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Come preparare il bambino all'intervento chirurgico? Come devono comportarsi i genitori nei confronti di un bambino che deve subire un intervento chirurgico?

Come preparare il bambino all'intervento chirurgico? Come devono comportarsi i genitori nei confronti di un bambino che deve subire un intervento chirurgico?

Se una malattia è un trauma, figuriamoci cos'è, per un bambino, un'operazione: sia che capiti all'improvviso sia che il bambino sappia di doverla affrontare. Nel caso di un intervento d'urgenza, a volte non si ha nemmeno il tempo per preparare il piccolo, e si dovrà agire dopo per recuperare un po' alla volta la sua fiducia e la sua serenità. Ma se l'intervento chirurgico è previsto esempio classico la tonsillectomia il bambino va gradualmente preparato ad esso, con molto tatto. E, soprattutto cercando di far nostro il suo modo di vedere le cose. Una preparazione molto remota non serve: il bambino vive di giorno in giorno, e anticipargli di molto l'avvenimento non servirà ad altro che a farglielo sembrare più lungo. Quando lo condurremo dallo specialista per decidere l'operazione, gli diremo che, forse, dovrà togliersi le tonsille.

Il medico, magari informato in precedenza, spiegherà al bambino che cosa gli verrà fatto, quali preparazioni sono richieste, perché dovranno togliergli un po' di sangue dalla vena. Noi gli diremo che tanti bambini fanno la stessa cosa, che avrà un po' di male, che dovrà rimanere all'ospedale un giorno o due. Dalla naturalezza e semplicità con cui gli vengono prospettate le cose, il bambino ricaverà sicurezza: ma attenzione a non lasciarci scappare delle frasi che, anche se non dirette a lui, egli potrebbe carpire; e soprattutto attenzione a non sopravvalutare noi stessi la portata di una operazione che migliaia di bambini subiscono. Da un bambino ci si può anche aspettare il contrario: che non riesca a far propria l'idea del male fisico, nonostante i nostri avvertimenti. Se ci accorgiamo che le cose stanno così, meglio non insistere in particolari raccapriccianti. Il bambino affronterà l'operazione sereno, e il nostro compito incomincerà dopo, per attenuare la delusione al momento in cui tornerà malconcio nel suo lettino. Potremo dirgli che nemmeno noi immaginavamo che avrebbe avuto tanto male. E dovremo rassicurarlo che, ora, tutto è finito: spesso infatti il bambino è pieno di paura e crede di dover subire ancora chissà quali « affronti ». Comunque, la cosa più importante è che il bambino non si senta tradito da sua madre e da suo padre.

Anche promettere regali se sarà bravo può essere un'arma a doppio taglio. Il bambino immaginerà che le nostre promesse eccezionali mascherino qualcosa di molto, molto brutto e si allarmerà ancora di più. Semmai i regali serviranno dopo, per sviare l'attenzione del piccolo da quanto è successo.
Per rassicurare il bambino sarebbe bene che la mamma fosse con lui in ospedale o in clinica. Molte volte questo non è possibile, per tanti motivi, e il bambino deve affrontare in una volta sola la paura per l'intervento e l'angoscia d'essere lasciato solo, magari per la prima volta in vita sua. È difficile che il bambino capisca che la mamma non può essergli vicina perché i regolamenti dell'ospedale non prevedono questo, per lui la mamma e il papà sono onnipotenti, e se non fanno quello che egli vorrebbe è solo colpa loro, una colpa che si somma a quella del fargli fare l'operazione. Dopo l'intervento la mamma e il papà dovranno dunque preoccuparsi di cancellare, con molta pazienza, anche lo choc per l'abbandono che il bambino ha subito. Gli potranno spiegare che anche a loro è spiaciuto molto di non essere stati con lui e che non vedevano l'ora che il loro bambino tornasse a casa. E cercheranno di stargli il più vicino possibile nei primi giorni. Se la mamma lavora fuori casa, dovrebbe fare in modo di dedicare al bambino un po' delle proprie vacanze.

Molto probabilmente il bambino avrà voglia di essere molto coccolato e cercherà tutti i modi per ottenere questo: dicendo che ha più male di quanto non ne abbia in realtà, rifiutando di mangiare da solo, chiedendo di dormire vicino ai genitori. Non sono capricci, i suoi, in questo momento, ma solo tentativi per rassicurarsi che la mamma e il papà gli vogliono ancora bene. Perciò è inutile sforzarsi di non fargli prendere « cattive abitudini », inutile pretendere che sia coraggioso, che si riaddormenti da solo nel suo lettino se di notte si sveglia in un incubo. Bisogna lasciare che un poco alla volta egli ritrovi sicurezza in sé e fiducia in noi: allora cercherà di nuovo, spontaneamente, la propria autonomia.

Spesso i genitori pensano che, per aiutare il bambino a dimenticare il trauma subito, sia meglio non parlargliene più, anzi sviare i suoi eventuali tentativi di ricordare l'operazione. In effetti un atteggiamento del genere non aiuta il bambino: conviene che egli possa ricordare quanto ha superato, venga confortato sentendosi dire che è stato molto bravo, che ha pianto ma aveva ragione di piangere, e così via. Con ciò i genitori partecipano, se pur a ritroso, alla vicenda del bambino; lo aiutano a riviverla in modo meno doloroso e a non accumulare in sé ricordi o fantasie paurosi; gli danno una buona opinione di sé. Molte volte, se al bambino è stato detto che non deve piangere, perché gli adulti non lo fanno, le lacrime e le grida rimangono per lui uno smacco con se stesso che complica le cose.

Un intervento chirurgico, insomma, va preparato prima e ridimensionato poi anche sul piano psicologico. Solo così servirà al bambino per crescere, come ogni altro fatto della vita.





   

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