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I disturbi più frequenti causati dalla metereopatia sono aumento della depressione psichica e fisica astenia, ipotensione, cefalea.

I disturbi più frequenti causati dalla metereopatia sono aumento della depressione psichica e fisica astenia, ipotensione, cefalea.

Sull'influenza delle variabilità climatiche nella nostra salute fisica e psichica abbiamo intervistato il professor Angelico Brugnoli, specialista in meteoclimatologia medica presso l'Istituto di Climatologia Medica dell'Università di Milano.
Cos'è la meteoropatia?
Si tratta di una sindrome, cioè di un complesso di sintomi o di reazioni patologiche, che si manifestano quando c'è una variazione graduale oppure repentina di uno o più fattori meteorologici su un dato territorio. Per fattori meteorologici, noi intendiamo la temperatura dell'aria, l'umidità relativa, la forza del vento, la pressione atmosferica, le precipitazioni e i temporali con il loro corredo di ionizzazione negativa dell'aria, stato elettrico e turbolenza anche a quote elevate, perfino sopra i 10.000 metri.

Queste variazioni possono presentarsi in modo brusco, durante il passaggio di fronti freddi, con i temporali o con le linee di groppo, o in modo graduale, quando aria calda scorre su quella fredda preesistente. Quando, per esempio sul continente europeo, dopo un periodo di bei tempo, arriva una perturbazione atlantica, si determinano alcuni effetti sull ' organismo con manifestazioni a carico dei vari apparati o dei vari sistemi.
E il fenomeno è tanto più importante quanti più fattori atmosferici sono coinvolti nello stesso momento.

Chi soffre di meteoropatia?
Anzitutto i neurolabili, cioè quei soggetti che affrontano con una certa emotività, anche ingiustificata, tutti i momenti della vita, inoltre gli ansiosi e i depressi. In pratica, coloro che hanno delle turbe a carico del sistema neurovegetativo. Oggi la neurolabilità è in continuo aumento proprio per la frequente concomitanza di fattori negativi come l'ipersrress, la perdita dei valori, la difficoltà di trovare lavoro o il disagio del pensionamento, la continua competizione per poter emergere e, non ultimo, l'inquinamento, atmosferico e acustico. I soggetti definiti neurolabili spesso sono dunque anche meteorolabili Scientificamente, come reagisce l'organismo al cambiamento del tempo? Di norma, all'incirca 48-24 ore prima dell'arrivo di una perturbazione, la persona particolarmente sensibile può avvertire vari sintomi il cui insieme costituisce proprio la sindrome meteoropatica.
I disturbi più frequenti sono: aumento della depressione psichica e fisica astenia, ipotensione, cefalea, voglia di rimanere chiusi in casa, aumento della dolorabilità a livello articolare e muscolare soprattutto per diminuzione della soglia del dolore, difficoltà nel respirare con sensazione spiccata di "respiro corto" e un senso di peso allo stomaco. In più si possono osservare vari disturbi dell'umore, irritabilità e sintomi che si evidenziano a carico dell'apparato cardiocircolatorio con palpitazioni, cardiopalmo, dolorabilità retrosrernale. Quanto durano questi disturbi? Uno o due giorni. Cominciano a diminuire una volta che la perturbazione è in atto, ma ritornano se ce n'è un'altra in arrivo. Tuttavia, nel caso in cui le perturbazioni siano una di seguito all'altra, ogni volta i sintomi diminuiscono di intensità, perché si verifica una sorta di adattamento.
Naturalmente, anche se i tipi di perturbazione sono diversi, a fronte caldo (d'inverno), a fronte freddo (d'estate), più o meno i disturbi avvertiti sono uguali. C'è però da considerare che le perturbazioni non passano soltanto al suolo ma anche in quota. All'istituto di Climatologia Medica di Milano, già da qualche anno ci stiamo interessando anche alle perturbazioni in quota a livello dei 500 hPa (circa 5500 metri), che finora sono state molto trascurate. Ci sono le cosiddette gocce di aria fredda in quota che possono perdurare, per esempio sul bacino mediterraneo, anche 710 giorni consecutivi. Esse disturbano molto il tempo a bassa quota con temporali, rovesci e forti colpi di vento e l'organismo umano ne risente per un periodo più lungo delle normali 4824 ore, anche per una settimana. Quando invece si forma una cupola d'aria calda in quota, per esempio un anticiclone estivo che determina una zona di alta pressione, può durare anche 1520 giorni. Nel mese di agosto del 1998 o durante la famosa estate del 2003 la cupola d'aria calda è durata per più di un mese e ha fatto, come abbiamo potuto constatare, notevoli danni sull'organismo umano, con un aumento in percentuale delle morti tra gli ultra sessantacinquenni di circa il 30%.

