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Cosa fare quando un bambino è costretto a letto dalla malattia?

Cosa fare quando un bambino è costretto a letto dalla malattia?

Logicamente restringiamo il discorso al bambino sano quando si ammala. Il discorso più ampio e bruciante su un bambino ammalato in forma cronica richiederebbe una trattazione molto più ampia. È necessario prima di tutto distinguere i piccoli malati sotto i tré anni (che subiscono la malattia senza ben rendersi conto di quanto sta loro accadendo e tuttavia registrano il fatto traumatizzante del dolore fisico, della immobilità, e ancor più della eventuale separazione dalla madre) dai bambini più grandi che possono (più o meno) rendersi conto di quanto succede loro e quindi possono essere maggiormente aiutati a superare la situazione, ma accumulano ugualmente nell'inconscio le stesse paure e angosce del bambino più piccolo. In più elaborano una valutazione soggettiva degli avvenimenti, spesso difficile da penetrare. Quando un bambino molto piccolo si ammala, o deve essere sottoposto ad un intervento chirurgico, la mamma può far ben poco oltre che essergli vicina, per rassicurarlo con la sua presenza fisica.

A questa età i discorsi non servono: il modo come un bambino, malato e impaurito, stringe la mano della madre e si aggrappa a lei è segno dell'urgenza di un contatto fisico. Superata la malattia o il trauma di un'operazione, i genitori cercheranno di analizzare le reazioni del bambino e quanto gli è accaduto. Eventuali fenomeni come il rifiuto del cibo, l'enuresi, incubi notturni, un arresto nel linguaggio o nel camminare, devono essere analizzate con attenzione. Qualora persistessero, è bene far seguire il bambino da una persona esperta: parlarne al pediatra ed eventualmente consultare uno psicologo, per riportare alla serenità il bambino evitando che i turbamenti d'oggi diventino più gravi — addirittura turbe psichiche del tempo. Quando il bambino è un poco più grande, in grado di spiegarsi, di reagire alle situazioni anche in forma violenta, aggressiva, le cose vanno diversamente. Il padre e la madre devono controllare in modo preciso l'evolversi della situazione sia durante una malattia, sia prima e dopo un eventuale intervento chirurgico. Il bambino è in grado di afferrare — almeno così pare all'adulto — determinati concetti e ragionamenti.

Ma poi il suo io rifiuta di accogliere i fatti così come sono, elabora fantasie paurose che, se non vengono portate a galla, rischiano di turbare fortemente l'equilibrio del bambino. È di questo che occorre tener costantemente conto. Quando la malattia è di poco conto e breve, un'influenza o un morbillo, il bambino di quattro o cinque anni spesso è felice di essere ammalato. Stare a letto, coccolato da tutti, è un modo per farsi valere, per sentirsi importante. Mangiare sul tavolino da letto o sul vassoio, persino aspettare la visita a domicilio del medico, possono essere novità piacevoli. Il bambino è buono, paziente, non si avvilisce. Basta dargli qualche giocattolo e fargli compagnia. Misurare la febbre o prendere la medicina — se non è troppo amara — è una specie di gioco. Tant'è vero che, anche se il pediatra dice che il bambino può alzarsi, molte volte l'interessato preferisce starsene a letto e farsi coccolare. Se le cose vanno così, tutto risulta più facile per la mamma. Sarà bene, però, fare un esame di coscienza: spesso i bambini che non hanno ricevuto sufficiente calore in famiglia approfittano della malattia per farsi meglio accogliere dai genitori.

Di solito, si tratta degli stessi bambini che, quando si sbucciano un ginocchio o vengono punti da un insetto, pretendono cure scrupolose o si curano addirittura da sé, i bambini molto attenti alla propria pancia e alla propria gola, più simili a vecchietti che non ai loro coetanei. Se il bambino « sente » intorno a sé un giusto calore affettivo, di solito non fa troppa attenzione al proprio corpo, sicuro che ad esso pensano i genitori: viceversa i bambini trascurati assumono spesso, in proprio, quella che potremmo chiamare « la gestione » del loro corpo. Perciò sono così scrupolosi con se stessi, e così docili in caso di malattia. Se c'è motivo per sospettare una situazione del genere, converrà lasciar passare la malattia, ma poi verifìcare se il bambino è soddisfatto o meno del suo rapporto con i genitori, e — se occorre — por vi rimedio.

Se invece la malattia impone cure dolorose, una dieta pesante o una lunga permanenza a letto, il bambino (proprio per la impostazione psicologica egocentrica, tipica della sua età) la vive come una frustrazione imposta dai genitori. Forse, in modo del tutto inconscio, vede nei fatti che gli capitano una specie di punizione a chissà quali sensi di colpa che si nascondono in lui. La malattia va dunque « compensata » al bambino con una presenza più assidua e con la proposta di attività e di giochi che valorizzino il bambino a se stesso. La convalescenza potrà essere l'occasione per insegnare al piccolo a leggere le lettere grandi di un libro, per guidarlo a disegnare, con tecniche nuove che, lenzuola permettendo, gli diano davvero soddisfazione. Un giorno, potremo mettere sul letto lenzuola di carta e dare al bambino i pennarelli, per esempio, o la plastilina per modellare dei pupazzetti. Altro grande divertimento saranno le forbici, la carta colorata e la colla, oppure le figurine che si possono trasferire su un foglio con la semplice pressione di un bastoncino, fino a formare composizioni divertenti.

Una bimbetta sui quattro anni potrà anche divertirsi a infilare perle o a fare qualche punto con l'ago. Validi anche il gioco dei burattini, i giochi d'incastro, i puzzle, i cubi con le immagini di una favola su ogni faccia, i mini-flipper, la tombola (ma ci vuole compagnia), e via di seguito. Si tratta, in sostanza, di trovare qualcosa che il bambino possa fare con soddisfazione, senza avvertire troppo la difficoltà che gli viene dall'essere a letto. Quanto alle cure e alle medicine, non è buona politica illudere il bambino dicendogli che lo sciroppo è buono, che l'iniezione non gli farà male, e cose simili. Meglio investirsi della sua parte, dirgli che l'iniezione farà un po' male, ma lui è abbastanza grande per farla senza capricci; che la medicina può essere cattiva ma tutti — piccoli e grandi — la prendono per guarire. Questo non garantisce affatto contro gli strilli e i calci, ma almeno non provoca illusioni e delusioni nel bambino. E, dopo che il bambino avesse pianto e strepitato, non è bene guardarlo come chi ha fatto una cosa orribile: meglio coccolarlo un poco, dicendogli che la medicina è davvero cattiva e che forse, nei suoi panni, avremmo pianto anche noi come lui, ma che la volta prossima tutto andrà meglio.





   

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