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La salute mentale è uno stato che si conquista attraverso non pochi sforzi. Deriva in parte da fattori indipendenti dalla volontà, come la costituzione biologica e i condizionamenti sociali, ma anche da elementi che dipendono da noi stessi, come il grado di adattamento e la capacità di lottare.

Da cosa deriva la salute mentale? Fattori indipendenti dalla volontà, come la costituzione biologica e i condizionamenti sociali come condizionano la salute mentale?

Si può dire che la salute mentale sia la condizione, particolarmente equilibrata e favorevole, in cui una persona riesce a vivere bene con se stessa e con gli altri. Come quella fisica, la salute mentale deriva in parte da fattori che non dipendono da noi: costituzione biologica, ambiente in cui si cresce, condizionamenti che si ricevono, avvenimenti che ci capitano, e così via. In parte deriva invece da elementi che dipendono da noi stessi: decisioni che prendiamo, capacità di lottare per la propria felicità, rischi che sappiamo correre, grado di adattamento. Probabilmente non esiste nessuno che goda di una salute mentale "perfetta", totale e inattaccabile. Nel senso che siamo tutti soggetti a oscillazioni più o meno grandi del nostro equilibrio. Chi non ha mai attraversato momenti di crisi? Di ansia? Di sconforto? Chi non si è mai sentito nervoso? Insoddisfatto? Questa constatazione ci porta a una conclusione: la salute mentale è uno stato che si conquista non senza sforzi e che, per essere conservato, richiede che si sappiano superare tutti gli ostacoli (dagli esami a scuola alle delusioni d'amore) che la vita ci mette sul cammino.

Chi è capace di farlo? Innanzitutto la persona che ha una buona dose di sicurezza di sé. La persona sicura è fondamentalmente sana, perché è quella che, contando sulle proprie capacità, sa porsi degli obiettivi e sa raggiungerli. Non è certo esente da paure. Ma le sue sono paure ragionevoli, che non impediscono di affrontare rischi e incertezze. Chi è sicuro di sé cerca il lavoro in cui si realizza meglio, vuole conquistare la persona da cui è attratto, crea rapporti di amicizia autentici. E, quando è il momento di dare una svolta alla propria vita, lo fa: non solo sa scegliere il nuovo, ma sa anche rinunciare al vecchio (e questo non è tanto facile: pensiamo a quanti non riescono a lasciare una persona che non amano più, perché non sanno rinunciare a quella parte della loro vita). La sicurezza di sé nasce nell'infanzia e, da adulti, si rafforza grazie ai successi che si ottengono. Attenzione però: il collezionista di successi non sempre è sicuro, quindi "sano". Può essere un insicuro mascherato, uno che ha sempre bisogno di conferme. Niente di male; purché la sua ansiosa sete di successo prima o poi non lo metta in crisi. La persona sana, quindi, è anche misurata. E non scambia i desideri per la realtà. Si pone, cioè, degli obiettivi realistici. La psicanalisi ci insegna che, a questo, si arriva con il tempo.

Prima, da bambini, ci si lascia guidare solo dal "principio del piacere". Poi, a furia di scontrarsi con la vita e coi suoi divieti, si apprende "il principio di realtà". La persona sana è quella che non ha perso del tutto il suo principio del piacere, altrimenti non avrebbe più desideri. Ma nel contempo sa selezionare le sue voglie e accetta senza eccessive sofferenze i limiti che vengono dall'esterno. Se non fosse così, si morirebbe davvero d'amore, quando la persona che si ama non corrisponde, e ci sarebbero migliaia di suicidi, tra gente delusa e insoddisfatta per un sacco di motivi. Questo non significa che per essere psicologicamente sani si debba essere remissivi. Tutt'altro. È sano, se mai, chi sa decidere della propria vita. E chi ha un buono spirito critico, che gli permette di non sottostare con facilità ai giudizi e alle condizioni degli altri. Chi, insomma, è psicologicamente indipendente. O, in parole povere, pensa con la propria testa. Non dobbiamo però dimenticare che siamo animali sociali. È inevitabile avere rapporti con gli altri. Una persona equilibrata, quindi, riesce ad avere rapporti piacevoli, dove si arricchisce. Cosa che non succede a chi è ripiegato su se stesso, come ai narcisisti, agli egoisti.

La persona sana, poi, è quella che riesce a esprimere la sua creatività, di qualunque tipo sia. Non c'è individuo più felice di quello che sente di aver bene utilizzato le proprie potenzialità: vale per la donna che mette al mondo un figlio, per quella che fa un lavoro che le piace, per l'uomo che si sente utile socialmente... È sano, infine, chi sa amare e farsi amare. L'amore è un'esigenza naturale, vitale: basti pensare che a prima forma d'amore, quella tra mamma e bambino, è la garanzia di sopravvivenza per il neonato. E gli adulti senza amore? Si ammalano, nel senso che si intristiscono, si inaridiscono. È chiaro che tutti gli ingredienti fin qui elencati, sicurezza, realismo, capacità di amare, sono strettamente legati fra di loro. Chi si sente amato diventa una persona sicura, chi è sicuro diventa capace di decidere, chi sa decidere riesce a creare...

Abbiamo detto, prima, che non esiste nessuno perfettamente "sano". Ognuno, insomma, ha i suoi tic, le sue paure, le sue ansie. Tuttavia i veri e propri malati mentali esistono. Chi sono? Sono individui che, per vari motivi, non hanno un equilibrio psicologico. Questo li rende spesso sofferenti. E, sempre, li porta ad essere male adattati al vivere comune. Le malattie mentali dovute a lesioni fisiche, cerebrali, sono molto rare. Sembra che la maggior parte dei disturbi psicologici nasca da traumi psichici lontani, da conflitti intcriori non risolti, da legami distorti con le figure principali del proprio mondo affettivo (il padre, la madre). Sostanzialmente le malattie mentali vengono divise in due categorie: le nevrosi e le psicosi. Le nevrosi sono i disordini mentali più leggeri, più o meno duraturi, non sono mai dovuti a lesioni cerebrali, e sono contraddistinti da turbamenti emotivi che si esprimono con ansie e insicurezze. Due nevrosi tipiche sono la fobia e la depressione. I nevrotici sono consapevoli della loro malattia, ne soffrono e ne vogliono uscire , gli psicotici invece non si rendono conto.





   

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