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Di quali farmaci si avvale la cura e il trattamento del mordo di Parkinson?

Di quali farmaci si avvale la cura e il trattamento del mordo di Parkinson?

II morbo di Parkinson è una patologia che di solito colpisce maggiormente nella mezza età o in vecchiaia. I normali problemi della vecchiaia spesso coincidono con le manifestazioni del morbo di Parkinson più difficili da trattare. I parkinsoniani più anziani possono essere affetti dalla malattia da lungo tempo, e oltre ad aver sviluppato le complicazioni dovute a terapie prolungate, con molta probabilità avranno sviluppato anche i tipici disturbi associati alla vecchiaia come l'artrosi, il peggioramento della vista, problemi alla prostata e magari una respirazione faticosa causata da disturbi al torace e al cuore. Perdita di memoria e stati confusionali, cadute frequenti e difficoltà a camminare, sono disturbi che si manifestano con maggiore incidenza nelle persone di una certa età, rispetto all'incidenza rilevata su parkinsoniani giovani.

Dall'altro lato, si è rilevato un fatto curioso e inspiegabile è cioè che l'insorgenza dei tumori è assai meno diffusa nei soggetti con il morbo di Parkinson che nel resto della popolazione della stessa età. Negli anziani, la varietà dei disturbi connessi a questa patologia, comporta inevitabilmente una analoga varietà di trattamenti. I farmaci prescritti per altre patologie possono interagire con quelli usati per il morbo di Parkinson, per questo, soprattutto se a curarvi è un medico che non vi conosce (nel caso, per esempio, siate stati ricoverati in ospedale per qualche altro problema), è importante avere sempre con voi l'elenco dei medicinali che prendete. Il paziente anziano spesso assume molte medicine per la cura delle diverse patologie, perciò, quando inizia la terapia per il Parkinson, in genere si tende a rivedere l'insieme dei trattamenti e a ridurre al minimo il numero dei farmaci.

Negli ultimi trent'anni i progressi raggiunti nel trattamento del morbo di Parkinson sono stati enormi, forse i maggiori in assoluto rispetto alle altre malattie conosciute. Non è passato troppo tempo da quando i manuali medici descrivevano la patologia come una delle «meno trattabili all'azione di sostanze terapeutiche». Oggi, invece, essa viene indicata agli studenti di medicina come caso tipico nel quale la scoperta del meccanismo che provoca il disturbo ha condotto all'introduzione di una terapia efficace. Se le ricerche tuttora in corso saranno in grado di dare buoni risultati non possiamo che aspettarci, con soddisfazione, ulteriori progressi.

Per quanto i progressi resi possibili dalla levodopa siano straordinari arriveremo al punto di sostituirla con terapie perfino migliori. Il problema principale del farmaco sta nella tendenza a indurre effetti collaterali spiacevoli. Oggi le conseguenze di una terapia con la levodopa non sono più ritenute un fattore inevitabile della cura del morbo Parkinson e i ricercatori stanno indagando la possibilità di sintetizzare chimicamente sostanze in grado di produrre gli stessi benefici evitandone gli effetti collaterali. Farmaci come la bromocriptina, il pergolide e la lisuride rappresentano i primi frutti di questi studi.

L'altro inconveniente della levodopa è quello di avere un'efficacia di sole quattro ore, e, per quanto riguarda questo aspetto, gli studi si orientano nella ricerca di farmaci che consentano di godere dei benefici più a lungo. Una o due dosi al giorno di queste nuove sostanze possono consentire di eliminare i sintomi per tutte le 24 ore ed evitare troppe «oscillazioni» tra l'immobilità e un eccesso di movimenti anormali. Il deprenil è un farmaco la cui azione parte da un principio diverso - rallentare l'esaurimento della levodopa. Oltre a prolungare l'azione della levodopa, il deprenil è in grado di rendere la risposta del paziente più uniforme. In futuro si potranno trovare altre sostanze che agiscono in questo modo, oppure applicare questo principio ai farmaci sintetici usati per il morbo di Parkinson. Oggi il problema degli effetti collaterali dovuti al protrarsi della terapia a base di levodopa è probabilmente quello più grave da affrontare, sia per il medico che per il paziente. Sono molte le ricerche in corso dedicate alla soluzione di questo problema.





   

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