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Imparare ad ascoltare.

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Non è facile essere un buon ascoltatore. La maggioranza delle persone non ha mai imparato quest'arte, ma bisogna riuscire a capire che si può aiutare qualcuno soltanto ascoltandolo.

Ascoltiamo ciò che la gente dice nelle diverse occasioni. Normalmente in una banale conversazione quotidiana ascoltare, anche con un minimo di attenzione, ciò che viene detto e rispondere è sufficiente. Ma vi sono alcune altre circostanze, per esempio i casi in cui qualcuno ha difficoltà ad esprimersi o cerca di definire in termini razionali un problema emotivo, che è necessario ascoltare a livelli molto più profondi. Ascoltare veramente è un'attività abbastanza difficile, che richiede uno sforzo sincero di concentrazione. Un buon ascoltatore non è semplicemente qualcuno che non interrompe o cerca di dominare la conversazione. Vi sono persone talmente ansiose di suscitare un giudizio positivo negli altri le quali più che ascoltare ciò che l’interlocutore dice si preoccupano di capire ciò che questi pensa di loro.

Altri si annoiano e lasciano vagare altrove la mente; per altri ancora ascoltare vuol dire solo comportarsi con cortesia, il dar modo cioè all'interlocutore di intervenire alla discussione. Ma la persona che sta parlando di sicuro avvertirà la mancanza di calore e di interesse e comincerà a sentirsi a disagio. ll buon ascoltatore è molto di più: dà a chi parla la sua completa e totale attenzione; in quel preciso istante nulla è cosi importante quanto quello che l’altra persona sta cercando di dire. Lo esprimerà non solo nel puro atto meccanico dell'ascolto, ma nell'atteggiamento complessivo, nell’espressione. Una bocca fissa in un moto di disapprovazione, un sorriso forzato non indurranno mai nessuno a parlarvi francamente o a confidarsi e neppure uno sguardo eternamente vagante.

Ma se desiderate aiutare l’altra persona a esprimersi al meglio delle sue capacità, e non sembrerete sempre sul punto di sferrare insindacabili giudizi, il vostro sarà un atteggiamento rilassato e aperto, comunicativo e invitante. Chi parla desidera naturalmente incontrare lo sguardo dell'interlocutore: in questo caso si sente rassicurato che c'è partecipazione e interesse a ciò che dice.

Quando si subisce uno shock emotivo parlare può essere di gran conforto in questi casi una mano sulle proprie, un braccio intorno alle spalle, un gesto di simpatia possono risultare molto più eloquenti. Un buon ascoltatore cerca di essere sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda della persona che ha davanti; con comprensiva disponibilità lo aiuterà a chiarirsi le idee e i sentimenti che, tumultuando sotto la superficie, non hanno finora trovato la possibilità di esprimersi compiutamente. La gente si arrischia a rivelare i propri intimi sentimenti solo se nutre fiducia in chi l'ascolta.

Se l’ascoltatore adotta un atteggiamento troppo critico o interrompe continuamente, è improbabile che ciò avvenga. Chi ascolta davvero non teme di lasciare ad altri il compito di condurre la conversazione. Saprà intuitivamente quando fare le domande o intervenire con una propria idea o esperienza, senza forzare l’incontro in una direzione o nell’altra. E bello sapere di avere aiutato qualcuno a definire meglio le proprie idee o sentimenti in un momento di confusione. Procurerà una sensazione gratificante anche a chi vi parla: è rincuorante, a volte, sapere che c'è qualcuno disposto a starvi a sentire.





   

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