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Quanto sono attendibili i test psicologici? Che caratteristiche hanno i test psicologici più attendibili?

Quanto sono attendibili i test psicologici? Che caratteristiche hanno i test psicologici più attendibili?

Nessuno ci crede, ma nessuno resiste alla tentazione di farli. I test, quelli proposti dai giornali e da numerosi siti internet, che misurano la prontezza di riflessi, l'abilità nel sedurre, il grado di sensualità che si possiede, le tendenze più nascoste della propria personalità, e così via, non sono altro che un gioco. La loro attendibilità è scarsissima. Diciamo pure nulla. Eppure... eppure chi li fa, alla fin fine si convince che, nei risultati, qualcosa di vero ci sia. Merito dell'autore del test, abile non tanto nell'azzeccare davvero i tratti della personalità di chi legge, quanto nel saper inserire in ogni risultato un po' di tutto, in modo che chiunque vi si possa riconoscere. Facciamoli pure, dunque, questi test, purché restino un divertimento. I test seri esistono, e vengono usati dagli psicologi per conoscere meglio il paziente. Ce ne sono di due tipi: i questionali e i test proiettivi.

I questionari sono formati da una batteria di domande a cui la persona deve rispondere facendo appello alla parte cosciente di sé. Le domande riguardano il comportamento, le preferenze, le opinioni personali e chi risponde deve riferirsi sinceramente alla propria esperienza e a tutto ciò che conosce di se stesso. La valutazione del questionario viene fatta complessivamente. Le risposte non saranno considerate ne giuste ne sbagliate, ma solo dei tratti che, collegati l'uno all'altro, daranno un quadro abbastanza completo della personalità.

I test proiettivi si indirizzano alla parte inconscia di una persona. Nel senso che chi vi si sottopone esprime sentimenti e pensieri di cui non è consapevole. Consistono in una serie di compiti: completare una frase, interpretare un disegno, associare liberamente delle parole... Il più conosciuto dei test proiettivi è quello di Rorschach (così chiamato dal suo inventore, lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach): al paziente vengono fatte vedere delle macchie di inchiostro ed egli deve dire che cosa, secondo lui, raffigurano. Ognuno dei test usati in terapia è stato sottoposto a migliaia di verifiche. Tuttavia non può essere mai considerato uno strumento di precisione. Prima di tutto perché la "normalità", in campo psicologico, è un concetto molto sfumato, che non si può misurare in maniera oggetti va. E poi perché, sia nella compilazione sia nella interpretazione del test, è molto forte l'intervento personale, del paziente e del medico. Uno psicologo serio, dunque, non si affida ciecamente ai test. Ma li usa con prudenza, associandoli ad altri mezzi psicodiagnostici.

Inoltre molti giornali e siti internet invitano i lettori a inviare una lettera, o anche poche righe, scritte di proprio pugno: un esperto analizzerà la calligrafia e, da questa, saprà dedurre la personalità dello scrivente. Possibile? Si può davvero capire come è una persona dalla sua calligrafia? Si può, anche se nella maggior parte dei casi, i grafologi dei rotocalchi non hanno nulla a che spartire con i loro colleghi scienziati. La grafologia, infatti, è una scienza molto antica (risale addirittura al 1600) e abbastanza attendibile, se usata con le dovute cautele. Secondo questa scienza, lo stato psicologico di un individuo viene rivelato non solo dal suo modo di scrivere, ma anche dai suoi disegni e dal suo modo di riempire il foglio. Sembra, ad esempio, che una calligrafia inclinata a sinistra sia indice di introversione. Mentre una scrittura che "pende" a destra rivelerebbe una personalità estroverso. Un foglio in cui le righe affollano soprattutto la metà in basso denuncerebbe una certa depressione di chi l'ha riempito... Sono solo alcuni esempi, da prendere con una. certa cautela. Infatti persino quando è usata come strumento psicodiagnostico, in campo medico o legale, la grafologia non finisce di convincere. Sulla sua validità restano ancora dei dubbi.





   

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