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Regole per prevenire malattie dell’esofago , dello stomaco , del duodeno , dell’intestino.

Regole per prevenire malattie dell’esofago , dello stomaco , del duodeno , dell’intestino.

1) Mantenere il proprio peso nella normalità, tramite la scelta di cibi meno ricchi in calorie e praticando un buon livello di esercizio fisico.
2) Ridurre il consumo di grassi, evitando i condimenti di origine animale, usando possibilmente olio di oliva o altri oli vegetali; preferire alimenti magri e moderare il consumo di carni grasse, insaccati, formaggi.
3) Mangiare alimenti ricchi di amido e di fibra, dando la preferenza a cereali, pasta, pane, patate, frutta, ortaggi e legumi.
4) Evitare di consumare troppi zuccheri semplici, limitando i dolci, le caramelle, e le bevande zuccherate.
5) Limitare l'introduzione di sodio, riducendo il sale nella preparazione o nel condimento dei cibi.
6) Preferire le bevande a basso contenuto alcolico e, possibilmente, solo durante i pasti.
7) Variare il più possibile la scelta dei cibi per garantire l'apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili.
E proprio all'Istituto Nazionale della Nutrizione abbiamo fatto riferimento raccogliendo le riflessioni e i suggerimenti del professor Giovanni Quaglia, direttore dell'Istituto stesso. Dopo il periodo del fastfood vissuto per stare al passo con i tempi e con la vita frenetica si è tornati al gusto della tavola. Mangiare non deve significare solo alimentarsi per dare sollievo alla fame, ma deve contenere tutta una serie di componenti socioculturali che vanno dalla riscoperta delle proprie tradizioni culinarie alla conoscenza di quelle altrui. Sulla base di questa impostazione culturale, alimentarsi vuoi dire trovare piacere nel gusto, ma anche scaldare il corpo e gratificare lo spirito. Il successo che stanno riscuotendo alimenti come, ad esempio, la mozzarella di bufala o il formaggio di fossa e piatti tipici, come i bucatini alla amatriciana o la pizza napoletana sono la dimostrazione di come il consumatore ha accettato questa nuova filosofìa secondo la quale il mangiare non è più solo una necessità fisiologica, ma un fatto culturale e storico ed un motivo di rapporti e di incontri. Quanto incide una sana alimentazione sulla salute e sull'energia vitale, specie in là con gli anni! È ormai documentato scientificamente, e ben risaputo dal consumatore, il rapporto che esiste tra una corretta alimentazione e la salute. Per esporre in modo sintetico il concetto di corretta alimentazione si può far riferimento alle Linee Guida dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione che danno le regole di buon comportamento, prendendo in considerazione innanzitutto tré aspetti fondamentali quali il controllo del peso, la necessità di mantenersi sempre attivo attraverso l'attività fìsica e l'importanza di fare una alimentazione quanto più possibile variata.

Il successo di tante diete miracolose fa pensare che ci sia poca informazione sulla corretta impostazione alimentare. Di chi è la responsabilità?
Quando si parla di dieta bisogna fare subito una distinzione fondamentale; il concetto viene spesso associato, infatti, ad un regime alimentare adottato al fine di perdere peso. In realtà questo termine dovrebbe significare l'applicazione di un regime alimentare corretto inteso come comportamento in grado di assicurare un apporto sufficiente di tutti i nutrienti indispensabili all'organismo umano abbinato ad una attività fìsica più o meno leggera. Mettersi a dieta secondo questi concetti significa dunque modificare lo stile di vita, le abitudini e per far ciò non bastano sicuramente tré settimane o un mese, ma come minimo due o tré anni. Al contrario, nella maggior parte dei casi sotto la parola "dieta" si celano false illusioni che alimentano speranze di ridurre il proprio peso con facilità e rapidità ovvero senza bisogno di cambiare il proprio stile di vita e in un tempo quanto più breve possibile. Tutto ciò, nel caso migliore rappresenta solo una illusione di breve durata, ma molto spesso nasconde pericoli per la salute in conseguenza dell'apporto squilibrato in nutrienti o del ricorso a strategie farmacologiche o chirurgiche. Una dieta sbagliata può avere gravi conseguenze sul benessere non solo fisico, ma anche psichico dell'individuo. La responsabilità di certe scelte dietetiche va fatta ricadere in primo luogo sulla mancanza di un'adeguata informazione da parte degli organi pubblici istituzionali preposti all'educazione alimentare, ma anche sullo stesso consumatore attirato dal miraggio del raggiungimento di risultati con il minimo sforzo. La situazione però mostra segnali di cambiamento; le Associazione dei consumatori hanno avviato campagne di informazione sui pericoli delle diete miracolose e sulla necessità, nel caso della reale esigenza di una riduzione del peso, di affidarsi a medici specialisti della materia e di farsi seguire dagli stessi durante rutto il periodo in cui si applica un regime dietetico particolare.

