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Quali sono le complicazioni che possono scaturire dall' insufficienza venosa?

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Quali sono le complicazioni che possono scaturire dall' insufficienza venosa?

L'insufficienza venosa non trattata evolve inesorabilmente verso l'aggravamento. Quest'evoluzione non si compie in silenzio e se non avete voluto prestar ascolto al campanello d'allarme che il vostro organismo ha suonato più volte chiedendo soccorso... i danni potrebbero essere maggiori. Le complicazioni impiegano anni prima di manifestarsi come alterazioni serie e irreversibili, tanto che avreste avuto tutto il tempo per curarvi e in tal modo evitarle. Quali sono queste complicazioni?

Aggravamento dei dolori e dell'impotenza funzionale
Semplice fastidio all'inizio, il dolore venoso si fa via via più vivo. Mentre per anni non si manifesta che verso sera, a un certo punto compare molto più presto nella giornata. Il malato non riesce a stare a lungo in piedi ne seduto. Alla fine della giornata i piedi sono gonfi per l'edema che si è stabilito: il più delle volte è localizzato alla regione malleolare, ma può interessare anche i muscoli del polpaccio e talvolta tutta la gamba. Questi edemi sono caratterizzati da reversibilità dopo cambiamento di posizione e riposo notturno.

Le turbe del trofismo cutaneo
Alterazioni cutanee sono determinate da frequenti processi di stasi distale dell'arto, soprattutto accompagnati a ipossiemia cronica con degradazione costante degli scambi nutritizi intercellulari e quindi produzione di fattori tossici e allergizzanti con diffusione talora all'interno dell'organismo. L'inizio è generalmente un prurito periferico con esacerbazione serale e notturna; segue una pigmentazione, cioè una colorazione destinata a permanere come un tatuaggio, che interessa specialmente il terzo inferiore dell'arto. Questa pigmentazione ha una tinta purpurea o rugginosa e in certi punti si possono avere zone decolorate che vengono chiamate placche di atrofìa bianca. Al momento non esiste terapia capace di modificare questo quadro cutaneo. In altri casi le complicazioni della malattia varicosa provocano modificazioni della consistenza della cute: sempre al terzo inferiore della gamba compaiono delle zone infiltrate, sclerotiche, dure, dolorose (cellulite), che tendono a estendersi a manicotto sì da interessare a poco a poco tutta la caviglia. Ciò è dovuto a probabile ostruzione linfatica associata a noxe infiammatorie, discrasiche, a capillariti favorite dall'edema. L'evoluzione è piuttosto lenta e si può giungere all'ulcerazione. La pigmentazione e la cellulite non rappresentano le sole alterazioni trofiche che si possono osservare. Occorre aggiungere l'eczema nella sua forma umida o secca, semplice o complicato da un'infezione streptodermica o micotica prodotta molto spesso dal semplice grattamento, che può essere incontrollato nel sonno. L'utilizzazione di pomate al cortisone conduce a un provvisorio miglioramento della forma eczematosa che ricompare non appena sospeso il trattamento. Quindi, una guarigione definitiva dell'eczema si può ottenere solo intervenendo sulle varici.

L'ulcera varicosa
È la più temuta di tutte le complicazioni, perché è la più dolorosa, la più invalidante, quella che senza dubbio il malato sopporta peggio per le caratteristiche antiestetiche della lesione. L'ulcera, che è una conseguenza dell'ipertensione venosa ortostatica e delle alterazioni trofiche cutanee, è di solito collocata sopra al malleolo tibiale, sulla faccia interna della gamba; raramente compare sulla faccia esterna sovramalleolare; nei casi inveterati può estendersi notevolmente. L'ulcera varicosa ha dimensioni che variano da un chicco di grano a quella del palmo di una mano. Presenta un fondo grigio rosaceo, margini rilevati, ispessiti, cianotici, con cute circostante affetta da dermatite o ipodermite. Il dolore è molto vivo e mal sopportato, ma a volte questo sintomo può essere del tutto assente. Fatto che può sembrare incredibile è che si possono avere grosse ulcere indolori e piccole ulcere dolorosissime: il dolore, spesso, è provocato dall'infezione.

Le varicoflebiti
Un'evenienza tutt'altro che rara e sempre temibile è che s'instauri un processo infiammatorio ed emocoagulativo tale da trasformare le varici in un cordone piuttosto rigido, congesto e arrossato, occupato da un trombo. A volte un'intensa reazione infiammatoria interessa i tessuti circostanti la vena (si parla in. tal caso di periflebite) provocando nel paziente intensi dolori. L'evoluzione verso la guarigione avverrà in modo molto semplice: sarà sufficiente la somministrazione di qualche farmaco che il medico saprà suggerire. Al contrario di ciò che avviene in caso di flebite profonda, non c'è alcun rischio di embolia, per cui non si rende necessario un trattamento anticoagulante. Non è inutile che conosciate i sintomi della flebite, perché il medico per formulare una diagnosi e prescrivere una terapia non potrà far a meno di raccogliere l'anamnesi: e voi dovrete rispondere in maniera esatta alle sue domande. Non ditegli che avete avuto una flebite quando in realtà si era trattato di un'affezione superficiale: la cura non è identica nei due casi. Inoltre, se il medico pensasse che siete stati colpiti da una flebite profonda, con tutta probabilità dovrebbe farvi fare degli esami di laboratorio piuttosto complessi che potrete evitare se sarete stati tanto precisi da far capire che si trattava semplicemente di una varicoflebite.

Non avevamo l'intenzione di fornirvi i mezzi per stabilire una diagnosi di flebite, cosa che solo un medico è abilitato a fare. Ma le nozioni che vi abbiamo dato circa la flebite superficiale vi aiuteranno a non commettere l'errore, molto comune, di confondere una semplice flebite superficiale a evoluzione benigna, con una flebite profonda, sempre temibile.

Rottura di varici ed emorragia esterna
L'emorragia esterna che si produce in seguito a perforazione di una vena è più o meno grave a seconda del calibro del vaso perforato. L'emorragia è sempre abbondante quando la rottura esterna interessa un grosso vaso, ma il malato stesso può, sollevando l'arto e praticando una fasciatura contenitiva, frenare la perdita di sangue in attesa del medico. Vi sono interventi che è utile compiere e altri che occorre assolutamente evitare: su questo ognuno di voi deve essere edotto.

L'emorragia esterna può verificarsi accidentalmente, in seguito a trauma diretto anche lieve o essere frutto di una rottura apparentemente spontanea della vena. In realtà accade talvolta che l'aumento della pressione endovenosa provochi un'alterazione degenerativa della parete che finisce per rompersi. Sono particolarmente predisposte alla rottura le varici ricoperte da cute distrofica e assottigliata, tale da non rappresentare più alcuna valida protezione per il vaso soggiacente, anch'esso gravemente alterato nella struttura. È così che a volte basta poco per provocare la rottura del vaso: un trauma modestissimo, un movimento inconsulto, uno sforzo muscolare. Ricordiamo che le vene possono perforarsi anche in corrispondenza di un'ulcera varicosa.

Più rara è la rottura di una varice meno superficiale con formazione di ematoma o ecchimosi. Il malato avverte un dolore improvviso, lancinante, che di colpo gli impedisce ogni movimento dell'arto; il polpaccio si presenta duro, dolente, sulla cute può apparire dopo alcune ore una leggera soffusione ecchimotica. La terapia è analoga alla precedente.





   

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