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Gastroenterologia: mettersi a tavola con le idee chiare

Gastroenterologia: mettersi a tavola con le idee chiare

Oggi tendiamo a mangiare troppo o troppo poco. Abbiamo abitudini alimentari sbagliate, dovute anche alle confuse indicazioni di diete spesso nocive. Diffidare delle mode che impongono cibi spesso controindicati. Si ha sempre più necessità di notizie affidabili sull'argomento. Il 71% degli intervistati ritiene di saperne abbastanza di sana nutrizione e il 92% è consapevole delle conseguenze sulla salute di errate consuetudini. Ci sono pregiudizi ancora duri a morire.
Da che mondo è mondo, mangiare è molto più che semplicemente nutrirsi. La civiltà di un popolo passa anche attraverso la tavola e significati simbolici e sociali da sempre guidano i nostri gusti, le tradizioni e le abitudini alimentari.

Tuttavia, l'importanza di un'alimentazione corretta nelle complesse alchimie del nostro corpo non sarà mai sufficientemente ribadita. Sebbene l'invecchiamento sia un processo inevitabile, la nutrizione svolge un ruolo importante assieme ad altri fattori, quali l'attività fisica e psichica, nel favorire il mantenimento di una vita sana, autonoma e consapevole, il più a lungo possibile. Il fatto è che gli italiani oggi tendono a sovralimentarsi o ad alimentarsi male. Ci si adegua piuttosto a norme o modelli per avvicinarsi a uno stile di vita considerato più soddisfacente e gratificante. Il cibo è sì anche un piacere, ma va assunto cum grano salis, cioè rispettando tempi e misure. Le frequenti evasioni dalla regola possono infatti rivelarsi estremamente dannose.

È necessario, a volte, svincolarsi dalla rete del benessere che ha portato la popolazione a ridurre consumi molto importanti come quello dei cereali e ad aumentare il consumo indiscriminato di prodotti animali. Questa inversione di tendenza si è manifestata proprio mentre la ricerca epidemiologica condotta in tutto il mondo dimostrava che le caratteristiche della tipica dieta mediterranea (abbondanza di carboidrati e di fibre di cereali, preferenza dell'olio di oliva ai grassi saturi di origine animale) garantivano una maggiore protezione della salute.

Quello che conta è dunque l'informazione. E, stando alle statistiche, l'Italia ne ha proprio bisogno, trovandosi al ventunesimo posto, dopo il Pakistan, nella classifica dell'analfabetismo alimentare. Non c'è da andarne orgogliosi, proprio noi che abbiamo fama di essere dei buongustai. Del resto il problema è a monte. Nelle nostre università la Scienza dell'alimentazione per uno studente di medicina, è un esame complementare. A dispetto di questo, molti medici si improvvisano esperri'facendo il gioco di quel grosso business che è oggi la dietologia. Senza arrivare all'eccesso di non poter vivere senza avere il dietologo accanto è consigliabile, se si hanno seri dubbi su come nutrirsi, rivolgersi ad uno specialista.
Nonostante il martellamento dei mass media riguardo alle diete miracolose sembra proprio che l'informazione sulla corretta alimentazione stia cominciando a prendere piede. Almeno a giudicare dal sondaggio condotto da 50&PÌÙ dal quale si evince che il 71% delle persone intervistate ritiene di saperne abbastanza sulle regole di una sana nutrizione, che 1'80% è a favore di un'alimentazione equilibrata e che ben il 92% è consapevole che gli errori a tavola, a lungo andare, possono nuocere alla salute. Quindi le persone sempre più diffidano delle cosiddette diete dimagranti (il 74% del campione non le ha mai seguite) cercando invece di acquisire un vero e proprio stile di vita attraverso una "dieta" nella sua accezione più vera (dal latino diaeta, cioè "modo di vivere").

L'84% degli intervistati, infatti, è favorevole a seguire una dieta corretta se necessario indicata caso per caso da un dietologo (57%). Nutrirsi sempre in modo equilibrato consente indulgenza per qualche stravizio saltuario che può facilmente essere sanato il giorno dopo. Ci riferiamo, ad esempio, alle cene con gli amici e alle feste in famiglia che possono rendere difficile seguire il normale regime alimentare. Almeno secondo il 44% del campione, perché il 49% sembra non lasciarsi influenzare dalla compagnia. Sull'appetito agisce molto, invece, lo stato d'animo, come sostiene il 72% degli intervistati. In conclusione, l'indagine di 50&PÌÙ ci conforta sulla crescente diffusione di una corretta e consapevole alimentazione anche se tra le persone esiste una certa diffidenza nei confronti dei prodotti alimentari : il 49% di esse sostiene che siano meno sicuri che in passato.

