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La Riabilitazione la prevenzione e le malattie reumatiche

La Riabilitazione la prevenzione e le malattie reumatiche

Difficoltà di movimento. Rigidità articolare. Dolori diffusi a tutto il corpo. Le malattie reumatiche colpiscono 5 milioni e mezzo di italiani (pari al 10% della popolazione) ponendosi al secondo posto dopo quelle dell'apparato cardiovascolare e tra le prime ad evoluzione cronica. Un numero destinato a crescere. Il motivo?
Siamo il Paese con la più alta presenza di "over 60" al mondo. E le percentuali confermano che il 70-80% di chi ha più di quest'età ne è affetto. L' universo della patologia? E' ampio e riguarda disturbi diversi fra loro in cui il dolore è il sintomo principale. La maggior parte di chi lamenta "dolori reumatici" soffre di artrosi, un processo degenerativo delle articolazioni che in Italia colpisce ben 4 milioni di persone. E un altro milione è affetto da patologie "gravi", tra cui l'artrite reumatoide. Ma per chi soffre di queste patologie non è sempre facile giungere ad una diagnosi precoce e quindi cominciare una terapia efficace.
I motivi di questa situazione? Una distribuzione poco capillare delle strutture specialistiche, un'insufficiente disponibilità di personale qualificato, lunghe liste di attesa per consulti e trattamenti e una generale disinformazione presso gli stessi enti sanitari che limitano le possibilità di assistenza ai malati. A fotografare la drammatica realtà che deve fronteggiare il malato reumatico è stata l'ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici) in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Reumatiche che si è celebrata lo scorso Ottobre in tutta Italia e che ha avuto come parola d'ordine "diagnosi precoce" e "terapia adeguata". Nel corso della giornata si sono svolte manifestazioni pubbliche nelle piazze e nei teatri; illustri specialisti hanno chiarito i pericoli di una diagnosi tardiva e di una patologia trascurata.
A questo proposito il Prof. Alessandro Ciocci, presidente di ANMAR, afferma: "Per evidenziare l'importanza della diagnosi precoce basta portare l'attenzione su ciò che accade se non s'intraprendono al più presto le opportune terapie. E' infatti accertato che se l'artrite reumatoide non viene diagnosticata e curata fin dal suo esordio, dopo due anni si riscontra già una riduzione della capacità lavorativa nel 30% dei casi fino ad arrivare al 60-70% dopo 10 anni.
Una disabilità permanente si registra già dopo 2,5 e 10 anni rispettivamente nel 10, 30 e 50% dei casi". Sottolinea Gabriella Voltan, Presidente Associazione Malati Reumatici del Veneto: "Una diagnosi precoce consente l'avvio delle terapie più precise e mirate al differente stato d'evoluzione della malattia e rappresenta il mezzo migliore per individuare opportune terapie che possano contrastare l'instaurarsi di gravi danni all'apparato locomotore e garantire una qualità di vita accettabile assieme ad un notevole risparmio sulle spese assistenziali che oggi incidono notevolmente sia sul bilancio dello Stato sia su quello familiare".





   

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