazione tra le varie medicine a creare problemi. È così?
L'assunzione di un qualsiasi medicamento comporta sempre una percentuale di pericolo di insorgenza di effetti avversi e di interazioni, anche gravi, con altri tarmaci o con alimenti. Il riportare tali effetti nasce dall'obbligo normativo di informare il soggetto e, non ultimo, a cautela di eventuali richieste d'indennizzo per danni.
È da sottolineare che nei foglietti informativi, sottoposti oggi a frequenti revisioni, sono riportati e descritti con accuratezza gli effetti avversi e/o collaterali, spesso accompagnati da una stima della percentuale di rischio. Ad esempio, viene riportato che alcune reazioni si possono verificare con determinate percentuali: stitichezza 8,5 %; vertigini 3,5%; nausea 2,6% e cosi via. Manca però sovente una spiegazione del tipo di reazione, in altre parole, che cosa significa per un paziente non medico la frase frequentemente riportata senza altre spiegazioni: «può determinare la Sindrome di Steven-Johnson»?. Per quanto specificatamente riguarda eventuali interazioni farmacologiche, queste cominciano ad essere riferite particolarmente per tarmaci ad alto rischio, come quelli utilizzati per curare le aritmie cardiache.
Il problema delle interazioni farmacologiche è rilevante per due aspetti. Il primo è che le informazioni al riguardo sono esaustive solo per tarmaci da lungo tempo in terapia; per i tarmaci di recente introduzione le interazioni, per la bassa/bassissima incidenza, possono non essere conosciute e quindi riportate. Il secondo riguarda i sistemi d'informazione a disposizione del medico, spesso non completi.

Un altro aspetto da non trascurare è che l'elenco degli effetti avversi e delle interazioni può, per spavento, determinare o l'abbandono del farmaco, con conseguenze sullo stato di salute anche molto gravi, ovvero la non lettura delle istruzioni per l'uso.
Gli anziani, specialmente quelli che devono fronteggiare diverse patologie, sono dei grandi "consumatori" di medicine. Il mix di farmaci al quale ricorrono può produrre conseguenze negative più che benefìci?

Sicuramente in un soggetto anziano, che per l'età e per le patologie può avere variazioni dell'assorbimento, del metabolismo e dell'eliminazione di un farmaco (ad esempio per ridotta funzionalità renale), si possono facilmente verifìcare effetti tossici da iperdosaggio. In altre parole, anche utilizzando le dosi consigliate, si può verificare una concentrazione di farmaco nel sangue superiore a quella prevista. L'utilizzo di più tarmaci contemporaneamente può aggravare questa situazione, in quanto vengono contemporaneamente interessati diversi meccanismi fisiologici deputati al metabolismo e all'eliminazione dei tarmaci.
Escluderei un rischio significativo di assenza di benefici terapeutici e di comparsa di gravi effetti negativi; questo ovviamente se il medico prescrittore si è adeguatamente informato.

Secondo lei, la prescrizione di farmaci alle persone anziane viene fatta sempre con le dovute cautele?
È molto difficile rispondere a questa domanda. Sicuramente, se il medico prescrittore non ha chiare e complete conoscenze sulle caratteristiche farmacologiche, tossicologiche e farmacocineriche del medicamento e non segue attentamente il paziente, il verificarsi di conseguenze negative può essere frequente. D'altra parte il medico ha concrete difficoltà ad ottenere dati precisi e significativi sulla concentrazione di un farmaco nel sangue di un paziente e ciò per obbiettive difficoltà di individuare laboratori attrezzati allo scopo. È a mia conoscenza che un prestigioso ente, che si occupa anche di compiti sanitari ed assistenziali, sta attuando un servizio di farmacocinetica per i più "pericolosi" tarmaci utilizzati dagli anziani, servizio che mi auguro possa in tempi brevi essere messo a disposizione delle strutture sanitarie esistenti in Italia. I rischi maggiori per un anziano, come già detto, derivano da una eventuale abnorme concentrazione del farmaco nel sangue per alterazioni dello stato metabolico del soggetto.
Ad una persona che ricorre a diversi farmaci che cosa consiglierebbe per autoregolarsi e assumere le medicine giuste al momento giusto?
Scrivere o far compilare un diario e dotarsi di timer con suoneria, che a tempi determinati, richiamino l'attenzione del soggetto.
La libera vendita di farmaci al supermercato ha creato qualche problema, soprattutto in chi ricorre al "fai da tè" nelle cure di disturbi o di vere e proprie patologie?
Non credo assolutamente; si verificherà al massimo un aumento degli acquisti, ma non un aumento del consumo effettivo. In altre parole un aumento dello spreco. E vero che in Italia i medicinali vengono testati soltanto su adulti maschi? E le donne, i bambini, gli anziani?
E verissimo, ma ciò accade in tutti i Paesi, non solo in Italia. Le industrie farmaceutiche sia per questioni di tempo sia per problemi economici studiano un farmaco quasi sempre su adulti maschi. Addirittura per i bambini l'industria stessa preferisce indicare nelle istruzioni per l'uso: è vietato utilizzare il farmaco in bambini al di sotto di una certa età.
Questo non perché si siano dimostrati effetti tossici, ma perché non sono stati effettuati studi specifici e quindi non si è ottenuta l'autorizzazione dall'autorità sanitaria e l'industria non vuole correre rischi. D'altra parte questa limitazione d'impiego non viene sempre rispettata dal medico. Anni fa, proprio in una importante struttura pediatrica, constatai personalmente l'impiego di tarmaci privi di autorizzazione per bambini. Abbastanza recentemente (2002) sono apparsi. su quotidiani ad ampia diffusione, vari articoli riguardanti il problema.
Ora la situazione dovrebbe cambiare. La Società Italiana di Farmacologia (Sif) sta affrontando la situazione e sta proponendo soluzioni diversamente articolate che mi auguro possano essere accolte dalle autorità sanitarie. È da sottolineare che nelle strutture di assistenza e cura manca ancora la figura, anche se esiste una specifica specializzazione sostenuta dal ministero della Salute, del farmacologo medico, figura che interagendo con il medico curante potrebbe fornire indispensabili informazioni per attuare una somministrazione di tarmaci, corretta e sicura, nei bambini, nelle donne e negli anziani.





   

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