Qual è l'errore più grave che commettiamo nell'approccio con la nutrizione? In teoria si può arrivare a cent'anni mangiando quasi sempre carne o attenendosi a uno stretto rigore vegetariano. L'organismo non fa differenze. Purché gli vengano assicurati i principi costitutivi, i nutrimenti base: proteine, glucidi, lipidi. È possibile quindi conservare le tradizioni gastronomiche e culturali del territorio in cui si vive a meno che non contrastino con le nostre esigenze. Il glucosio che occorre, noi italiani lo assumiamo dalla pasta, i cinesi dal riso. Ai fini nutrizionali è lo stesso. Questo ci consente di poter scegliere tra una grossa gamma di alimenti traendo dalla varietà della dieta una soddisfazione anche psicologica. Ognuno può programmare il proprio discorso alimentare secondo gusti personalizzati ma nel rispetto del' l'apporto di calorie consentitegli dall'età, dal sesso e dal consumo di energie. Il computo delle calorie, ovviamente scelte nelle giuste proporzioni tra i tré nutrimenti, deve essere fatto nell'arco complessivo della giornata; ciò permette di compensare eventuali errori con delle piccole rinunce. Sarebbe forse più semplice affidare il calcolo alla precisione di un computer, com'è ormai uso diffuso dei dietologi. Tuttavia il computer, proprio per la sua esattezza, a volte complica le cose, almeno dal punto di vista psicologico. Su tot calorie, il 30% devono venire dai grassi; di questo 30% una parte da grassi saturi, una pane da grassi monoinsaturi, e cosi via. Alla fine o si rinuncia e, per reazione, si comincia a mangiare in modo più abbondante e più disordinato di prima, o si segue la meticolosa e pedante "ricetta" del cervellone, rimanendone ossessionati.

Quanto vale cercare una via di mezzo, un modo morigerato di accostarsi al cibo. Senza eccessi, ma anche senza troppi pregiudizi o limitazioni. Schiavi di pregiudizi A volte ci rendiamo schiavi di pregiudizi atavici, demonizzazioni e mitizzazioni degli alimenti, che dovrebbero essere demoliti da una corretta informazione. C'è molta approssimazione sulla pretesa scientificità di certe convinzioni. C'è chi mangia la carne di cavallo per combattere l'anemia. Il cavallo, a parità di peso ha più sangue di un altro animale, ma non per questo è in grado di rimpiazzare l'insufficienza di emoglobina; inoltre presenta un contenuto di proteine'e di ferro praticamente identico a quello delle altre carni. Il pane nero ha più vitamine di quello bianco, è vero. Ma consigliarlo al colitico è inutile perché anche le vitamine passano attraverso l'intestino prima di essere assorbite. La credenza che il pompelmo fonda i grassi fa sì che molti obesi facciano man bassa dell'esotico frutto, il quale ha il vantaggio di contenere vitamine e fibre ma, ahimè!, il grasso non lo sfiora nemmeno.

Molti sono ancora convinti che in una dieta dimagrante pane e pasta siano da evitare, mentre invece gli spaghetti sono un alimento sanissimo dal punto di vista nutrizionale e i carboidrati complessi svolgono un ruolo positivo soprattutto se associati a un alto contenuto di fibre. Che le mele renette sono l'unico tipo di frutta concesso ai diabetici, mentre invece kiwi, fragole, cocomero e melone contengono meno zuccheri.

Che il burro è deleterio, quando basta considerarne l'apporto di grassi nel computo della dieta giornaliera; che ci sono oli più o meno leggeri senza considerare che tutti i grassi forniscono la stessa quantità di calorie. Non è comunque necessario diventare degli studiosi dell'alimentazione, è sufficiente avere ben chiari alcuni principi base. A questo proposito l'Istituto Nazionale della Nutrizione in passato ha pubblicato un opuscolo prezioso Linee Guida, per una. sana alimentazione italiana, in cui un gruppo di esperti suggerisce delle semplici regole per star meglio mangiando meglio.

Alimentazione degli ultracinquantenni
Le norme generali sulla nutrizione, dunque, valgono anche per le persone anziane. L'anziano non ha cambiato il sistema biochimico di utilizzazione degli alimenti. Anzi, il fatto stesso di aver raggiunto una certa età testimonia un buon metabolismo e che grossi errori non ce ne sono stati. A torto si pensa che uno dei pericoli maggiori della terza età sia il colesterolo. In realtà la campagna che si fa per ridurre l'accumulo di questa sostanza nel sangue tende ad evitare l'infarto fra i 30 e i 50 anni. Chi ha superato quell'età senza intoppi può stare abbastanza tranquillo. Certo è che una qualche attenzione a tavola non fa male. Gli anziani devono, per esempio, dilazionare il cibo che intendono assumere in un giorno. Non un pasto abbondante, che diventerebbe un sovraccarico cardiocircolatorio e un ostacolo alla respirazione, ma più pasti ridotti. Si può fare una ricca colazione, un primo piatto, verdure e un frutto a pranzo, un secondo piatto con contorno e un frutto a cena.

