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Le cause dell'alitosi nascono da problemi alla bocca

Le cause dell'alitosi nascono da problemi alla bocca

L'alito cattivo solo in casi rari è un sintomo di malattia. Tanti personaggi storici, ma anche celebri attori soffrivano di questo disturbo. Abbiamo intervistato il dottor Umberto Molini: ecco come si fa la diagnosi dell'alitosi e qual è la terapia. Si stima che la metà della popolazione mondiale sia afflitta da alitosi, termine medico che indica l'alito "cattivo". In casi limitati ciò è segno di malattia; quasi sempre il disturbo dipende invece da scarsa igiene della bocca, oppure dal fumo, dall'alcol, da determinati alimenti.
Il fatto che l'alitosi condizioni almeno una persona su due è significativo della sua importanza, sia dal punto di vista medico che da quello della vita di relazione. A chi non è capitato, infatti, di dover subire l'alito cattivo di un suo interlocutore? E, vista l'altissima percentuale di chi ha tale problema, non sarà capitato anche a voi di procurare fastidio agli altri?

L'alitosi affligge gli umani fin dai tempi più antichi: nel museo egizio del Cairo c'è una iscrizione che ne fa cenno; soffrivano di alitosi ma ancor più ne soffriva chi si trovava nelle immediate vicinanze personaggi come Giulio Cesare, Cicerone, Guglielmo il Conquistatore, Dante Alighieri, Cristoforo Colombo, Cavour, Hitler e tanti altri. In tempi più recenti l'alitosi ha creato diversi problemi nel mondo della politica e in quello dello spettacolo. In Italia, nella passata legislatura, c'era un ministro la cui vicinanza tutti evitavano. A Hollywood si sapeva che, quando un grande attore americano oggi scomparso S.T. doveva girare una scena d'amore, la sua partner del momento entrava in crisi; di un'attrice altrettanto famosa L.T. si diceva che prima di baciare il suo partner fosse invitata a spruzzarsi in bocca un deodorante alla menta; un celeberrimo soprano M.C. era da tutti conosciuta per la singolare estensione e duttilità della voce, ma anche per il pessimo alito, vera croce di chi doveva cantare con lei.

Dunque il "problema alitosi" esiste ed è diffusissimo in ogni campo. Ma ci sono anche, in tutta Italia, professionisti esperti della materia che hanno a disposizione apparecchiature in grado di rilevare i gas presenti nell'aria espirata e determinarne con esattezza l'origine. Uno di questi è il dottor Umberto Molini che dirige a Roma un centro specializzato nella diagnosi e nella terapia dell'alitosi. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Quali sono le cause più frequenti dell'alitasi?
La quasi totalità delle cause di alitosi ha origine nella bocca. Ne consegue che il dentista ha un ruolo fondamentale nella diagnosi e nel trattamento di questo disturbo. L'alitosi può essere anche la conseguenza di affezioni organiche che interessano il fegato, i reni, lo stomaco, l'intestino, i polmoni e l'apparato respiratorio nel suo complesso, oppure di terapie farmacologiche. Va precisato che esistono due tipi differenti di alitosi: quella parafisiologica, tipica di alcuni momenti della giornata e comunque di durata limitata nel tempo e quella patologica persistente, legata all'esistenza di affezioni locali o sistemiche.
Come si manifesta e come si riconosce la prima di queste cause? Nell'alitosi parafisiologica il disturbo è temporaneo e può derivare da diversi fattori: consumo di alimenti cosiddetti alitogeni come aglio, cipolla e alcune spezie; consumo di alcol (anche quello contenuto in alcuni tarmaci); assunzione di tarmaci che comportano l'immissione di sostanze alitogene nel sangue e, da qui, nell'aria espirata, o di tarmaci che diminuendo la quantità di saliva disponibile per la funzione di mantenere pulita e idratata la lingua.
• Assumere, sotto controllo medico, vitamina C e vitamina A, yogurt con acidophilus, clorofilla, magnesio, zinco.
• Bere abbondante acqua per evitare la composizione di composti sulfurei, responsabili dell'alito cattivo.
• Ricorrere alle spatoline "usa e getta" che si comprano in farmacia e che servono a pulire la superficie della lingua.
• Fare uso di erbe e sostanze naturali: masticare qualche fogliolina di prezzemolo o di menta piperita, strofinare su denti e gengive foglie di salvia, fare risciacqui e gargarismi con un infuso di bacche di ginepro
• Rimedi omeopatici: Petroselinum, Nux vomica
• collutori: attenuano il problema specialmente quelli che contengono zinco e bicarbonato ma non curano la causa.

