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Che cosa significa quoziente di intelligenza? Intelligenti si nasce o si diventa?

Che cosa significa quoziente di intelligenza? Intelligenti si nasce o si diventa?



QI, quoziente di intelligenza: che cosa significa? Non si tratta di una sigla magica, è l'indicazione del livello di intelligenza di cui ogni individuo è dotato in base a una serie di teststandard (sempre gli stessi) utilizzati da ormai cinquant'anni da tutti gli psicologi del mondo. Il QI vorrebbe dunque dare una misura rigorosa dell'intelligenza, svincolata dalle opinioni e dalle impressioni personali di chi è chiamato a giudicare. L'intelligenza "normale" viene raggiunta a quota 100, ma tutti i valori tra 85 e 115 vanno ritenuti normali. Invece, quanto più sono inferiori a 85, tanto più si va verso l'insufficienza mentale: i punteggi compresi tra 69 e 85 vengono definiti in genere ai limiti della normalità, quelli tra 52 e 68 insufficienza lieve e quelli più bassi insufficienza media o grave.

Al contrario, chi raggiunge un punteggio superiore a 115 può essere definito un iperdotato. da 115 a 124 si colloca una intelligenza superiore, da 125 a 134 una intelligenza più che superiore, oltre i 135 la genialità. La ricerca di un metodo sperimentale in grado di stabilire oggettivamente il livello intellettuale è stata sollecitata agli inizi del secolo dal desiderio di risolvere problemi eminentemente pratici. Lo psicologo francese Binet mise a punto i primi test per decidere meglio quale tipo di scuola gli alunni dovessero frequentare e gli psicologi dell'esercito USA, durante il primo conflitto mondiale, ricorsero allo stesso metodo per assegnare arma e ruoli, all'interno dell'esercito.

I limiti del QI.
Le indicazioni emerse dall'utilizzazione dei test per il QI si prestano tuttavia a molte critiche. Ecco le più importanti, ripetutamente sottolineate da scuole psicologiche di diversi orientamenti:
* Inevitabilmente il QI indica una serie di nozioni e di abilità acquisite, più che il livello dell'intelligenza pura. I rilievi effettuati negli USA, per esempio, indicherebbero negli individui di razza nera una intelligenza più bassa rispetto ai bianchi: ma fino a che punto questo risultato è dovuto allo svantaggio economico, sociale e scolastico di cui soffre tradizionalmente, almeno in quel paese, la gente di colore?
* È difficile inoltre stabilire il peso delle influenze emotive... Quando si tratta di bambini, in particolare, l'esecuzione dei test (che sono evidentemente diversi da quelli per adulti) viene solitamente accompagnata da un certo stato d'ansia: e se l'ansia è forte, le indicazioni del QI ne risulteranno evidentemente falsate.
* È certo infine che nessun punteggio può indicare il valore complessivo di una persona, le sue reali possibilità sul piano intellettuale e le sue reali speranze di riuscita nella vita. Le motivazioni profonde di ognuno e la spinta individuale a utilizzare al meglio la propria intelligenza, non emergono dal test di intelligenza: il QI insomma è in grado, nella migliore delle ipotesi, di valutare soltanto una parte di quel complesso corredo interiore che rappresenta l'effettiva "intelligenza" di ogni essere umano.

I test di attitudine e di personalità.
Più attendibili si sono dimostrati i test di attitudine e quelli di personalità. I primi sono utili a mettere in evidenza particolari predisposizioni verso Runa o l'altra applicazione del pensiero (pensiero matematico o creativo, per esempio, attività organizzative o teoriche): possono rivelarsi preziosi nel momento di scegliere un determinato indirizzo di studi o per valutare una offerta (o una domanda) di lavoro. I secondi, i test di personalità, vengono abbondantemente utilizzati da psichiatri o psicologi per riconoscere la struttura generale della personalità e per indagare la presenza o la natura di eventuali disturbi nella sfera del comportamento e dei rapporti affettivi .

Intelligenti si nasce o si diventa?
Stabilito che oltre il punteggio di 115 si è "superdotati" e che solo l'uno per cento della popolazione supererebbe i 140, alcuni ricercatori hanno tentato di stabilire il Ql dei geni. Ebbene i risultati non sono omogenei alla produzione intellettuale è alla celebrità... Goethe arriva a 200, Newton e Voltaire a 190, Galileo a 185: ma Leonardo raggiunge a stento i 150, Bach i 140 è Copernico i 130. Si tratta naturalmente soltanto di induzioni, ma il problema resta ed è reale: il genio (e il suo lavoro) sono frutto soltanto di fattori genetici, oppure dello stimolo ambientale? Geni, insomma, si nasce o si diventa?

Lo psicologo inglese Hans J. Eysenck è probabilmente il più celebre sostenitore della tesi genetica (o ereditaria): a suo favore stanno le ricerche eseguite sui gemelli cresciuti, poi, in ambienti diversi ma che pure dimostrano una intelligenza sorprendentemente simile. È difficile tuttavia sostenere, come fa qualcuno, che «il ruolo dell'ereditarietà nell'intelligenza pesa almeno il doppio di quello dell'ambiente». Lo psicologo Leon Kamin crede di poter dimostrare che senza lo stimolo di un ambiente adatto i cromosomi servono a ben poco: sulla costruzione del genio sembrano pesare fortemente la ricchezza dei rapporti affettivi e quella del gioco durante la prima infanzia.

Sulla nascita di una intelligenza superiore influiscono sia fattori biologici (cioè ereditati dai genitori anche se mai identici a quelli dei genitori), sia fattori ambientali (cioè tutto ciò che interviene dall'esterno dopo la costituzione dell'identikit biologico): nessuno è in grado di stabilire quanto conti la fisiologia e quanto l'educazione.





   

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