Cosa può succedere in questi casi! Si possono avere i cosiddetti colpi di calore (da non confondersi con i colpi di sole!), che si verificano in presenza di un grado molto elevato dell'umidità relativa dell'aria e della temperatura, di solito sopra i 35 °C, e di calma totale di vento. In queste condizioni l'organismo si riscalda molto e, soprattutto se si beve poco, entra in disidratazione e subisce manifestazioni che vanno dal collasso a disturbi più gravi. Il colpo di sole, invece, si può prendere anche se la temperatura non è molto elevata, ma se ci si ferma al sole per molto tempo. Se il grado di umidità relativa è basso è anche peggio perché il ciclo è molto più limpido e la radiazione solare è particolarmente intensa tanto che vengono poco filtrati non solo i raggi ultravioletti (a causa del buco d'ozono) ma anche i raggi infrarossi.
Si può fare qualcosa per prevenire la meteoropatia?
In che cosa consiste la terapia farmacologica?
Si consiglia di assumere, 48 o 24 ore prima dell'arrivo della perturbazione, un antiallergico associato a un sedativo vegetale come biancospino, tiglio o valeriana (mai benzodiazepina!). Questo perché i metereopatici, come i neurolabili, spesso soffrono di allergopatie, soprattutto da smog e da polveri sottili. E purtroppo le allergopatie sono in aumento perché è aumentato l'inquinamento atmosferico. Un'altra forma di prevenzione della meteoropatia è quella di curarne la causa, cioè la depressione o la neurolabilità. Inoltre, da uno studio a livello internazionale è emerso che vivere in ambienti molto luminosi, grazie anche a lampade molto forti, aiuta a vincere quella parte della depressione che influenza la meteoropatia e viceversa. Soprattutto a fine inverno, in un ambiente molto luminoso si soffre meno della cosiddetta depressione primaverile, la SAD, SeasonalAffettive Depressione cioè del passaggio da una stagione all'altra.
Potrebbero essere meteoropatiche anche persone perfettamente sane?
Sì, ma con disturbi molto più attenuati. Noi le chiamiamo neurostabili e di conseguenza meteorostabili. Si verifica in questi casi una sindrome borderline, cioè poco evidente, al limite della normalità.
Si può essere meteoropatici in modo episodico o diventarlo solo in un certo momento della vita? Si diventa meteropatici,in genere, dopo i 50 anni. Perché le difese dell'organismo cominciano a rallentare e anche perché di norma si è più sottoposti a stress. Per gli anziani c'è una particolare terapia o prevenzione? Dopo i 60 anni la prevenzione più utile è prendere un antiallergico (meglio la sera perché può dare sonnolenza e quindi funge anche da leggero sedativo) con i Fans (tarmaci antinfiammatori non steroidei), che aumentano la soglia del dolore. Mai prendere il cortisone che diminuisce ancora di più le difese immunitarie, che oltre i sessant'anni iniziano a scarseggiare.

La meteoropatia è un fatto genetico?
No. Però, siccome dipende dalla neurolabilità si può trasmettere la costituzione neurolabile e quindi, di conseguenza, la predisposizione a quella patologia che viene individuata anche come meteoropatia.

Stare al chiuso può aiutare?
L'ambiente chiuso, che noi chiamiamo microclima confinato, è più dannoso dell'ambiente esterno. Noi oggi sappiamo quanti virus, batter! e polveri sottili si annidino negli ambienti chiusi. Quindi sarebbe meglio uscire all'aperto, anche se gli abitanti delle grandi città devono poi fare i conti con l'inquinamento atmosferico, lo smog e le polveri sottili.





   

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