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Figlio unico senza drammi: amicizie affini di gusti e di carattere aiutano molte volte di più di un fratello o di una sorella.

Figlio unico senza drammi: amicizie affini di gusti e di carattere aiutano molte volte di più di un fratello o di una sorella.

Le campagne di incremento demografico (" Genitori, mettete al mondo tanti figli! ") indussero parecchi pedagoghi e educatori degli anni '30 a versare fiumi d'inchiostro sugli inconvenienti di avere un figlio unico, colpevolizzando i genitori che avevano un bambino solo. Queste campagne di incremento della popolazione avevano un significato nel tempo in cui i bambini morivano con facilità per la scarsa efficienza della medicina, prima delle grandi scoperte dei sulfamidici, della penicillina e dei vaccini contro le malattie che colpiscono l'infanzia; o quando c'era bisogno di braccia da mandare sui campi, o di carne da macello, per le smanie imperialistiche di regimi totalitari. In regimi democratici, in civiltà tecnicamente evolute, drammatizzare la condizione del figlio unico e premere sull'" egoismo " dei genitori che non vogliono altri bambini, non ha più senso, anche perché oggi — meglio di una volta — appare chiaro che il figlio unico può crescere e svilupparsi come gli altri ragazzi, quando gli si da un'appropriata educazione.

Si è sempre detto che il figlio unico è viziato, saccente, egoista, solitario, e molte volte, specialmente nel passato quando le famiglie erano chiuse e il figlio unico era un cardellino in gabbia, questo cliché corrispondeva alla realtà. Ma la causa di questa situazione non dipendeva e non dipende solo dal fatto che mancano altri figli sui quali i genitori possano riversare e suddividere affetto e ambizioni, ma anche dall'inconscio senso di colpa che i genitori hanno verso il figlio unico e che li spinge a viziarlo e a coccolarlo. È bene, quindi, che i genitori del figlio unico si liberino del " senso di colpa ", più o meno consapevole, dell'aver messo al mondo un figlio solo. Quei genitori che sono stati, infatti, influenzati dalla pressione psicologica esercitata su di loro, convinti di essere " cattivi genitori " se non " fanno " un secondo bambino, e che hanno messo al mondo questa seconda creatura non per un loro intimo desiderio e convincimento, ma proprio per assolvere il ruolo di bravi genitori richiesto dalla società in cui vivono, finiscono per cadere in guai peggiori. Non solo capita che trattino con insofferenza il primogenito che " li ha costretti " ad una " schiavitù " per la quale non si sentivano portati, ma anche il secondo bambino, nato " per fare compagnia " al primo, non verrà amato per quello che è o verrà troppe volte " sopportato ". È necessario, per un buon equilibrio coniugale e familiare che si mettano al mondo tanti figli quanti realmente si desidera metterne al mondo.

E se una madre, un padre vogliono un figlio solo è bene che non si creino dei drammi preconcetti imponendosi di seguire alcune regole fondamentali. In primo luogo devono sforzarsi di trattare il figlio unico con disinvoltura. Date al figlio unico vere e molteplici occasioni di amicizie senza intervenire mai a proteggerlo, anche quando l'amico può avere torto; non riponete su di lui tutte le vostre speranze, non fatene un altro " voi stesso " (regola questa che vale per i genitori di uno o più figli). Non pensate, infine, che i fratelli e le sorelle costituiscano una sicura garanzia affettiva per il futuro del ragazzo. Oggi la società è più fluida e aperta: amicizie affini di gusti e di carattere aiutano molte volte di più di un fratello o di una sorella con i quali può capitare di non avere da spartire nient'altro che comuni ricordi infantili.





   

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