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Quali sono le cause dell' eritroblastosi fetale o anemia emolitica del neonato ?

Quali sono le cause dell' eritroblastosi fetale o anemia emolitica del neonato ?

Almeno cinque importanti funzioni rendono la massa sanguigna di circa cinque litri, che circola nell'organismo, indispensabile per la vita: innanzitutto il trasporto dei gas respiratori (ossigeno e anidride carbonica) tra le cellule e i polmoni; inoltre il prelievo, da questi, dei materiali di rifiuto, quindi l'attività di difesa degli agenti estranei, l'opera di correlazione attraverso il trasporto degli ormoni, tra le funzioni dei vari organi, e infine l'uniformazione della temperatura tra le diverse parti dell'organismo. Il sangue è composto da una parte liquida, il plasma, e da una comprendente corpuscoli quali i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. I globuli rossi (detti anche emazie o eritrociti) sono cellule tondeggianti la cui principale funzione è di trasportare l'ossigenò dai polmoni alle cellule, che ne hanno necessità per le reazioni metaboliche di combustione (Metabolismo); essi partecipano inoltre al trasporto, in senso inverso, dell'anidride carbonica prodotta dalle cellule e destinata a essere espulsa dall'organismo attraverso i polmoni.

Sia l'ossigeno sia, in minor misura, l'anidride carbonica si legano a una proteina contenente ferro, l'emoglobina, che conferisce agli eritrociti il caratteristico colore rosso (più vivo quando è presente ossigeno). L'ossido di carbonio un composto che si forma per esempio quando una combustione avviene in un ambiente con poco ossigeno è in grado di legarsi molto stabilmente con l'emoglobina, rendendola incapace di trasportare i gas respiratori: per questo motivo esso costituisce un veleno molto potente, che, se inalato, può provocare la morte in poco tempo . I globuli bianchi (o leucociti) comprendono tre categorie di cellule i granulociti, i linfociti, e i monociti , che esercitano tutte, con meccanismi diversi, funzioni di difesa. I granulociti, suddivisi a loro volta in neutrofili, eosinofili e basofili, hanno la capacità come i monociti di fagocitare gli elementi estranei, inglobandoli e distruggendoli; i linfociti producono invece anticorpi , partecipando così alla risposta immunitaria specifica.

Le piastrine (dette anche trombociti) svolgono un ruolo di primo piano nella coagulazione sanguigna, fenomeno che è alla base della tendenza naturale all'arresto della fuoriuscita di sangue dai vasi. Questi elementi del sangue hanno infatti, tra le altre, la proprietà di aggregarsi in piccoli ammassi (i trombi) che, aderendo ai tratti alterati dei vasi, consentono la chiusura delle lesioni di vene, arterie e capillari .

Nel plasma sono contenute numerose sostanze, tra le quali enzimi , anticorpi, proteine che partecipano alla coagulazione del sangue, ormoni, composti aventi funzione nutritiva come i grassi, gli zuccheri, gli amminoacidi (vedi le singole voci) vitamine, prodotti del metabolismo , sali e molte altre. Il pH è mantenuto rigidamente costante a 7,3 da alcuni sistemi chimici.

Da un punto di vista immunologico, il sangue umano può essere suddiviso in quattro grandi gruppi, a seconda della presenza o dell'assenza di due antigeni (detti A e B e situati sulla membrana dei globuli rossi) e di altrettanti anticorpi (che prendono il nome di anti-A e anti-B e si trovano nel plasma) : gli anticorpi anti-A sono in grado di danneggiare i globuli rossi portatori dell'antigene A, quelli anti-B i globuli rossi con l'antigene B. I quattro gruppi sanguigni sono dunque l'A (quando è presente l'antigene A e l'anticorpo anti-B), il B (antigene B e anticorpo anti-A), l'AB (antigeni A e B entrambi presenti, anticorpi anti-A e anti-B assenti) e lo zero (antigeni A e B assenti, anticorpi anti-A e anti-B entrambi presenti).

Appartenere a uno o a un altro di questi quattro gruppi sanguigni assume un'importanza notevole in occasione di trasfusioni: i globuli rossi del sangue donato non devono infatti essere danneggiati dal sangue della persona che li riceve, e perché ciò avvenga occorre che essi non abbiano antigeni contro i quali sono presenti anticorpi nel plasma del ricevente. In base a ciò, si comprende come le persone del gruppo AB possono ricevere sangue da donatori di qualsiasi gruppo e possano donare il proprio solo a persone dello stesso gruppo, quelle del gruppo zero possano donare sangue a chiunque, ma possano riceverne solo da persone dello stesso gruppo, mentre quelle dei gruppi A e B possano donare sangue solo a persone dello stesso gruppo o di gruppo AB e possano riceverne solo da donatori dello stesso gruppo o del gruppo zero.

Un altro dei numerosi antigeni presenti sulla membrana dei globuli rossi il cosiddetto fattore Rh determina, qualora il sangue che lo contiene venga a contatto con un altro sangue nel quale esso è assente, la comparsa in quest'ultimo di anticorpi anti-Rh (mai presenti naturalmente, a differenza degli anti-A e anti-B). Il contatto può avvenire in occasione di trasfusioni, oppure durante la gravidanza di una donna Rh negativa (cioè senza antigene Rh) che abbia concepito con un uomo Rh positivo (cioè portatore dell'antigene Rh) un feto anch'esso Rh positivo. In quest'ultimo caso alcuni globuli rossi del feto, passando nel sangue della madre, provocano in esso la comparsa di anticorpi anti-Rh; questi ultimi, diffondendosi a loro volta nel sangue del feto, distruggono qui una parte dei globuli rossi, potendo provocare una malattia anche grave, detta eritroblastosi fetale o anemia emolitica del neonato. Il rischio di tale affezione che può anche causare la morte del feto o del neonato è minimo nella prima gravidanza di questo tipo, ma è molto maggiore nelle gestazioni successive, quando gli anticorpi anti-Rh nel sangue materno divengono più numerosi.

L'eritroblastosi fetale può essere curata attraverso la sostituzione completa del sangue del neonato o del feto con sangue Rh-negativo; essa può essere anche prevenuta somministrando alle madri Rh-negative portatrici di un feto Rh-positivo subito dopo il parto, quando si ha un consistente passaggio di globuli rossi fetali nel sangue materno un siero contenente anticorpi anti-Rh: questi neutralizzano infatti gli antigeni Rh prima che essi possano stimolare nella donna una massiccia produzione "in proprio" di anticorpi anti-Rh. Tale misura ha efficacia, ovviamente, solo sul decorso delle gravidanze successive.

Gli anticorpi anti-Rh possono determinare problemi anche nel caso in cui la persona che li possiede venga sottoposta a una trasfusione con sangue Rh-positivo.





   

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