Nutrirsi secondo stagione
L'alimentazione è strettamente legata al clima, tant'fc che le differenti tradizioni culinarie dei vari Paesi o delle varie regioni non derivano soltanto da fatti storici, ma anche dalla posizione geografica, caratterizzata da temperature diverse e quindi da risorse alimentari e da esigenze diverse. Ugualmente, nella stessa località il modo di nutrirsi e la scelta dei piatti cambia con il progredire delle stagioni perché l'organismo, che si adatta in modo diverso al caldo o al freddo, esige alimenti diversi: più o meno calorici, più o meno rinfrescanti. Mangiare col caldo? Non è un grosso problema. Basta rendersi conto che l'uomo, nell'adeguarsi alla temperatura esterna, spende meno energie e quindi necessita di meno calorie. È sufficiente riequilibrare l'alimentazione invernale, in genere più abbondante e sostanziosa, operando una ridistribuzio ne delle quantità. È vero che una dieta che impone un controllo del peso degli alimenti e una rigorosa scelta dei cibi finisce per creare uno stato di ansia proprio nel periodo dell'anno dedicato alla distensione e al riposo; tuttavia alcuni principi fondamentali di igiene alimentare e di stile di vita vanno ricordati anche d'estate. Una programmazione razionale della dieta di tutto l'anno, in ogni caso inizia dal mattino. Bisogna rivalutare la prima colazione, che deve essere abbondante e ricca: frutta fresca, succhi di frutta, pane, miele, marmellata, latte.

Mangiare biologico
II 23% degli italiani consuma regolarmente prodotti "biologici", stando a una ricerca condotta da Inra Demoskopea. E comunque c'è abbastanza informazione sulle biocolture se è vero che il 73% degli intervistati ne da definizioni sostanzialmente corrette parlando di non utilizzo della chimica e in particolare di pesticidi tra i metodi di coltivazione, a favore invece di metodi naturali, e della maggior naturalità complessiva di tali alimenti. Sempre secondo l'indagine Demoskopea, i prodotti biologici più consumati sono frutta fresca e subito dopo la verdura, seguite a distanza dall'insieme pasta/riso/cereali e quasi a pari merito dalla marmellata, dai biscotti, dalle uova, dai cereali per la prima colazione. Un po' più in basso si collocano i prodotti a base di soia, il latte, l'olio, lo yogurt, il pollame, la mozzarella, per chiudere con i succhi di frutta, il vino e la frutta secca.

Dieta Mediterranea
Alimentazione naturale e bilanciata. A questo requisito sembra rispondere perfettamente la "dieta mediterranea". Fu Ancel Keys, nutrizionista americano che divise la sua vita tra Minneapolis e Salerno, a intuire che la minore incidenza delle malattie prevalenti nelle società progredire, nella zona del Cilenco rispetto a zone economicamente più avanzate come quelle d'America, era dovuta soprattutto alle abitudini alimentari tipicamente mediterranee. Il concetto della validità della tradizione alimentare mediterranea ha preso consistenza soprattutto negli anni Settanta, quando ci si è resi conto che molte delle malattie come trombosi, arteriosclerosi, infarto, diabete, malattie digestive e obesità sono in gran parte originate da una nutrizione errata e squilibrata. Ma è agli inizi degli anni Ottanta, in Italia, che la spinta a questa riscoperta viene data dall'Istituto Nazionale della Nutrizione con varie campagne di educazione alimentare e di orientamento dei consumi, in collaborazione con il Ministero dell'Agricoltura e Foreste. Gli alimenti della nostra tradizione ci sono ben noti, anche se per un ceno periodo ce ne siamo quasi vergognati, presi dalla passione per ciò che è straniero. Ne abbiamo a lungo sottovalutato i vantaggi sul piano del gusto, dei sapori, della salute e del risparmio. Parliamo dell'olio d'oliva, della pasta, del pane, del vino, dei legumi, della frutta (agrumi in particolare) e di tutta la vasta gamma degli ortaggi tra i quali primeggia il pomodoro. Questi prodotti, ben combinati tra loro come sa fare la cucina mediterranea, con l'aggiunta di giuste quantità di prodotti animali (carne, con preferenza per quella bianca, pesce, latte, formaggi uova), assicurano un'alimentazione valida, equilibrata, adatta a qualsiasi età e in grado di ridurre considerevolmente il rischio che insorgano le cosiddette "malattie del benessere".





   

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