Perché la dieta mediterranea a lungo tralasciata per seguire le mode, da alcuni anni è stata rivalutata anche a livello scientifico?
Alla fine degli Anni '60, studi sulle abitudini alimentari misero in evidenza come le popolazioni dell'Italia del Sud e degli altri Paesi bagnati dal Mediterraneo presentavano una minore incidenza delle malattie cardiovascolari rispetto alle popolazioni dell'Europa settentrionale. In un primo momento, questo fenomeno fu messo in relazione con la minore quantità di grassi animali consumati dalle popolazioni mediterranee con conseguente minor tasso di colesterolo e di trigliceridi nel sangue, fattori conosciuti come causa della malattie cardiache. In seguito, si è ipotizzato che i ridotti indici di mortalità fossero conseguenti anche al consumo di altri alimenti, quali l'olio di oliva, la frutta e la verdura. Studi scientifici hanno convalidato questa ipotesi confermando i positivi effetti della dieta mediterranea sulla salute sia per la prevenzione delle malattie cardiovascolari che per la riduzione dell'incidenza di alcuni tipi di tumori. Oggi, le conferme scientifiche delle proprietà salutistiche della dieta mediterranea hanno permesso di fare il giro del mondo a questo modello alimentare che ormai rappresenta il legame più chiaro tra alimentazione e benessere. In età matura si devono modificare le proprie abitudini alimentari? Con l'avanzare dell'età si riduce il metabolismo basale e quindi l'esigenza fisiologica in energia; se a questo aggiungiamo che con l'età, nella generalità, si tende ad una vita più sedentaria ne risulta che l'apporto energetico quotidiano in età matura deve essere inferiore rispetto a quello di un giovane. Questo però non vuoi dire che si debbano stravolgere le proprie abitudini alimentari, al contrario si deve continuare a mangiare ciò che si è sempre mangiato unicamente avendo l'accortezza di ridurre la quantità di alimenti consumati e cercando di fare una dieta quanto più possibile varia, facendo cadere le proprie scelte su alimenti di origine vegetale, quali frutta e verdure, per il loro contenuto in sostanze antiossidanti, particolarmente utili nel prevenire la formazione di radicali liberi, causa non solo dell'invecchiamento cellulare, ma anche di alcune patologie che si manifestano con l'avanzare dell'età, quali le malattie cardiovascolari, aterosclerosi e le neoplasie.

I prodotti alimentari oggi sono più o meno sicuri di un tempo?
È indubbio che l'attuale normativa del settore alimentare garantisca alimenti più sicuri rispetto al passato. Innanzitutto, tutta la materia che riguarda la sicurezza alimentare è gestita direttamente dall'Unione Europea in modo che tutti i cittadini europei siano salvaguardati nella stessa maniera. Un esempio di che, sta politica è l'atteggiamento preso dall'Ue nei riguardi degli alimenti derivati da organismi modificati geneticamente che non ha consentito la coltivazione di piante geneticamente modificate ed ha autorizzato la commercializzazione di quei prodotti, soia e mais, di cui si aveva la certezza scientifica della loro innocuità nei riguardi del consumatore e dell'ambiente. Ancora, l'evoluzione della normativa riguardante l'impiego di sostanze chimiche in agricoltura e l'uso di additivi chimici, conservanti e coloranti, è improntata verso una restrizione sia in termini di tipologia che di quantità; basti pensare ai numerosi antiparassitari, antimicrobici, antiossidanti e coloranti una volta ammessi, ed oggi eliminati dall'elenco delle sostanze che possono essere impiegate.





   

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