L'alitosi parafisiologica può manifestarsi anche quando si parla a lungo, o nel corso di un digiuno prolungato, oppure al risveglio mattutino; in queste situazioni la causa del maleodore orale va ricercata nella diminuzione della salivazione e quindi del potere tampone della stessa con aumento del ph all'interno del cavo orale, una condizione che favorisce l'alitosi; prima dei pasti mezzo bicchiere di acqua nel quale è stato sciolto un cucchiaino di argilla verde, spazzolare i denti con olio di estratto di mirra, fare fumigazioni con rosmarino sciolto in acqua caldissima. In rutti questi casi l'alitosi ha una causa ben individuabile, eliminata la quale scompare. Che cosa succede, invece, nel caso di alitasi patologica persistente? Qui il problema si fa più complesso e richiede un'anamnesi completa e scrupolosa per stabilire se il problema va ricondotto a patologie che interessano esclusivamente la bocca, oppure coinvolgono l'organismo nel suo insieme. Devo chiarire subito che l'alitosi dipendente da malattie generali riguarda solo il 10 per cento dei soggetti che lamentano questo disturbo e appena l'I per cento dei soggetti ha problemi a livello del sistema digerente. Malattie sistemiche in grado di provocare alitosi sono il diabete mellito, l'insufficienza renale cronica, le epatopatie gravi; anche le malattie otorinolaringoiatriche possono comportare alito sgradevole per la presenza di essudato e di colonie batteriche nel cavo orale o in zone che comunicano con questo.

E vero che alcune persone possono avere una forma di alitofobia, cioè una paura esagerata di soffrire di alitasi?
Si deve fare distinzione tra la pseudoalitosi che consiste nel semplice timore di soffrire di alito cattivo e l'alitofobia che è la stessa credenza refrattaria ad ogni evidenza contraria. Chi soffre di alitofobia evita spesso le situazioni sociali e si affanna di continuo nel cercare di nascondere la propria alitosi, pulendo frequentemente i denti, masticando continuamente chewinggum, succhiando caramelle, sforzandosi di tenere "distanze di sicurezza". Molti di coloro che soffrono di alitofobia hanno avuto un genitore che soffriva di alitosi e hanno sviluppato la preoccupazione di aver ereditato il problema. Lei ha detto che la causa più frequente di alitasi va ricercata nella bocca. E così in circa il 90 per cento dei casi. Quando nel cavo orale ci sono lesioni cariose o problemi parodontali, specialmente se il controllo dell'igiene lascia a desiderare, aumenta notevolmente la quantità di batteri, responsabili della degenerazione delle sostanze organiche proteiche contenute nella saliva, nei residui alimentarie nel sangue presente in bocca in caso di gengivite o parodontite. Per effetto dell'azione di batteri vengono così liberati i cosiddetti compositi volatili solforati responsabili dell'alito cattivo. Le sedi preferite da questi batteri sono il solco gengivale e la parte posteriore della lingua.

Come si fa una diagnosi di alitasi?
Anzitutto va stabilito se il problema rientra in uri quadro patologico generale, oppure dipende da una condizione orale da correggere. Si indagherà quindi sull'eventuale assunzione di tarmaci antiipertensivi, ansiolitici o neurolettici che riducono la secrezione salivare, ma soprattutto si dovrà controllare la qualità dell'igiene orale del paziente: si osserverà la superficie dorsale della lingua per valutare la presenza di quella patina bianca che la ricopre quando la quantità di batteri gramnegativi è eccessiva e si esaminerà la forma della lingua, poiché forme anatomiche particolari della stessa possono favorire la ritenzione di placca batterica. Un esame dello stato delle gengive potrà confermare oppure escludere patologie gengivali o parodontali in atto. Si valuterà la presenza di carie: ci sono carie nascoste, spesso non individuabili all'osservazione cllnica, che vanno indagate eseguendo radiografie indorali. Si accerterà altresì la presenza o meno di restauri dentali e protesi incongrue. Si esplorerà la mucosa del cavo orale per escludere la presenza di ulcere, afte o altre lesioni. Dopodiché si dovrà misurare con un apposito apparecchio, l'Halimeter, la concentrazione dei gas solforati presenti nell'aria emessa. Come si cura l'alitosi? Soprattutto si trattano le eventuali patologie presenti nel cavo orale; c'è un test per stabilire se l'alitosi può essere espressione di parodontiti croniche come quella che viene definita piorrea, una malattia di natura infiammatoria che colpisce i tessuti di sostegno del dente. Un test microbiologico consente di riconoscere i batteri "responsabili" dell'alitosi. In altri, casi si decidono gli interventi correttivi delle abitudini che provocano l'alitosi e si consigliano le manovre di igiene orale I fattori scatenanti l'alitosi sono molteplici. Attualmente esistono terapie mirate che, una volta individuata la causa, possono risolvere il problema. più adeguate. Per risolvere il problema dell'alitosi, in molti casi è sufficiente spazzolare accuratamente, oltre a denti e gengive, il dorso della lingua, sul quale possono annidarsi residui di cibo che provocano l'alito cattivo, ma sono anche responsabili di carie e parodontopatie. Nei casi in cui si sospetta che l'alitosi possa dipendere da affezioni organiche riconducibili a fegato, reni, stomaco e intestino, polmoni e apparato respiratorio, saranno necessari come ho già detto controlli e indagini molto accurate; ma si tratta, lo ripeto, di una percentuale di casi limitata al 10 per cento. Con l'età può aumentare il problema dell'alitosi? Con l'età aumentano le condizioni che favoriscono l'alitosi; in particolare possono aggravarsi i disturbi gengivali e, pur eseguendo una scrupolosa igiene orale, il problema non si risolve. Dopo i 50/60 anni possono verificarsi anche infiammazioni croniche della mucosa rinofaringea. Occorre quindi rivolgersi a specialisti nella diagnosi e nel trattamento di questo disturbo.





   

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